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Cristiani di appartenenza

Ora che la campagna elettorale (forse) è finita, vorrei fare una breve considerazione su un certo modo di esprimere la propria “fede”.
Questo sventolare di rosari, invocazioni mariane, ha infastidito parecchi cattolici, quelli che cercano di vivere in coerenza con il Vangelo.
Però non era a loro che il messaggio era rivolto, ma ai cristiani di “appartenenza”, coloro che sono tali solo perché sono nati in Italia, sono stati introdotti alla fede in un certo modo, fatto di comandamenti, preghiere, invocazioni e rosari, e la vivono in modo molto “tradizionale”.
A questi cristiani il messaggio è giunto “forte e chiaro”, e lo hanno in gran parte condiviso.
Franco Rosada

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Monsieur Batignole

batignole

Questa è la storia di un bambino ebreo, nascosto da una famiglia belga, grazie a una rete di resistenza. La famiglia è cristiana, ignora la vera identità dei genitori di questo bambino, questi ultimi ignorano dove il bambino sia nascosto.
La rete di resistenza ha organizzato una sorta di sorveglianza o ispezione delle famiglie presso cui sono nascosti i bambini. Un giorno la famiglia di cui stiamo parlando prende contatto con la rete di resistenza. Accusa il bambino, che ha sei o sette anni, di aver rubato. Una donna viene incaricata di andare a vedere cosa sia successo. Apprende che il bambino è un ladro e che la famiglia che lo ospita non ne vuole più sapere di lui. Atterrita, la delegata chiede di poter riferire il tutto al capo della rete, che si assume il rischio di andare personalmente a trovare la famiglia adottiva e dunque di svelarsi come superiore della donna. Del resto, aveva rimproverato quest’ultima, chiedendole come aveva potuto lasciar dire che un bambino di sette anni era un ladro…
Arriva nella famiglia e la cosa gli viene confermata: il bambino è un ladro, non è più ben accetto.
Il capo della resistenza chiede allora di parlare al bambino a quattr’occhi. Gli fa la predica, parlandogli come a un adulto e gli spiega:
– Non va bene il modo in cui ti comporti. Questa gente rischia la vita per salvare la tua e tu non trovi nulla di meglio da fare che rubare.
E non soltanto ha rubato, ma mente, anche, poiché nega di averlo fatto. E seguita con ostinazione a negare di fronte al capo della rete.
Improvvisamente, questi ha un’illuminazione, di quelle che purtroppo non vengono abbastanza spesso alla mente quando si parla con un bambino:
– Ma dimmi, cosa sei accusato di aver rubato?
Fino a quel momento, nessuno aveva parlato dell’oggetto rubato che aveva provocato l’accusa.
Il bambino risponde:
– Dicono che ho rubato il piccolo Gesù nella culla.
II capo della rete chiede:
– E non è vero?
Il bambino risponde:
– No, non è vero!
– Ma allora, che hai fatto?
– Non l’ho rubato. L’ho soltanto nascosto.
– E perché l’hai nascosto?
– Perché è ebreo!
Tratto da: Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001
27 gennaio 2017, giornata della memoria
P.S. Il titolo e l’immagine sono solo in parte fuorvianti

L’Islam è il nemico?

“Mi fece riflettere il fatto che gli stessi musulmani, spesso guardati con diffidenza dai cristiani, vedevano questi ultimi come sodali degli occupatori europei dei loro paesi. Nei periodi storici di crisi, le persone tendono a sfogare la rabbia contro nemici identificati con religioni diverse dalla propria, ad essi opposta. Quel che dopo il 1929 condusse all’Olocausto degli ebrei si sta ripetendo oggi con l’avanzata dell’Isis. Ma l’Islam non è questo. Io collaboro con l’AECNA (Amicizia Ebriaico-Cristiana di Napoli) per dimostrare che ciò che sta succedendo al di là delle nostre coste può succedere anche qui. Se l’uomo diventa aggressivo e avido ci sarà la guerra, mentre noi dobbiamo cercare la pace”.
Nasser Hidouri, imam di San Marcellino (CE)
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I genocidi del ‘900

Dalla basilica di San Pietro, dove ieri ha celebrato la messa per il centenario del “martirio” (Metz Yeghern) armeno, il ricordo del Papa è andato anche ad “altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia”. Non prima di aver parlato del “grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi -, oppure costretti ad abbandonare la loro terra. Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’”. Per il Pontefice ricordare genocidi e stermini di massa “è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!”.
Daniele Rocchi, SIR, 13 aprile 2015
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Narrare la fede

Il nucleo della nostra fede è narrativo. Gli ebrei raccontano: ‘Eravamo schiavi e Dio ci ha liberati…’. Per noi cristiani ‘il Signore Gesù alla vigilia della sua morte prese il pane…’, oppure: ‘Il Signore Gesù ci ha liberati dalla morte…’. Storie del passato, ma strettamente legate alla vita di oggi. Tocca a noi continuare a renderle vive. Il Salmo 78 ci invita: ‘Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai nostri figli…’. E i bambini sono affascinati dal passato, soprattutto se è possibile riviverlo per il presente.
Io sono un prete, non ho figli, ma ho 18 nipoti e seguo tante famiglie. La mia esperienza mi dice che bisogna sfruttare il sacro momento in cui il bambino si corica, non ha più la tv e i videogiochi. C’è il libricino illustrato e la voce della mamma, del papà, dei nonni. Perché in quel momento non raccontare storie bibliche? Ce n’è una per ogni situazione. Ma si può raccontare anche in vacanza, durante una gita, camminando insieme.
Jean Pierre Sonnet
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Ci saremo anche noi

Il 29 marzo ci saremo anche noi in piazza Carignano a Torino per fare le “Sentinelle in piedi”.
Come Forum Famiglie Piemonte non ci piacciono le esibizioni e le prove di forza.
Desideriamo essere cristiani nella nostra vita quotidiana e i cristiani anzitutto vivono e testimoniano una realtà più grande di loro, senza grancassa. Ma questa volta è diverso.
Prima di tutto c’è lo stile che ci convince: nessun discorso, nessun comizio, nessun avversario. Solo silenzio, riflessione, presenza.
Poi c’è il contenuto: noi crediamo nella famiglia naturale, quella fondata sull’unione tra uomo e donna, crediamo che i figli abbiamo diritto ad avere come riferimento un padre e una madre, vogliamo continuare ad educare i nostri figli con questi valori. Non vogliamo che quello in cui noi crediamo, se affermato pubblicamente, diventi un’espressione di omofobia e quindi perseguibile per legge, come prevede il DDL Scalfarotto.
Paolo Frand Pol e Franco Rosada, a nome del Direttivo del Forum Famiglie Piemonte

 

Ecumenismo e martirio

«Per me l’ecumenismo è prioritario. Oggi esiste l’ecumenismo del sangue. In alcuni paesi ammazzano i cristiani perché portano una croce o hanno una Bibbia, e prima di ammazzarli non gli domandano se sono anglicani, luterani, cattolici o ortodossi. Il sangue è mischiato. Per coloro che uccidono, siamo cristiani. Uniti nel sangue, anche se tra noi non riusciamo ancora a fare i passi necessari verso l’unità e forse non è ancora arrivato il tempo. L’unità è una grazia, che si deve chiedere. Conoscevo ad Amburgo un parroco che seguiva la causa di beatificazione di un prete cattolico ghigliottinato dai nazisti perché insegnava il catechismo ai bambini. Dopo di lui, nella fila dei condannati, c’era un pastore luterano, ucciso per lo stesso motivo. Il loro sangue si è mescolato. Quel parroco mi raccontava di essere andato dal vescovo e di avergli detto: “Continuo a seguire la causa, ma di tutti e due, non solo del cattolico”. Questo è l’ecumenismo del sangue. Esiste anche oggi, basta leggere i giornali. Quelli che ammazzano i cristiani non ti chiedono la carta d’identità per sapere in quale Chiesa tu sia stato battezzato. Dobbiamo prendere in considerazione questa realtà».
Papa Francesco, intervista ad Andrea Tornielli, La Stampa, 15 dicembre 2013
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