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L’agnello di Dio


Giovanni Battista, vedendo Gesù venire verso di lui, dice: “Ecco l’agnello di Dio…”.
Perché questo appellativo? Dobbiamo ritornare al libro dell’Esodo.
Dopo le nove piaghe che non hanno smosso il cuore del faraone, JHWH sta per mandare l’ultima, che libererà Israele dalla schiavitù.
Gli ebrei dovranno procurasi un agnello, ucciderlo, mangiarlo e con il suo sangue segnare gli stipiti delle loro case.  L’angelo del Signore ucciderà tutti i primogeniti della terra d’Egitto ma passerà oltre le case segnate con il sangue dell’agnello.
L’agnello quindi serve come nutrimento, indispensabile per il lungo cammino che attende Israele, e come difesa dal male, dalla morte.
Anche oggi il sacerdote, prima della comunione, proclamerà: “Ecco l’agnello di Dio…”, sollevando l’eucarestia.
Questo è il senso del nostro partecipare alla Messa: per ricevere nutrimento, sostegno e difesa nel nostro cammino quotidiano.
Don Davide Pavanello

Diventare santi


Nei confronti della santità abbiamo un atteggiamento ambiguo. Mi spiego.
Siamo molto devoti dei santi, ci portiamo nel portafoglio una loro immaginetta, li preghiamo nel momento del bisogno, accendiamo una candela accanto alle loro statue, andiamo anche in pellegrinaggio ad Assisi, Cascia, San Giovanni Rotondo, per non parlare di Lourdes, Fatima o Medjugorje.
Eppure, se qualcuno ci chiedesse: “vuoi diventare santo?” risponderemmo sconcertati: “io, no! non se ne parla!”.
Infatti, l’immagine che abbiamo dei santi, della loro vita, è un po’ stereotipata: di san Francesco pensiamo subito alla sua povertà, alle stigmate; di padre Pio alle incomprensioni che ha subito; e così via.
E’ come se ci chiedessero di dimagrire di 20 chili in due mesi: impossibile! Di salire in cima ad una montagna: troppo alta!
Ma se ci dicessero di perdere 2 chili forse sarebbe più facile, ci potremmo provare; di arrivare fino a un rifugio ad un’ora di cammino altrettanto.
Ecco: questa è la strada che siamo chiamati a percorrere per diventare santi!
Libera sintesi dall’omelia di don Davide Pavanello, 1° novembre 2018

Non abbiate paura!

Queste sono le parole dell’angelo alle donne di fronte alla tomba vuota!
In questo periodo possiamo avere tanti motivi per avere paura: è proprio il caso di fare una vacanza in Tunisia o in Kenya? Sono così tranquillo quando salgo su un aereo? Se vado in pellegrinaggio alla Sindone, con tutta quella gente, non c’è il rischio che succeda qualcosa?
E poi ci sono le nostre paure quotidiane: se mai andrò in pensione, riuscirò a campare? Dovrò passare tutta la mia vita facendo lavori precari? Cosa mi serve studiare se poi non trovo lavoro? Quando avremo i soldi per andare a vivere insieme, mettere al mondo un figlio?
Perché non dobbiamo avere paura? Perché, come dice l’angelo alle donne, il Signore ci precede, ci indica la via. Come possiamo avere paura con una guida così, con il suo vangelo?
E, allora, coraggio, viviamo senza arroccarci tra coloro che conosciamo, apriamoci alla vita, inventiamoci un lavoro, perché il Signore ci precede!
don Davide Pavanello (sintesi della redazione)

La vera luce

“Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce” (Gv 1,6-8).
Provate a sostituire il nome Giovanni con il vostro: saprete qual è il vostro compito nella vita.
Don Davide Pavanello