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Donne per la Chiesa


Sono veramente lieto che il Premio per la ricerca e l’insegnamento della teologia sia attribuito a una donna, la Professoressa Marianne Schlosser. Non è la prima volta – perché già la Prof.ssa Anne-Marie Pelletier lo ha ricevuto –, ma è molto importante che venga riconosciuto sempre di più l’apporto femminile nel campo della ricerca teologica scientifica e dell’insegnamento della teologia, a lungo considerati territori quasi esclusivi del clero.
È necessario che tale apporto venga incoraggiato e trovi spazio più ampio, coerentemente con il crescere della presenza femminile nei diversi campi di responsabilità della Chiesa, in particolare, e non solo nel campo culturale. Da quando Paolo VI proclamò Teresa d’Avila e Caterina da Siena dottori della Chiesa non è permesso più alcun dubbio sul fatto che le donne possono raggiungere le vette più alte nell’intelligenza della fede. Anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI lo hanno confermato, inserendo nella serie dei dottori i nomi di altre donne, Santa Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen.
Papa Francesco, 17 novembre 2018
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Al genio femminile abbiamo dedicato il numero 78 della nostra rivista: http://www.gruppifamiglia.it/GF78_2012.htm
Sul tema della presenza attiva della donne nella Chiesa vi rimandiamo al sito: http://www.donneperlachiesa.it/ di cui è stata promotrice Paola Lazzarini, nostra collaboratrice
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Non è qui!


Nel vangelo di Marco ciò che l’angelo dice alle donne è grandioso, ma a quanto riferisce Maddalena ai discepoli, l’unica cosa che comprendono è che Gesù non è lì, dove era certo dovesse essere. L’hanno portato via…
Assomiglia agli appuntamenti nella nostra vita, incroci della storia dove ti aspetti di trovare un punto fermo, una certezza: la fine di un periodo difficile, la fine della vita, la fine di un rapporto, cioè una cosa che non possiamo cambiare: siamo costretti ad arrenderci all’evidenza.
Proprio qui chiediamo aiuto, invochiamo a gran voce nel silenzio del cuore la Sua presenza: e Lui non è lì.
Come le donne attraversiamo le difficoltà, le malattie, le separazioni, i cambiamenti, e provate da tutto questo scorgono che l’unica loro certezza, che tutto è finito, è stata rotolata via…
La pesantezza del rivivere i vari passaggi faticosi ci assale, lasciandoci solo la paura… Come posso andare avanti? Iniziare tutto da capo? Chi ci libera da questo peso che ci schiaccia dentro e non lascia spazio alla speranza?
Il pensiero di quello che ci aspetta, ci schiaccia nel presente.
Ma Gesù ci precede, dove aveva detto. A casa nostra, in Galilea.
Ci precede nei luoghi della nostra vita di ogni giorno, rotolando via la pietra delle nostre paure, invitandoci a custodire la speranza che nasce dalla certezza della Pasqua, dalla certezza che lui è sempre con noi, con il dono del suo Spirito.
Lui cammina al nostro fianco, come nella sera di Pasqua verso Emmaus.
Buona Pasqua ad ognuno di noi. Il Risorto e il suo Spirito ci sono accanto sempre, qualunque cosa accada. Anche se noi lo rifiutiamo, lo dimentichiamo, non lo vogliamo. Può una mamma dimenticarsi di suo figlio? E se anche fosse possibile, Dio il Signore non se ne dimenticherà mai…
Renato e Antonella Durante

Disuguaglianza globale

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L’enorme divario che esiste tra i super-ricchi e il resto della popolazione mondiale, nella quale milioni di persone restano intrappolate nella povertà, sgretola le nostre società e minaccia la convivenza democratica. Un numero sempre maggiore di persone vengono abbandonate nella paura e un numero sempre minore vive nella speranza.
In concreto:
(1) Otto uomini da soli possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone che compongono la metà più povera dell’umanità. Nessuno di loro ha guadagnato la sua fortuna con il talento o con il duro lavoro, ma per eredità o per accumulazione di capitale per mezzo di affari spesso collegati a corruzione e clientelismo (Oxfam ha calcolato che 1/3 della ricchezza dei miliardari è dovuta a eredità, mentre il 43% a relazioni clientelari – cfr. OXFAM Italia).
(2) Sette persone su dieci vivono in un paese che ha visto aumentare la disuguaglianza negli ultimi 30 anni.
(3) I più ricchi accumulano ricchezza a un ritmo talmente spaventoso che il mondo potrebbe avere il suo primo trilionario («trillionaire», un individuo che possiederà più di 1.000 miliardi di dollari – ndr) nel giro dei prossimi 25 anni. Per dare un’idea, avere un trilione di dollari significa poter spendere 1 milione di dollari al giorno per 2.738 anni.
(4) L’estrema disuguaglianza mondiale ha un impatto enorme sulla vita delle donne. Le donne che lavorano, afflitte da elevati livelli di discriminazione sul posto di lavoro, si sobbarcano una quantità sproporzionata di «attività di assistenza» («care work», s’intende qui le attività domestiche e di cura a favore delle proprie famiglie – ndr) non retribuite e si ritrovano spesso sul fondo della scala sociale. Sulla base delle tendenze attuali, ci vorranno 170 anni affinché le donne siano pagate come gli uomini.
(5) L’elusione fiscale delle grandi società costa ai paesi poveri almeno 100 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di una cifra che sarebbe sufficiente a offrire un percorso formativo ai 124 milioni di bambini che oggi non vanno a scuola e a prevenire la morte di almeno sei milioni di bambini grazie all’offerta di servizi di assistenza sanitaria.
Fonte: OXFAM Italia
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Quando eravamo femmine

Noi donne ci siamo, per così dire, emancipate, abbiamo conquistato la libertà di scegliere, nel lavoro, nell’amore, nella vita. Ma a che prezzo? Siamo davvero più felici? E soprattutto, rendiamo più felici le persone che ci sono affidate? Non è che per caso femminismo, rivoluzione sessuale e battaglie per la parità hanno finito per lasciarci più sole e tristi?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo liberarci dagli schemi della rivendicazione e capire quale grande privilegio sia l’essere femmine, destinate dalla natura ad accogliere la vita, chinandoci su di lei, in qualsiasi forma si presenti alla nostra porta. E quale grande avventura possa essere per noi diventare spose e madri, accanto all’uomo con cui possiamo arrivare a diventare una carne sola.
Non sto mica parlando della casalinga anni Cinquanta: le tante donne che ho avuto la fortuna di incontrare – donne realizzate spesso anche nel lavoro – hanno percorso strade difficili, perfino drammatiche, eppure ne sono emerse straordinariamente capaci di vita, capaci di speranza contro ogni ragione. – See more at: http://www.sonzognoeditori.it/varia/libro/4542608-quando-eravamo-femmine?eprivacy=1#sthash.sANp2Rr7.dpuf

L’otto marzo e le mamme

Va bene, siamo libere di fare tutto, siamo anche bravissime a farlo. Possiamo avere una vita sessuale soddisfacente senza essere vittime di condanna sociale, e anche senza il rischio di avere bambini indesiderati, grazie alla rivoluzione sessuale e alla contraccezione. Se i bambini arrivano per sbaglio possiamo liberarcene, e anche se non ne siamo sicure, che un bambino sia arrivato, ma lo sospettiamo solamente, basta una bombetta di ormoni uno o cinque giorni dopo. Possiamo studiare e superare i maschi in tutti i campi. Ci hanno detto di realizzarci, e poi di pensare ai figli. Se non arrivano c’è sempre il piano B, la PMA, e pazienza se costa tantissimo e ha pochissime possibilità di riuscita, e gravi rischi per la salute a breve e a lungo termine.
Ma questo ci ha rese più felici? Non mi sembra, anzi. Io sono circondata di donne sole e alquanto disperate. Donne che non riescono a tenere tutto insieme, e anche se hanno figli e lavori splendidi e gratificanti e ben pagati a un certo punto della loro vita cominciano a chiedersi se vale la pena di correre come matte, e lasciar morire le nonne da sole, o sbattersi come trottole nei tre mesi estivi mendicando ospitalità per i bambini, o ancora perdersi primi passi, prime parole, primi amori dei figli.
Tutto tranne una mamma

Quanto valgono le donne

L’organizzazione del lavoro e le imprese considerano ogni richiesta di adattamento dell’organizzazione del lavoro alle necessità famigliari una prova di scarso impegno e scarsa professionalità.
Part time reversibile, lavorare a distanza o fare orari diversi nel corso della settimana o del mese sono spesso considerati impossibili per principio.
A fronte di questa rigidità un po’ ottusa i lavoratori e le lavoratrici ricadono nella divisione del lavoro tra uomini e donne tradizionale, anche se un po’ aggiornata.
Gli uomini continuano a dedicarsi alla carriera, mentre le donne, se non abbandonano del tutto il lavoro professionale, spesso imboccano quello che anni fa qualche studiosa definì il “mommy track”, una traiettoria professionale laterale.
Ovviamente una disponibilità maggiore di servizi, orari e vacanze scolastiche non basati sulla presunzione che ci sia sempre qualcuno (una mamma) a casa, servizi di cura domiciliare per le persone non autosufficienti, sono uno strumento indispensabile per chi voglia conciliare lavoro professionale e responsabilità (ma anche relazioni) famigliari.
Così come è indispensabile che gli uomini smettano di delegare gran parte di queste responsabilità alle donne e di ritenere che la questione della conciliazione non li riguardi.
Chiara Saraceno, La Repubblica 24 settembre 2015
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Ingegnere o ingegnera?

Parliamo di donne. Qualche giorno fa c’è stato un incontro a Montecitorio organizzato dalla presidente della Camera Boldrini con i responsabili dell’Accademia della Crusca, l’Istituto per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana.
Si sono incontrati per parlare di questo tema pressantissimo: il sessismo nella lingua italiana. Loro dicono che c’è una discriminazione della donna nella lingua italiana. La lingua italiana non rispetta la parità perché ci sono delle parole declinate al femminile e altre no. Per esempio: perché si dice magistrato, chirurgo, sindaco e non magistrata, chirurga, sindaca?
A me non importa che mettano la versione femminile del mio mestiere. A me interessa che ci sia posto per me donna per fare quel mestiere. In Italia c’è un divario economico tra uomini e donne del 45%.
Io che sono donna voglio essere rispettata perché sono DIVERSA da te, non UGUALE a te.
Luciana Littizzetto
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