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Meno figli, scuole sempre più vuote

Prevedibile e previsto, il calo della popolazione scolastica torna a far parlare di sé. Da anni si fanno meno figli e le scuole si stanno svuotando.
Sarebbe però miope concentrarsi solo sugli effetti scolastici del declino demografico. Occorre invece rendersi conto che va affrontato a monte il problema della prolungata denatalità italiana.
I paesi europei che sono riusciti a mantenere i livelli livelli soddisfacenti i loro trend demografici lo hanno fatto con un mix di tre leve: politiche fiscali più amichevoli nei confronti delle famiglie con figli; servizi per l’infanzia accessibili e di qualità; politiche dell’immigrazione più o meno selettive, attente ad attrarre e a coltivare le giovani generazioni istruite.
Andrea Gavosto
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Vedi anche GF96 Imparare ad imparare.

 

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Famiglia: un fatto sociale


Le istituzioni pubbliche non possono fare finta che la famiglia sia solo un fatto privato: ciò che avviene tra i coniugi e con i figli è un fatto sociale; e ogni essere umano che viene ferito negli affetti familiari, in un modo o nell’altro, diventerà un problema per tutti. Non si resti, quindi, sordi alle domande di sostegno in campo educativo, formativo e relazionale, che salgono dalle famiglie. Il cuore di ciascuna di esse è l’amore delle persone che la compongono e che, in virtù di questo amore, stringono alleanza davanti agli uomini e – per noi credenti – nel Signore.
Se non vogliamo rassegnarci al declino demografico, ripartiamo da un’attenzione reale alla natalità; prendiamoci cura delle mamme lavoratrici, imparando a riconoscere la loro funzione sociale; confrontiamoci con quanto già esiste negli altri Paesi del Continente per assumere in maniera convinta opportune misure economiche e fiscali per quei coniugi che accolgono la vita. Vanno in questa direzione diverse proposte avanzate anche dal Forum delle Associazioni Familiari.
La famiglia è il termometro più sensibile dei cambiamenti sociali: senza venir meno ai principi – visto che la famiglia non è un menù da cui scegliere ciò che si vuole – aiutiamoci a mettere a punto un pensiero sulla famiglia per questo tempo. Chi fosse sinceramente disponibile a questo passo – che è condizione per una società migliore – ci troverà sempre al suo fianco, forti come siamo di una ricca tradizione di cultura della famiglia.
Gualtiero Bassetti, presidente della CEI
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Sempre meno bambini!


E così, anche quest’anno l’ISTAT ci segnala che nel 2018 sono nati 449mila bambini; novemila nati in meno rispetto al 2017, che pure era già “anno record” (negativo!) per la natalità. Diminuiscono sia i nati da italiani che i nati da stranieri.  Aumenta l’età media delle madri alla nascita, e cresce il numero di donne oltre i 40 che hanno un figlio.
Insomma, l’intera agenda della fertilità delle nostre famiglie si sposta il più avanti possibile,  e anche per questo si riduce il numero di figli: 1,32 figli per donna, quasi in tutto il territorio nazionale.
Francesco Belletti
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Fertility Day

E così il primo Fertility Day è passato, e sono ancora stupito che, comunque, sia stato possibile organizzare nel nostro Paese un appuntamento su un tema così bistrattato, ma anche così decisivo: la capacità di mettere al mondo i figli. E che lo abbia organizzato il Governo mi ha sorpreso ancora di più…
Purtroppo i riflettori dei media si sono accesi soprattutto su una serie di sciagurati errori di comunicazione, che hanno raggiunto anche estremi quasi comici, se il tema non fosse di così drammatica urgenza…
Nel caso specifico, il doppio autogol ministeriale… ha fatto sì che si innalzasse un polverone gigantesco su “come” è stato comunicato il Fertility Day, lasciando così nell’ombra il “Perché” si fosse lanciato un Fertility Day.
Così si è fatto il gioco di chi, per i più svariati motivi, non ha il minimo interesse a far sì che in Italia la natalità possa riprendere in modo decoroso, o almeno sufficiente a sbloccare un’era glaciale demografica che sta diventando sempre più fredda. Ci vorranno decenni, non solo anni, ma si deve pur cominciare…
Francesco Belletti
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I figli: bene comune

In Italia calano le nascite, secondo i dati diffusi dall’Istat nel 2015 sono nati 488 mila bambini, quindici mila in meno rispetto al 2014, toccando il minimo storico dalla nascita dello Stato Italiano.
Le cause della crisi demografica sono varie. Le principali sono la difficoltà che incontrano i giovani a conquistare una propria autonomia dalla famiglia di origine, a trovare un lavoro con continuità di reddito e a conciliarlo con la formazione di una nuova famiglia e l’arrivo di figli.
Quello che accade è che via via che crescono e si confrontano con le oggettive difficoltà di conquistare una propria autonomia dalla famiglia di origine, di raggiungere una posizione stabile nel mondo del lavoro, di mettere le basi di una propria famiglia, si trovano progressivamente a rivedere al ribasso i propri progetti. Altro grande tema è quello della scarsa conciliazione in Italia tra lavoro e responsabilità familiari.
Per invertire la tendenza bisogna cambiare soprattutto approccio. Un primo cambiamento consiste nel considerare le spese a sostegno della famiglia un investimento, che si ripaga nel tempo, non un costo. Il secondo è di uscire dalla logica del figlio come bene privato ed assumere, appunto, la prospettiva di una adeguata consistenza e qualità delle nuove generazioni come cruciale interesse pubblico. Considerare i figli come bene comune è laverà rivoluzione di cui abbiamo bisogno.
Alessandro Rosina, L’unità, 20 febbraio 2016
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Famiglia, scuola, lavoro

Sette richieste al Governo
1) L’attenzione alla famiglia e al suo valore pubblico sia priorità assoluta dell’azione di Governo al servizio dei cittadini, quale che sia il loro credo religioso o la loro opzione politica, nell’interesse di tutti, nessuno escluso;
2) Impegnarsi a garantire le condizioni necessarie alla formazione delle nuove famiglie e al sereno sviluppo della vita familiare, a cominciare da quelle connesse alle urgenze abitative e al lavoro;
3) Favorire la natalità incoraggiando le famiglie a fare figli, così come avviene in altre importanti democrazie europee. Si riconosca nella denatalità un rischio grave per il futuro del Paese;
4) Promuovere a tutti i livelli la cultura della vita: la via dell’aborto è una sconfitta per tutti, credenti e non credenti;
5) Accompagnare le famiglie numerose con provvedimenti legislativi a loro favore, proporzionati al numero dei figli e alle necessità connesse alle condizioni lavorative dei genitori
6) Investire le più ampie energie possibili, economiche e di capitale umano, nell’ambito dell’educazione dei ragazzi e dei giovani mediante politiche a favore della scuola;
7) Attivare politiche di avviamento al lavoro dei giovani non occupati, che spesso perdono la fiducia di potersi inserire adeguatamente nel mondo del lavoro.
Bruno Forte, arcivescovo di Chieti – Vasto
Tratto da: Il sole – 24 ore dell’8 febbraio 2015
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Diamo uno stipendio ad ogni mamma!

Tutti, in Italia e in Europa, parlano di crescita, ma senza figli non c’è crescita, c’è un popolo che muore di vecchiaia. In Italia la situazione è gravissima. L’ultimo report dell’ISTAT ha sentenziato che, per il quinto anno consecutivo, le nascite in Italia sono diminuite, attestandosi a 514 mila nel 2013. Ancora una volta il minimo storico. Al medesimo tempo la propensione ad avere figli scende ulteriormente a 1,39 figli per donna, accentuando il divario con la media europea di 1,58.
Ma ciò che più preoccupa è l’accelerazione della denatalità: ogni anno la situazione peggiora. Gli studiosi parlano di “trappola della natalità”: un circolo vizioso in cui sempre meno donne hanno sempre meno bambini. La misura del bonus bebè prevista dal Governo Renzi è insufficiente: 80 euro al mese servono a comperare al massimo qualche confezione di pannolini.
È ora di smetterla con l’elemosina alla famiglia!
Solo riconoscendo alla famiglia, e alla mamma in particolare, il valore anche economico del mettere al mondo e accudire i figli nella fase più delicata della loro vita, si potrà ridare fiducia alle famiglie e far ripartire le nascite. Uno stipendio in più in famiglia, gestito dalle mamme, sarà utilizzato per le cose necessarie e farà ripartire anche un’economia sana perché legata ai bisogni essenziali della famiglia.
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