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Ricordati di tua moglie!

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Come già vi ho accennato, sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema i 10 comandamenti. Eccovi allora un’altra anticipazione.

Nell’enumerazione di tutti quelli che non devono lavorare di sabato manca qualcuno: la donna, la moglie. Se non prendiamo il testo alla lettera scopriremo che la dialettica uomo/donna attraversa tutto il testo.
Secondo la tradizione rabbinica ogni giorno è “sposato” con un altro, solo il sabato è solo. Ma il Midrash afferma: “Il sabato è sposato con Israele”, cioè da una comunità di uomini che accettano una legge che consente loro di andare al di là di se stessi.
Tra il tempo e l’uomo c’è come un’alleanza, un matrimonio, nel quale la donna rappresenta il sabato. Il tempo diventa donna e la donna il futuro.
La liturgia del sabato mette in gioco il matrimonio tra l’uomo e la santità del tempo trasformato in moglie, meglio in sposa.
Qual è la differenza tra moglie e sposa? Succede che con il passare del tempo l’uomo dimentica, spesso, che ha ancora l’obbligo di sedurre sua moglie. Se la coppia diventa una cosa scontata, senza più seduzione, il rischio che essa non abbia futuro è notevole: è la vecchia idea che il matrimonio uccide l’amore: Ma chi uccide l’amore non è il matrimonio ma lo sguardo abitudinario, incapace di rinnovamento. E dal momento che il sabato esprime anche la trasformazione del tempo in donna, bisognerebbe affermare “Ricordati di tua moglie!”. Fà in modo che la donna che ti vive accanto resti sempre tua sposa, da riconquistare come nei primi momenti d’amore.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001

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Prepariamoci al Natale 2

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Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
Cari sposi e genitori, sperimentate nelle vostre case la gioia di questa realtà profondamente umana e spirituale, partecipando alla Messa insieme, come famiglia, per partecipare uniti alla mensa del Signore: è un regalo importante che vi fate reciprocamente, una testimonianza di comunione anche per i figli. Poi, giunti a casa, compite un gesto semplice e familiare: quello della preghiera di benedizione della mensa. Rendete grazie a Dio per il cibo che è suo dono e frutto del vostro lavoro e ringraziate anche per il dono dei figli, degli anziani e di quanti partecipano al pasto familiare. Ogni domenica potete ripetere questo gesto nelle vostre case: ogni domenica si rinnoverà così la gioia del Natale e della Pasqua del Signore che vive con voi.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
Per leggere la Lettera pastorale di Nosiglia clicca qui!

Se Francesco ci dà una mano

In fondo alla chiesa per salutare i fedeli al termine della messa. A dare
l’esempio, fin dalla sua prima messa da pontefice nella parrocchia
vaticana di Sant’Anna, è stato papa Francesco. In America Latina e nel
mondo anglosassone è consuetudine che il celebrante scenda
dall’altare per andare davanti alla porta e stringere la mano a tutte le
persone che escono dalla cerimonia religiosa.
Anche in Italia sulle orme di Papa Bergoglio in molte parrocchie è
invalsa la consuetudine di “questo umile e fortissimo segno di
condivisione”, afferma l’arcivescovo di Taranto Filippo
Santoro, già missionario “fidei donum” in Brasile, “Quella di salutare i fedeli all’uscita dalla messa è una prassi che ho appreso in Sud America e
che proseguo qui in Italia- racconta Santoro- Per noi è un modo efficace di avvicinarci soprattutto a chi viene in parrocchia solo la domenica o per cerimonie come le comunioni o le cresime. È un piccolo ma significativo gesto che aiuta a trasmettere il senso di comunità soprattutto ai lontani”.
Giacomo Galeazzi, Vatican Insider
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!

Pregare in famiglia

«Ci rendiamo conto che, come la nostra relazione di coppia ha bisogno di essere curata, così anche quella con il Signore chiede di essere coltivata e mantenuta viva e pregnante. Come in un rapporto di coppia, anche nel rapporto con Dio occorre “decidere” di fermarsi con lui, di mettersi in ascolto della sua Parola, di farlo partecipe della nostra vita familiare.
Cerchiamo poi di curare un momento di preghiera con i nostri figli, rivolgendo un pensiero al Padre prima di cena e tentando di dare una visione cristiana della vita ai tanti eventi quotidiani che viviamo e che ci circondano. La domenica, in particolare, non ci mettiamo a tavola senza aver ringraziato insieme il Signore: il suo posto è lì con noi e lo sentiamo presente e conviviale».
Cesare Nosiglia, Lettera in occasione del Santo Natale 2013
Per leggere la lettera clicca qui!

Pregare a tavola

Perché i genitori non prendono l’abitudine di benedire la mensa di casa prima dei pasti e di guidare una breve preghiera di lode e di riconoscenza al Signore e a coloro che hanno preparato quanto consumeremo insieme?
Questa esperienza semplice, che può segnare in particolare la domenica, rinnovando in casa la gioia della cena del Signore celebrata nella parrocchia, è quanto di più bello ed efficace si possa fare per comunicare ai figli e a tutti i membri della propria famiglia, o agli ospiti presenti, la fede nella presenza del Signore che gode di starci vicino in questo momento di grande comunione familiare, secondo quanto ci ha detto: «Dove sono due o tre uniti nel mio nome io sono con loro» (Mt 18,20).
Cesare Nosiglia, dalla lettera pastorale “Ho ardentemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi”

Non tirarsi indietro

Quante volte, alla fine del week-end, ci sentiamo più stanchi del venerdì sera? A noi capita quasi tutte le domeniche. Il sabato mattina la scuola dei bambini ha organizzato l’incontro con le famiglie, la vendemmia, il giorno della caldarrosta o la recita di Natale; il sabato pomeriggio ci sono le feste di compleanno di qualcuno dei compagnetti di classe dei nostri tre bimbi o di qualche cuginetto e il concomitante impegno settimanale in parrocchia; a seguire, se ci stiamo con i tempi, la santa messa, che altrimenti seguiremo l’indomani mattina, quando i bambini sono ancora “freschi” e meno irrequieti. La cena del sabato è l’occasione per incontrarsi con gli amici che spesso trascuriamo; così, escluso il momento della celebrazione eucaristica, anche la domenica è dedicata agli “obblighi sociali”. Vediamo i nonni, incontriamo gli amici che hanno avuto dei bimbi, facciamo le visite di condoglianza, siamo a pranzo o a cena da questo o quell’amico che non vediamo da molto. Da qualche tempo si è aggiunta la necessità di condividere il dolore e la solitudine di un crescente numero di amici che sta patendo la sofferenza della separazione coniugale. La sera del giorno del Signore arriva senza che abbiamo avuto il tempo di concederci il tanto agognato riposo fisico.
Ci domandiamo spesso se questo sia giusto o se, forse, sarebbe meglio chiudersi in casa, staccare il telefono, spegnere il computer e goderci casa e bimbi (oltre che riposare). Ma, ogni volta che ci interroghiamo sul punto, giungiamo sempre alla medesima conclusione: ci sembra giusto fare ciò che facciamo.
Come esempio abbiamo Maria: Lei non si è tirata indietro…
Dorotea e Alberto Pistone