Archivi tag: ddl Cirinnà

Famiglia o famiglie?

Grande polemica ha suscitato quasi un anno fa il fatto che la sindaca di Torino, la pentastellata Chiara Appendino,  abbia voluto cambiare il nome dell’Assessorato alla Famiglia, trasformandolo in Assessorato alle Famiglie.
Oggi,  a pochi giorni dall’11 maggio, data in cui un anno fa veniva approvata definitivamente la legge Cirinnà sulle unioni civili, iniziano ad essere a disposizione i primi dati. Sono oltre mille le coppie che hanno usufruito di questo istituto (per la fonte clicca qui). In compenso nel 2015, ultimo dato Istat disponibile, i matrimoni sono stati 194.377.
Quindi, con una certa approssimazione, possiamo dire che le unioni civili rappresentano lo 0,005% del totale delle unioni.
Alla luce di questi dati, forse converrebbe accantonare le polemiche sulle unioni civili che ci hanno accompagnato in questi anni e chiedere ai partiti e al Governo che si occupino concretamente della famiglia, delle famiglie, senza tante distinzioni.
Franco Rosada

 

 

Annunci

Stepchild adoption

Le persone, certo, non sono numeri. Ma le cifre aiutano a mettere qualche punto fermo. E soprattutto a definire la platea di riferimento della stepchild adoption, più o meno temperata che sia. Dati precisi di bambini che potrebbero essere interessati alle ‘novità’ del ddl Cirinnà non ce ne sono. Ma esiste un ordine di grandezza che viene fuori dal censimento Istat del 2011: 529, ricordava ieri l’agenzia Redattore sociale.Queste, infatti, sarebbero le coppie dello stesso sesso con figli tra le 7.513 conviventi. Il numero viene fuori sottraendo ai 16 milioni 648 mila nuclei familiari in Italia quelli monogenitoriali (2 milioni 651mila); dei 13 milioni 997mila restanti la quasi totalità, cioè 13 milioni 990mila, hanno dichiarato di essere eterosessuali.
Per leggere tutto l’articolo di Avvenire clicca qui!

Volete il matrimonio? Tenetevelo!

Faccio una proposta: separiamoci tutti. Se lo Stato dovesse dare una valenza pubblica alle unioni di persone dello stesso sesso, se addirittura dovesse passare il ddl Cirinnà, che non solo dà un riconoscimento alle convivenze di persone indipendentemente dal sesso, ma le equipara in tutto tranne che nel nome al matrimonio, ritengo che noi che investiamo nella famiglia ci dovremmo separare civilmente. Tanto, adesso, col divorzio breve è un attimo, si fa prima a rompere un matrimonio che a cambiare gestore telefonico. Se la Cirinnà dovesse diventare una legge il matrimonio non sarebbe più il riconoscimento pubblico di qualcosa che costruisce un beneficio comune – cioè essere disposti a mettere al mondo persone e a farsene carico in modo stabile fino a quando loro a loro volta non saranno in grado di provvedere a sé e alla società – ma sarebbe solo un sigillo su un sentimento. Io e mio marito siamo d’accordo (per la precisione, l’idea è sua): per i sentimenti non abbiamo bisogno dello Stato. È una cosa che ci vediamo tra noi. Più profondamente tra noi e Dio. Quel tipo di sigillo sulla nostra unione non ci interessa, anzi ci sembra un’intollerabile intromissione dello Stato nella nostra sfera privatissima e inviolabile. Volete il matrimonio? Tenetevelo.
Costanza Miriano
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!