Archivi tag: cristiani

Le tre nascite di Cristo


Fin dai tempi degli antichi padri d’oriente e d’occidente, la tradizione della chiesa cattolica ha meditato su queste tre nascite o venute del Signore. Sulla base di esse, i sacramentari gelasiano e gregoriano introdussero le tre messe di Natale: notte, aurora e giorno.
A Natale il cristiano ricorda la nascita del Signore a Betlemme, attende la Sua venuta nella gloria e accoglie la Sua nascita in sé. Angelo Silesio, mistico del Seicento, affermava: «Nascesse mille volte Gesù a Betlemme, se non nasce in te, tutto è inutile».
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Famiglie missionarie a Km zero


In un momento in cui la Chiesa ambrosiana sperimenta la fatica delle tradizionali forme e azioni pastorali attraverso le quali scrivevamo la fede cristiana nella vita della gente, le famiglie missionarie a km zero si pongono dentro il tessuto quotidiano come un luogo e uno strumento di incarnazione della fede: nella vita di tutti i giorni, condividendo le fatiche e le gioie dei più, mostrano la forza liberatrice e maturante della fede cristiana.
Consentono al popolo (cristiano e non solo) di vedere nella carne la fraternità cristiana, tra stati di vita e vocazioni, tra generazioni, tra ceti sociali e nazioni. Una vita sobria ma non risentita; uno stile essenziale ma non sciatto; una voglia di collaborare che non si trasforma in un pigro lasciarsi trainare o in un protagonismo clericale; una intraprendenza che non diventa autoesposizione narcisistica; una presenza semplice capace di attestare la vicinanza di Dio alle nostre storie.
Mons. Luca Bressan
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Minoranza creativa


Nel suo viaggio di ritorno dalla visita nella Repubblica Ceca, papa Benedetto XVI definì le comunità cristiane di quel paese “minoranze creative”. Questa fu la sua risposta ad un giornalista, nel corso della consueta intervista aerea: «Normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace» (26 settembre 2009). È una geniale indicazione per tutte le comunità cristiane del mondo. Non siamo chiamati a diventare una “minoranza aggressiva”, quasi fossimo circondati da nemici e dovessimo difenderci aggredendo: a volte si ha l’impressione che alcune frange del cattolicesimo cadano in un atteggiamento anti-evangelico, assumendo come paradigma l’arroganza, così diffusa nel dibattito pubblico e nelle relazioni quotidiane. Ma non siamo chiamati nemmeno, all’inverso, ad essere una “minoranza remissiva”,
nascondendo la fede e la visione del mondo e dell’uomo che ne deriva: infatti papa Benedetto non dice di scomparire, ma richiama la presenza ecclesiale nel dibattito pubblico, per la libertà e la pace.
Erio Castellucci, vescovo di Carpi
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Cristiani di appartenenza

Ora che la campagna elettorale (forse) è finita, vorrei fare una breve considerazione su un certo modo di esprimere la propria “fede”.
Questo sventolare di rosari, invocazioni mariane, ha infastidito parecchi cattolici, quelli che cercano di vivere in coerenza con il Vangelo.
Però non era a loro che il messaggio era rivolto, ma ai cristiani di “appartenenza”, coloro che sono tali solo perché sono nati in Italia, sono stati introdotti alla fede in un certo modo, fatto di comandamenti, preghiere, invocazioni e rosari, e la vivono in modo molto “tradizionale”.
A questi cristiani il messaggio è giunto “forte e chiaro”, e lo hanno in gran parte condiviso.
Franco Rosada

Monsieur Batignole

batignole

Questa è la storia di un bambino ebreo, nascosto da una famiglia belga, grazie a una rete di resistenza. La famiglia è cristiana, ignora la vera identità dei genitori di questo bambino, questi ultimi ignorano dove il bambino sia nascosto.
La rete di resistenza ha organizzato una sorta di sorveglianza o ispezione delle famiglie presso cui sono nascosti i bambini. Un giorno la famiglia di cui stiamo parlando prende contatto con la rete di resistenza. Accusa il bambino, che ha sei o sette anni, di aver rubato. Una donna viene incaricata di andare a vedere cosa sia successo. Apprende che il bambino è un ladro e che la famiglia che lo ospita non ne vuole più sapere di lui. Atterrita, la delegata chiede di poter riferire il tutto al capo della rete, che si assume il rischio di andare personalmente a trovare la famiglia adottiva e dunque di svelarsi come superiore della donna. Del resto, aveva rimproverato quest’ultima, chiedendole come aveva potuto lasciar dire che un bambino di sette anni era un ladro…
Arriva nella famiglia e la cosa gli viene confermata: il bambino è un ladro, non è più ben accetto.
Il capo della resistenza chiede allora di parlare al bambino a quattr’occhi. Gli fa la predica, parlandogli come a un adulto e gli spiega:
– Non va bene il modo in cui ti comporti. Questa gente rischia la vita per salvare la tua e tu non trovi nulla di meglio da fare che rubare.
E non soltanto ha rubato, ma mente, anche, poiché nega di averlo fatto. E seguita con ostinazione a negare di fronte al capo della rete.
Improvvisamente, questi ha un’illuminazione, di quelle che purtroppo non vengono abbastanza spesso alla mente quando si parla con un bambino:
– Ma dimmi, cosa sei accusato di aver rubato?
Fino a quel momento, nessuno aveva parlato dell’oggetto rubato che aveva provocato l’accusa.
Il bambino risponde:
– Dicono che ho rubato il piccolo Gesù nella culla.
II capo della rete chiede:
– E non è vero?
Il bambino risponde:
– No, non è vero!
– Ma allora, che hai fatto?
– Non l’ho rubato. L’ho soltanto nascosto.
– E perché l’hai nascosto?
– Perché è ebreo!
Tratto da: Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001
27 gennaio 2017, giornata della memoria
P.S. Il titolo e l’immagine sono solo in parte fuorvianti

L’Islam è il nemico?

“Mi fece riflettere il fatto che gli stessi musulmani, spesso guardati con diffidenza dai cristiani, vedevano questi ultimi come sodali degli occupatori europei dei loro paesi. Nei periodi storici di crisi, le persone tendono a sfogare la rabbia contro nemici identificati con religioni diverse dalla propria, ad essi opposta. Quel che dopo il 1929 condusse all’Olocausto degli ebrei si sta ripetendo oggi con l’avanzata dell’Isis. Ma l’Islam non è questo. Io collaboro con l’AECNA (Amicizia Ebriaico-Cristiana di Napoli) per dimostrare che ciò che sta succedendo al di là delle nostre coste può succedere anche qui. Se l’uomo diventa aggressivo e avido ci sarà la guerra, mentre noi dobbiamo cercare la pace”.
Nasser Hidouri, imam di San Marcellino (CE)
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I genocidi del ‘900

Dalla basilica di San Pietro, dove ieri ha celebrato la messa per il centenario del “martirio” (Metz Yeghern) armeno, il ricordo del Papa è andato anche ad “altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia”. Non prima di aver parlato del “grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra. Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’”. Per il Pontefice ricordare genocidi e stermini di massa “è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!”.
Daniele Rocchi, SIR, 13 aprile 2015
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