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Bene pubblico o ricchezza privata?


Qualcosa non funziona nella nostra economia: chi si trova all’apice della piramide distributiva continua a godere in maniera sproporzionata dei benefici della crescita economica, mentre centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni di estrema povertà.
Negli anni successivi alla crisi finanziaria il numero dei miliardari è raddoppiato e i loro patrimoni aumentano di 2,5 miliardi di dollari al giorno; nonostante ciò i superricchi e le grandi imprese sono soggetti ad aliquote fiscali più basse registrate da decenni.
I costi umani di tale fenomeno sono enormi: scuole senza insegnanti, ospedali senza medicine. I servizi privati penalizzano i poveri e privilegiano le élite.
I soggetti che risentono maggiormente di tale situazione sono le donne, su cui grava l’onere di colmare le lacune dei servizi pubblici con molte ore di lavoro di cura non retribuito.
Dobbiamo trasformare le nostre economie in modo da offrire assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi pubblici a livello universale, e per giungere a questo traguardo è necessario che i ricchi e le imprese paghino la loro giusta quota di imposte, contribuendo a ridurre drasticamente il divario tra ricchi e poveri e tra uomini e donne.
Oxfam Italia
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Progresso, sviluppo, innovazione


Da alcuni decenni a questa parte il desiderio di cambiamento si è cristallizzato nell’idea di crescita economica o di sviluppo tecnologico; due prospettive che non hanno alcuna parentela con l’ideale morale e politico che ha fondato il desiderio di emancipazione dell’umanità in età moderna.
Lo sviluppo fa riferimento a un incremento di carattere soprattutto economico e quantitativo, mentre l’innovazione riguarda in particolare i mutamenti tecnologici che caratterizzano le nostre società contemporanee.
In entrambi i casi, però, stiamo parlando di cambiamenti che non parlano della dimensione civile e politica della nostra esistenza, che è invece la caratteristica del progresso.
Di un’innovazione tecnologica è infatti impossibile dire se essa sarà al servizio di un miglioramento della condizione umana o se sarà utilizzata per un più intensivo sfruttamento della natura e dell’individuo. E mirare allo sviluppo del PIL non ci garantisce che quello stesso sviluppo sia equamente ripartito tra tutti i cittadini.
Per i filosofi dell’età moderna, invece, era impossibile pensare a un progresso scientifico e tecnologico senza un progresso morale e politico, e viceversa. Per i sostenitori del progresso la libertà di conoscenza faceva tutt’uno con la libertà politica: l’emancipazione dell’uomo riguardava sia la liberazione dai bisogni materiali (fame, malattie ecc.) sia l’affrancamento dai poteri autoritari, sia la costruzione di una società del benessere sia la realizzazione dei diritti politici e sociali.
Carlo Altini, Le maschere del progresso, Marietti 1820, Bologna 2018

Democrazia in crisi


La crisi finanziaria e la recessione mondiale che ne è seguita sono il risultato di un modello di crescita non più sostenibile. Il processo di globalizzazione – seppure positivo in quanto ha consentito a vaste aree del mondo di uscire da condizioni di povertà e sottosviluppo – è stato caratterizzato da un aumento delle disuguaglianze e dal progressivo depauperamento delle risorse energetiche e ambientali, mettendo così a rischio l’equilibrio sociale ed ecologico del pianeta nel medio e lungo periodo.
La fase storica che stiamo attraversando evidenzia la contemporaneità di quattro fenomeni di crisi tra loro profonda mente interconnessi: economico-finanziaria, energetica, ambientale ed alimentare. Alla base della crisi attuale c’è l’inversione che si è determinata, negli ultimi decenni, nel rapporto tra mezzi e fini dell’attività economica, con l’affermarsi e il prevalere della finanza. Il pensiero economico e politico dominante – una sorta di “pensiero unico” – ha fatto sì che si determinasse una scissione tra interesse individuale e benessere collettivo, tra individuo e società.
L’obiettivo prioritario era diventato la crescita e l’arricchimento personale, al di fuori di ogni parametro di responsabilità e trasparenza. Al tempo stesso, si è diffusa la filosofia dell’individualismo assoluto presso strati sempre più ampi della popolazione, con il risultato che è diventato anche un individualismo di massa, cosa chiaramente contraddittoria in se stessa e foriera di continue, inevitabili tensioni.
Inoltre, in questa fase, che può essere letta anche come “crisi democratica”, sono stati messi in discussione i principi sui quali si esercita il diritto di rappresentanza e di tutela degli interessi delle persone. Veniamo, infatti, da una stagione di dura disintermediazione che si è manifestata come una tossina per una società come la nostra, rompendo legami già deboli, spezzando ponti e isolando le istituzioni in una vuota astrattezza politica…
Carlo Costalli
Presidente Movimento Cristiano Lavoratori
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Foto di apertura: L’andamento del PIL. Fonte: Il sole 24 ore

Giustizia economica


Afferma Paola Severino, già ministro della giustizia nel governo Monti, che giustizia ed economia, insieme possono creare una società più equa.
Una giustizia incapace di contrastare l’evasione fiscale non consente una ridistribuzione equa tra le classi e tra le generazioni, e quindi blocca la crescita.
Per contenere l’evasione non bastano severe sanzioni e investigazioni approfondite ma bisogna creare, a monte, un conflitto di interessi tra venditore ed acquirente.
Aumentare il numero delle spese detraibili significa disinnescare il sistema per cui l’elettricista preferisce essere pagato in nero e il cliente non ha alcun interesse ad impedirglielo. In questo modo giustizia ed economia possono innescare circoli virtuosi.
Per raggiungere la giustizia economica è anche necessario combattere la corruzione.
Un’impresa che corrompe danneggia l’impresa che concorre in modo leale, così come un cittadino che ha diritto a ottenere un certo posto o un certo impiego viene danneggiato da chi lo ottiene in cambio di un favore o di una tangente. Per risolvere questo problema occorre una rivoluzione culturale. E’ necessario insegnare a pensare fin da giovanissimi che chi corrompe non è più furbo, non è migliore.
Fonte: La Stampa, 28 luglio 2018
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Di questo e di tanto altro parleremo nel numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia dedicata a “Un mondo migliore”.

La vita buona


La società è antecedente all’individuo, come l’unità del corpo è antecedente alle membra che lo compongono: perciò il bene di ciascuno abbisogna del bene comune che lo precede e che gli consente di definirsi.
Oggi vediamo dominante la concezione utilitaristica della società e pensiamo che l’organizzazione della città debba garantire ai suoi membri i diritti individuali, ma in questo modo riduciamo l’interesse generale alla semplice somma degli interessi individuali e tralasciamo il bene comune.
È proprio vero che l’economia è il fondamento della società e che l’utile ne è la sola ragion d’essere? È proprio vero che ciascuno debba perseguire il proprio interesse e che nessuno possa intervenire a disturbare il gioco? La vita buona riguarda solo la vita degli individui oppure i diritti individuali devono essere contemperati con i diritti degli altri, nella ricerca del bene comune?
Ecco perché la vita buona non può essere dettata solo dall’economia e dalla capacità di consumo.
Enzo Bianchi. Tratto da: Jesus 
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Il numero di giugno 2018 della rivista Gruppi Famiglia è on-line.
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La giustizia economica

Oggi serve una ricetta capace di sovrapporre il bisogno di far crescere l’economia in misura tale che tutti ne traggano i frutti con il bisogno di far applicare la giustizia in maniera da garantire l’eguaglianza fra i cittadini.
Da qui l’espressione di «giustizia economica» che sempre più spesso si ascolta in seminari e centri studi, soprattutto negli Stati Uniti, come possibile antidoto alle diseguaglianze che generano protesta e populismo in più Paesi democratici avanzati.
La difficoltà sta però nel fatto che la “giustizia economica” è una teoria ancora tutta da scrivere. A cominciare dal fatto che implica la revisione delle attuali teorie sulla crescita, conservatrici e progressiste, al fine di rimettere i bisogni del singoli – e la necessità di proteggerli – al centro delle priorità dello sviluppo collettivo.
Possono esserci tuttavia pochi dubbi che la «giustizia economica», per essere efficace, non può limitarsi ad essere un mosaico di decisioni tradizionali proveniente dal passato.
Serve una visione nuova, coraggiosa, che parta dalla definizione dei bisogni degli individui nel XXI per poi progettarne la protezione in forme innovative, rivoluzionarie.
Maurizio Molinari, La Stampa, 7 luglio 2018
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Di questo e di tanto altro parleremo nel numero di settembre della rivista Gruppi Famiglia dedicata a “Un mondo migliore”.

Famiglie e benessere perduto

Nonostante i buoni risultati economici di questi ultimi anni, in Italia una famiglia su due non riesce ad accedere a un livello di benessere sufficiente per non essere costretta a rinunce nelle cure mediche, nello studio, nel numero di figli. Viceversa, solo una minoranza (il 30% del totale) ha una situazione economica così solida da potersi pagare i servizi che ormai sono in larga parte privatizzati, accantonando anche qualche risparmio.
Il problema è che abbiamo accumulato un grave ritardo e che, nonostante le tante eccellenze di cui il Paese per fortuna ancora dispone, non siamo ancora riusciti a invertire il declino ben visibile se si guardano le ultime 3 generazioni: quella del dopoguerra che era riuscita a creare ricchezza; quella del baby boom che l’ha consumata; e infine quella dei Millennials che rischiano di essere sacrificati per le colpe dei padri.
Mauro Magatti, Corsera 11 novembre 2017
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