Archivi tag: diritto

Eutanasia su minori

“L’eutanasia sui minori è maschera di un atto di volontà libero. La soppressione di una vita fragile non è mai accettabile”. Queste le parole di Alberto Gambino, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.
“Si realizza, infatti, una vera e propria finzione: il diritto all’eutanasia del bambino, altro non significa che attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne.
È solo la ‘maschera’ di una vera decisione, personale, libera e consapevole – come intendono i fautori dell’eutanasia – in quanto non è in alcun modo concepibile in capo ad un soggetto che, per il diritto e per il livello di maturità, è incapace di autodeterminarsi nel compimento di scelte a contenuto legale ed esistenziale così estreme”.
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Figli e scuola un anno dopo

Vi invito a leggere le parti in grassetto!
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Prot. AOODGSIP n.4321 06/07/2015
Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado
Pervengono a questa Direzione quesiti da parte di numerose istituzioni scolastiche in merito al rapporto con le famiglie in occasione della definizione dei Piani dell’offerta formativa (POF) nonché dell’eventuale introduzione, in corso d’anno, di progetti di istruzione, formazione e orientamento che coinvolgano gli alunni. Si coglie quindi l’occasione per ribadire la corretta prassi che le scuole sono chiamate a seguire fin dall’inizio dell’anno scolastico e per sottolineare il ruolo strategico e la centralità del Piano dell’Offerta Formativa, in cui obbligatoriamente tutte le attività che le istituzioni scolastiche intendano realizzare devono essere specificate. Si rammenta che il POF è il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche che viene elaborato dal collegio dei docenti e approvato dal Consiglio di Istituto.
Ai fini della predisposizione del Piano il dirigente scolastico deve promuovere i necessari rapporti con tutti gli stakeholder e tenere conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e, per le scuole secondarie di secondo grado, degli studenti.
È utile anche ribadire il corretto utilizzo degli strumenti normativi già esistenti che puntano ad assicurare la massima informazione alle famiglie su tutte le attività previste dal Piano dell’Offerta Formativa.
In particolare, si fa riferimento al “Patto di corresponsabilità educativa” istituito dal D.P.R. 235/2007, per le scuole secondarie di primo e secondo grado, finalizzato ad offrire agli insegnanti, ai ragazzi e alle loro famiglie, un’occasione di confronto responsabile, di accordo partecipato, di condivisione di metodologie e obiettivi fondanti la vita comunitaria in ambiente scolastico.
Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
Si ricorda alle scuole, quindi, di assumere le iniziative utili per assicurare da parte delle famiglie una conoscenza effettiva e dettagliata del POF. Va inoltre specificato che i progetti relativi a qualsiasi tematica possono essere realizzati, in orario curricolare, sia nell’ambito del curricolo obbligatorio sia nell’ambito della quota parte facoltativa, ma pur sempre previsti dal Piano dell’Offerta Formativa.
La partecipazione a tutte le attività extracurricolari, anch’esse inserite nel P.O.F., è per sua natura facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza.
Si ricorda, infine, che in questo momento il Parlamento è impegnato nell’esame di un disegno di legge – cd. Buona Scuola – che tuttavia non contiene modifiche, rispetto al quadro normativo in vigore, per quanto riguarda il rapporto tra le famiglie e i POF e in generale le modalità sopra richiamate.
IL DIRETTORE GENERALE
F. to Giovanna BODA
Vedi: http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_35311.pdf

Il matrimonio gay

Il matrimonio gay, approvato recentemente in Irlanda, non è contrario solo ai valori della comunità cristiana, ma è contrario alla realtà della coppia.
E conferire ai gay un diritto che non hanno è che non possono realizzare, perché dal rapporto tra due uomini o tra due donne non nasce un figlio e quindi una famiglia. Per cui è ingiusto conferire gli stessi diritti a coppie che non possono diventare famiglia e a coppie che invece nel loro rapporto è presente la capacità di fare famiglia. Come non si può estendere il diritto alla patente a persone che per svariati motivi non possono guidare, così non si può estendere il diritto al matrimonio a persone che non possono realizzarlo. I gay possono fare coppia, ma non famiglia.
L’ingiustizia non avviene solo quando si negano alle persone diritti che hanno, ma anche quando si concedono uguali diritti a stati di vita diversi.
Qualunque sia il termine con cui si vuole definire il risultato del referendum irlandese (delitto, sconfitta, o altro), dobbiamo constatare che conferire il diritto al matrimonio alle coppie gay è una ingiustizia, perché si attribuisce un diritto e i vantaggi che ne conseguono a persone che non sono in grado di esercitarlo. Se i gay vogliono un riconoscimento al loro desiderio di amarsi per tutta la vita, dovranno trovare una parola che corrisponde alla verità del loro vero amore, e rivendicare quei particolari diritti che nascono da questo amore, che è un amore che presenta caratteristiche e effetti personali e sociali diversi dall’amore di una coppia eterosessuale. Si dice: l’amore non guarda l’anagrafe.
Invece la guarda, perché l’amore eterosessuale da origine ad una storia di vita con prospettive, responsabilità, oneri, e risultati per le persone e la società ben diversi da quelli dell’amore omosessuale: diversità che non nasce dall’appartenenza ad una comunità religiosa, ma dalla natura stessa del rapporto.
Giordano Muraro, Il nostro tempo, Torino 7 giugno 2015

libertà religiosa

La storia a lieto fine di Meriam accende la speranza e la consapevolezza che davanti ad una reazione, come quella invocata dal premier Renzi, il diritto, la giustizia e la libertà possano essere ripristinati.
Oggi in Italia c’è chi parla di vittoria della libertà religiosa. Ma è davvero così? Meriam è lo specchio che riflette i cristiani in fuga da Mosul perché minacciati dagli integralisti islamici dell’Isil, le tante Asia Bibi detenute per la loro fede, le migliaia di fedeli che vivono in Kenya, Mali, Nigeria, Ciad, Tanzania, Congo, India, Cina, Afghanistan, Pakistan, Mindanao, Vietnam, Corea del Nord, Egitto, Siria, Iran, Turchia, Arabia Saudita, per una lista che comprende anche Paesi dell’Occidente dove le violazioni sono in prevalenza di carattere sociale e ideologico.
Uno specchio che inchioda la comunità internazionale e i Governi davanti alle proprie responsabilità. Sempre che non sia troppo tardi…
Daniele Rocchi, SIR 24 luglio 2014
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Il diritto di dissentire

C’è un diritto a dissentire che dovrebbe essere garantito a tutti sempre e comunque, a prescindere. Mai come in questo momento, nella vita pubblica italiana, dovrebbe valere il motto di Voltaire: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. Affermazione di una laicità tanto rigorosa quanto impegnativa. E da applicare con determinazione e onestà intellettuale al dibattito sulle unioni civili per le coppie omosessuali.
Di un libero dibattito pubblico in realtà non c’è traccia. Nulla di simile a quanto avviene, ad esempio in Francia, dove il pluralismo viene garantito dalla convocazione degli “états généraux” su temi specifici. Occasione per tutti (compresi i mondi “religiosi”) di poter esprimere una posizione pubblica, anche minoritaria, ma con il rispetto che è dovuto a tutti i cittadini.
Purtroppo in Italia, è già capitato nel caso del divorzio breve, si decide senza un preventivo dibattito pubblico: il Parlamento ha ratificato un punto di vista, quello degli avvocati matrimonialisti, senza alcuna valutazione dei costi sociali e relazionali della nuova disciplina. Compito questo del Parlamento che ha pensato bene di arrendersi al politicamente corretto. Con la prevalenza, neanche troppo nascosta, di una logica lobbystica.
Il rischio che si palesa in queste ore, mancando un dibattito pubblico adeguato (se non vogliamo far assurgere “Porta a Porta” a sede privilegiata del confronto) e un ascolto di tutte le realtà sociali coinvolte, è che ancora una volta si finisca per ratificare le scelte indicate dalle lobby. Magari accusando di “omofobia” ogni pur minima riserva o obiezione, fosse anche di sola natura economica (vedi i paventati costi pensionistici).
Poiché nessuno, lo ribadiamo nessuno, intende sollevare in questa sede un dibattito di natura moraleggiante, sarà laicamente consentito discernere, analizzare, distinguere e obiettare. E non solo condividere, plaudire, assecondare, approvare, sottoscrivere. Ne va della qualità della democrazia reale.
Agenzia SIR, Prima pagina, 18 giugno 2014

 

Diritto o dono?

Su “La Stampa” dell’11 giugno 2014 l’articolo che commentava la sentenza della Corte Costituzionale sulla Legge 40 era intitolato: Il diritto “incoercibile” di avere figli. Si tratta quindi di un diritto “assoluto”, non contenibile, non limitabile. Non entro qui nel merito della legge in esame (che mi sembrava abbastanza pasticciata) ma sulla questione dei figli.
Ma avere un figlio è proprio solo un diritto? Un diritto lo posso esercitare oppure no, posso esercitarlo oggi ma non domani, posso andare a votare oggi ma non andarci alle prossime elezioni.
Potrebbe finire come con i cagnolini, li si prende perché fanno tenerezza ma poi si scopre che sono impegnativi, bisogna portarli fuori, quando vai via devi sistemarli da qualche parte…  e allora li riporti al canile.
I figli sono un dono e vanno accolti come tali. Non siamo noi adulti ad avere diritto ad un figlio, sono loro che hanno diritto ad avere una famiglia.
Poveri bambini e poveri genitori…
Franco Rosada

 

 

 

 

 

Muri che dividono

Riflettendo a margine della tragedia di Lampedusa
Il muro è il segno di una strategia perdente.
Il persistere di questo tipo di barriere e delle loro trasformazioni nell’attuale sistema di esclusione del diverso sanciscono il significato di una risposta del forte contro il debole.
Quando la sovranità di uno stato si manifesta con la costruzione di un muro, essa diventa un’iperbole dell’impotenza degli stati a governare con il diritto e la norma.
I muri attuali sono soprattutto un segno di debolezza e di paura, rovesciando il significato che avevano in origine. Debolezza nei confronti dei problemi che affliggono il mondo, nel quale agiscono e si affermano forze nuove.
Paura verso chi, paradossalmente, si presenta disarmato e povero davanti alle nostre case e approda sulle nostre coste.
Claude Quétel, Settimana n.34, 2013