Archivi tag: discernimento

I 5 anni di papa Francesco


Il pontificato di Francesco ha nel discernimento il cuore della sua proiezione nella storia.
Che questo discernimento sia in atto lo dimostra il fatto che attorno al Papa si creano campi di energie di attrazione e repulsione, negative e positive, in cui Francesco si fa catalizzatore di quelle positive, che esse siano dentro o fuori della Chiesa. Pensiamo alla mobilitazione per la pace in Siria o all’effetto dell’enciclica Laudato si’. Aggrega il bene e costringe il male a svelarsi. E questo si manifesta fuori, ma anche dentro la Chiesa.
Quindi, essere uomini di discernimento significa per il Papa essere uomini dal «pensiero incompleto», dal «pensiero aperto». La sua visione interiore non s’impone sulla storia cercando di organizzarla secondo le proprie coordinate, ma dialoga con la realtà, s’inserisce nella storia degli uomini, si svolge nel tempo.
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Vivere la Quaresima

Ognuno di noi ha dei limiti ma questi «vanno coinvolti nella nostra vocazione, dialogare con essi ponendoci la domanda: cosa posso fare io con questo limite, come portarlo addosso?».
«La domanda ci può spaventare perché ci sono tanti limiti, tante circostanze che ci tirano giù», ma non bisogna «avere paura». Inoltre, il dialogo coi propri limiti è necessario perché «anche se i peccati vanno perdonati – il sacramento della Confessione serve a questo – non finisce tutto lì. Il tuo peccato nasce da una radice, da un peccato capitale, da un atteggiamento… e questo è un limite, si deve discernere. È una strada diversa dal chiedere perdono per il peccato.
Dopo la Confessione tu devi dialogare con quella tendenza che ti ha portato ad un peccato di superbia, di vanità, di gelosia, di chiacchiere. Cosa mi porta a quello? Dialogare con il limite e discernere».
E questo dialogo «per essere ecclesiale» deve essere fatto «davanti a un testimone, a qualcuno che mi aiuti a discernere».
Papa Francesco, 15 febbraio 2018
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Con chi dialogare? Con chi ti è più vicino, con tuo marito, con tua moglie, altrimenti che vi siete sposati a fare?
Don Davide Pavanello

Sinodo dei giovani

In vista della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si terrà nell’ottobre del 2018, la segreteria generale del Sinodo invita i giovani di tutto il mondo fra i 16 e i 29 anni a compilare un apposito questionario:
https://survey-synod2018.glauco.it/limesurvey/index.php/147718
L’iniziativa darà loro l’opportunità di farsi sentire, di esprimersi, di raccontare quello che sono e ciò che vogliono far sapere di se, partecipando così in prima persona al cammino di preparazione del Sinodo. Il questionario permetterà di raccogliere molteplici spunti forniti dai diretti interessati, al fine di raccoglierne il punto di vista e permettere una più adatta riflessione sulla proposta che la Chiesa dovrà offrire loro negli anni a venire. Le risposte dovranno essere inviate entro il 30 novembre 2017.

Discernimento per coppie dal futuro incerto

Un’esperimento, realizzato in un Tribunale negli Stati Uniti con l’accordo degli avvocati divorzisti locali, alle coppie che chiedevano di portare in tribunale la pratica di divorzio è stato proposto di partecipare ad un percorso di “discernimento”, che prevedeva colloqui con terapeuti per capire meglio se davvero il divorzio era ciò che si desiderava (da uno a cinque incontri), ed eventualmente proseguire con il divorzio, oppure avviare un percorso di terapia familiare, o un periodo di prova di sei mesi, in cui entrambi i partner decidono di verificare davvero se il legame di coppia e il matrimonio fossero davvero finiti.
I risultati sono stati stimolanti: circa il 40% delle coppie ha deciso di NON separarsi.
Per le coppie in crisi la soluzione potrebbe essere: non rendere i divorzi più difficili, ma rendere migliori i matrimoni.
Francesco Belletti, Famiglia cristiana
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Amoris laetitia

Il capitolo ottavo del documento papale, che tenta di leggere le diverse contraddizioni – presenti nel mondo e nella vita cristiana stessa – al disegno divino sul matrimonio, offre novità di accenti ai quali il popolo cristiano non è abituato.
Nella consapevolezza che tutti, anche i cristiani, restano peccatori per tutta la vita perché «non è il bene che vogliono fare che fanno, bensì il male che non vogliono» (come confessa per sé san Paolo nella Lettera ai Romani) la Chiesa non può far altro che annunciare la misericordia, non a basso prezzo, non svuotando la grazia, ma operando un discernimento e aiutando i cristiani a fare essi stessi discernimento attraverso la loro coscienza.
Va riconosciuto: mai in nessun documento magisteriale si era giunti a evidenziare in modo così chiaro il ruolo della coscienza, una coscienza formata, che sa ascoltare la parola di Dio e i fratelli, ma una coscienza che è istanza centrale e ultima, patrimonio di ciascuno come luogo della verità cercata sinceramente.
In questa prospettiva cade ogni muro tra giusti e ingiusti, tra peccatori manifesti e peccatori nascosti, e tutti stiamo come disobbedienti sotto il giudizio di Dio. E da questa operazione di discernimento, compiuta in modo serio, impegnato, ecclesiale, si potrà anche in casi personali particolari valutare l’eucaristia come alimento per i deboli, mendicanti dell’amore di Dio, e non premio per i giusti.
Enzo Bianchi, La Stampa, 9 aprile 2016
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La famiglia fuori gioco

“L’erosione sistematica dell’impianto culturale e umanistico, usando come grimaldello l’impazzimento dell’individuo con le sue pretese solipsiste, è forma triste di quella miseria morale e spirituale che il Santo Padre indica come meta dell’amore di Cristo e della Chiesa”. Da qui l’invito del card. Bagnasco, che vale per i pastori come per tutti i credenti, a non chiudere gli occhi: “Sarebbe far finta di non vedere, come fece il levita sulla via di Gerico”.
Allora come rispondere a questo invito? Ai laici credenti il cardinale suggerisce di ribellarsi al ritorno delle ideologie che si presentano con “vesti diverse, ma con la medesima logica e arroganza”. Sono quelle ideologie – sono parole nostre – che hanno vestito i panni del politicamente corretto, e vogliono dettare la nuova agenda antropologica, nell’illusione mai accantonata di costruire l’uomo nuovo. Che pensa di poter mettere in fuori gioco la famiglia (dopo averla disprezzata e maltrattata), di poter convertire il mondo alla cultura del gender (alla faccia della responsabilità educativa dei genitori), di poter rispondere in chiave iperindividualista (e quindi sulla pelle dei poveri) ai bisogni e ai desideri di ciascuno. L’utopia è servita. Ai cristiani non la condanna, ma l’esercizio del discernimento e la pratica della misericordia. Convertendo “l’io” in un “noi” e il “mio” in un “nostro”. Difficile? Quando mai il Vangelo è stato facile?
Domenico Delle Foglie, agenzia SIR, 25 marzo 2014