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Ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo

Questa frase, tratta dal Vangelo di Giovanni (12,31b) e proposto dalla liturgia nella V domenica di Quaresima dell’anno B (Gv 12,20-33), mi ha suscitato perplessità.
Molti commenti preferiscono, e giustamente, soffermarsi sul chicco di grano ce, solo se muore, dà frutto.
Ma Satana c’è e continua ad agire, nonostante la Croce e la Resurrezione.
Vi sono comunque diverse interpretazioni che cercano di superare l’inattualità della frase: sarà gettato lontano (non dominerà più in modo incontrastato), cioè con la Croce comincierà la lotta fra il “possente uomo bene armato”, ed il “più potente di lui” che “gli toglie le sue armi… e spartisce le sue spoglie” (Lc 11,21-22) anche se la vittoria ci sarà solo nell’Ultimo Giorno (Ap 11,15b).
Ma nel corso di una lectio divina in gruppo è emersa anche un’altra lettura, non corretta dal punto di vista della fedeltà al testo greco, ma che mi ha colpito: l’agire di Satana, con la Croce, non sarà più occulto ma manifesto, verrà “cacciato fuori”.
Sì, perché  da allora in poi si dovrà misurare con la Verità, Cristo.
“La verità” scrive Fausti “ha una voce, con la quale ci chiama: è quella dell’innocente colpito dal male. Senza questa voce che la esprime, noi brancoliamo nell’incoscienza… O si risponde ad essa o si uccide la verità”.
Franco Rosada

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Mercoledì delle ceneri

A trauma team physician and nurse push a patient into the operating room.

Signore, accogli le preghiere e i lamenti di coloro che soffrono
e di quanti si adoperano per alleviarne il dolore.
Tu che hai percorso la via del calvario
e hai trasformato la croce in segno di amore e di speranza
conforta coloro che sono afflitti, soli e sfiduciati.
Donaci: la pazienza sufficiente per sopportare le lunghe attese,
il coraggio necessario per affrontare le avversità,
la fiducia per credere in ciò che è possibile,
la saggezza per accettare ciò che è rimasto irrisolto,
la fede per confidare nella tua Provvidenza.
Benedici le mani, le menti e i cuori degli operatori sanitari
perché siano presenze umane e umanizzanti
e strumenti della tua guarigione.
Aiutaci Signore a ricordarci che non siamo nati felici o infelici,
ma che impariamo ad essere sereni dinanzi alle prove della vita.
Guidaci, Signore, a fidarci di Te e ad affidarci a Te.
Amen.
Fonte: http://www.diocesi.torino.it/diocesitorino/allegati/66895/QDF%202017%20SUSSIDIO%20PER%20IL%20WEB.pdf

I doni dello Spirito

La “carne” ha ormai le sue vetrine ovunque, ci assedia dentro e fuori casa. Non bastano più le piccole difese, occorrono mezzi grandi, “risolutivi”. Io vedo indicato uno di questi mezzi risolutivi nelle parole dell’Apostolo: “O non sapete che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito” (1 Cor 6, 16-17).
C’è una segreta forza in quest’ultima frase. Non la si ripete mai dentro di sé nei momenti di difficoltà senza sperimentarne l’efficacia. Dio ha disposto per la nostra proclività verso la materia e i corpi, un rimedio degno della sua sapienza: il corpo risorto del Signore. Esso è il luogo dove è stata definitivamente superata la tensione tra carne e spirito, dove il corpo ha già raggiunto quella “liberazione dalla schiavitù della corruzione”, cui l’intera creazione anela.
Esso è come un’ancora di salvezza, gettata oltre il campo di battaglia. E tuttavia è un vero corpo, anche se “spirituale”; con esso possiamo unirci, intenzionalmente, con la fede e, realmente, nell’Eucaristia. Egli ci comunica la sua stessa purezza. Gli ebrei, morsi nel deserto dai serpenti, guarivano guardando il serpente di bronzo; noi guariamo dai morsi della sensualità correndo a guardare colui che, proprio a questo scopo, fu elevato per noi sulla croce (cf. Gv 3, 14-15).
Per questa via non c’è bisogno di disprezzare la bellezza dei corpi o avvilire la sessualità umana, perché la via è piuttosto “dalla bellezza alla Bellezza”. Diceva un antico Padre: “Sappia l’uomo che il suo cuore è giunto alla purezza, quando vede ogni bellezza e nulla gli appare più impuro”. Una risoluzione pratica che si potrebbe prendere, dopo aver meditato sul dono dell’intelletto, è quello di consacrare la nostra mente al Paraclito. Consacrare significa affidare, cedere, riservare. Decidere di non voler usare, d’ora in poi, la nostra mente se non per la conoscenza del vero e per la gloria di Dio. Nonostante tutto, essa resta quello che abbiamo di migliore e di più nobile, il riflesso più vicino dell’intelligenza divina, la cosa a cui Dio tiene di più al mondo.
È utile ripetere questa consacrazione di primo mattino. Un antico Padre diceva che la nostra mente è come un mulino: il primo grano che vi viene messo dentro al mattino, è quello che continuerà a macinare per tutto il giorno. Bisogna affrettarsi a mettervi subito il buon grano di Dio -pensieri buoni, parole di Dio-, altrimenti il demonio vi metterà la sua zizzania. A me piace farlo ripetendo la prima strofa del Veni creator: “Veni, creator Spiritus, mentes tuorum visita; imple superna gratia quae tu creasti pectora”: Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti; riempi di grazia celeste i cuori che hai creato”.
P. Raniero Cantalamessa

Lotta, croce e preghiera

Non c’è solo musica in piazza Maidan a Kiev, in Ucraina. Ci sono anche la croce e la preghiera. In pochi forse lo hanno notato. C’è una tenda adibita a cappella ecumenica dove ininterrottamente si prega per la pace e la giustizia in Ucraina. Dal giorno in cui sono iniziate le manifestazioni, le chiese greco-cattoliche sono rimaste aperte 24 ore su 24 per accogliere i manifestanti, offrire un rifugio e pasti caldi. Schierati in prima fila con la sola arma dell’amore al fratello e al Paese ci sono sacerdoti di varie confessioni cristiane che nonostante le minacce, hanno deciso di non abbandonare il loro Paese a un destino di violenza e sopraffazione. “Siamo, siamo stati e saremo sempre con il nostro popolo”, ha detto Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk al presidente Yanukovych. C’è una storia dell’umanità che percorre rivoli nascosti e sconosciuti. E il fiume dell’umanità scorre anche con la croce e la preghiera. Forse fanno meno rumore di un lancio di mortaio. Emergono sicuramente con difficoltà sulle cronache internazionali. Ma sono il segno indicativo di un popolo, di un agire silenzioso e presente, di un modo pacifico e misterioso di scrivere pagine di una storia nuova.
Agenzia SIR, 4 febbraio 2014
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Ecumenismo e martirio

«Per me l’ecumenismo è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L’unità è una grazia, che si deve chiedere. Conoscevo ad Amburgo un parroco che seguiva la causa di beatificazione di un prete cattolico ghigliottinato dai nazisti perché insegnava il catechismo ai bambini. Dopo di lui, nella fila dei condannati, c’era un pastore luterano, ucciso per lo stesso motivo. Il loro sangue si è mescolato. Quel parroco mi raccontava di essere andato dal vescovo e di avergli detto: “Continuo a seguire la causa, ma di tutti e due, non solo del cattolico”. Questo è l’ecumenismo del sangue. Esiste anche oggi, basta leggere i giornali. Quelli che ammazzano i cristiani non ti chiedono la carta d’identità per sapere in quale Chiesa tu sia stato battezzato. Dobbiamo prendere in considerazione questa realtà».
Papa Francesco, intervista ad Andrea Tornielli, La Stampa, 15 dicembre 2013
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Permesso, scusa, grazie

Dio ci sorprende con il suo amore, ma chiede fedeltà nel seguirlo. Pensiamo a quante volte ci siamo entusiasmati per qualcosa, per qualche iniziativa, per qualche impegno, ma poi, di fronte ai primi problemi, abbiamo gettato la spugna. E questo purtroppo, avviene anche nelle scelte fondamentali, come quella del matrimonio. La difficoltà di essere costanti, di essere fedeli alle decisioni prese, agli impegni assunti.
Spesso è facile dire “sì”, ma poi non si riesce a ripetere questo “sì” ogni giorno. A mio avviso le tre parole chiave per la felicità del matrimonio sono: `permesso, ´scusa’, `grazie´. Se in una famiglia si dicono queste tre parole la famiglia va avanti.
Anche il «sì» iniziale di Maria non è stato l’unico, anzi è stato solo il primo di tanti “sì” pronunciati nel suo cuore nei momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la croce.
Papa Francesco, domenica 13 ottobre 2013
(ripreso da La Stampa e rielaborato dalla redazione)