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Monsieur Batignole

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Questa è la storia di un bambino ebreo, nascosto da una famiglia belga, grazie a una rete di resistenza. La famiglia è cristiana, ignora la vera identità dei genitori di questo bambino, questi ultimi ignorano dove il bambino sia nascosto.
La rete di resistenza ha organizzato una sorta di sorveglianza o ispezione delle famiglie presso cui sono nascosti i bambini. Un giorno la famiglia di cui stiamo parlando prende contatto con la rete di resistenza. Accusa il bambino, che ha sei o sette anni, di aver rubato. Una donna viene incaricata di andare a vedere cosa sia successo. Apprende che il bambino è un ladro e che la famiglia che lo ospita non ne vuole più sapere di lui. Atterrita, la delegata chiede di poter riferire il tutto al capo della rete, che si assume il rischio di andare personalmente a trovare la famiglia adottiva e dunque di svelarsi come superiore della donna. Del resto, aveva rimproverato quest’ultima, chiedendole come aveva potuto lasciar dire che un bambino di sette anni era un ladro…
Arriva nella famiglia e la cosa gli viene confermata: il bambino è un ladro, non è più ben accetto.
Il capo della resistenza chiede allora di parlare al bambino a quattr’occhi. Gli fa la predica, parlandogli come a un adulto e gli spiega:
– Non va bene il modo in cui ti comporti. Questa gente rischia la vita per salvare la tua e tu non trovi nulla di meglio da fare che rubare.
E non soltanto ha rubato, ma mente, anche, poiché nega di averlo fatto. E seguita con ostinazione a negare di fronte al capo della rete.
Improvvisamente, questi ha un’illuminazione, di quelle che purtroppo non vengono abbastanza spesso alla mente quando si parla con un bambino:
– Ma dimmi, cosa sei accusato di aver rubato?
Fino a quel momento, nessuno aveva parlato dell’oggetto rubato che aveva provocato l’accusa.
Il bambino risponde:
– Dicono che ho rubato il piccolo Gesù nella culla.
II capo della rete chiede:
– E non è vero?
Il bambino risponde:
– No, non è vero!
– Ma allora, che hai fatto?
– Non l’ho rubato. L’ho soltanto nascosto.
– E perché l’hai nascosto?
– Perché è ebreo!
Tratto da: Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001
27 gennaio 2017, giornata della memoria
P.S. Il titolo e l’immagine sono solo in parte fuorvianti

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Dio è morto?

Gesù in croce ha veramente preso parte alla sofferenza dei condannati, mentre in genere noi, la maggior parte di noi, siamo solo spettatori più o meno partecipi delle atrocità di questo secolo. A questo si collega un’osservazione di un certo peso.
È curioso infatti che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: «Se accadono cose così, allora Dio non c’è».
Per coloro che invece in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio. Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci ardenti degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore.
Non è un caso che proprio quel popolo che nella storia più è stato condannato alla sofferenza, che più è stato colpito e ridotto in miseria – e non solo negli anni 1940-1945, ad «Auschwitz» -, sia divenuto il popolo della Rivelazione, il popolo che ha riconosciuto Dio e lo ha manifestato al mondo.
E non è un caso che l’uomo più colpito, che l’uomo che più ha sofferto – Gesù di Nazaret – sia il Rivelatore, anzi: era ed è la Rivelazione. Non è un caso che la fede in Dio parta da un capo ricoperto di sangue e ferite, da un Crocifisso; e che invece l’ateismo abbia per padre Epicuro, il mondo dello spettatore sazio.
Joseph Ratzinger, Corsera 2 marzo 2015
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Narrare la fede

Il nucleo della nostra fede è narrativo. Gli ebrei raccontano: ‘Eravamo schiavi e Dio ci ha liberati…’. Per noi cristiani ‘il Signore Gesù alla vigilia della sua morte prese il pane…’, oppure: ‘Il Signore Gesù ci ha liberati dalla morte…’. Storie del passato, ma strettamente legate alla vita di oggi. Tocca a noi continuare a renderle vive. Il Salmo 78 ci invita: ‘Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli…’. E i bambini sono affascinati dal passato, soprattutto se è possibile riviverlo per il presente.
Io sono un prete, non ho figli, ma ho 18 nipoti e seguo tante famiglie. La mia esperienza mi dice che bisogna sfruttare il sacro momento in cui il bambino si corica, non ha più la tv e i videogiochi. C’è il libricino illustrato e la voce della mamma, del papà, dei nonni. Perché in quel momento non raccontare storie bibliche? Ce n’è una per ogni situazione. Ma si può raccontare anche in vacanza, durante una gita, camminando insieme.
Jean Pierre Sonnet
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