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L’equilibrio (del più forte)

Può non piacere l’attore protagonista, può non piacere la modalità delle riprese (molti piani sequenza, molti corridoi), può non piacere lo sviluppo della trama, ma è certo che film di Marra, L’equilibrio, “disturba” e fa riflettere.
Scrive Paola Casella, recensendo il film: “L’equilibrio vero è totalmente assente da una situazione sociale in cui tutto pende dalla parte della criminalità, da cui dipendono la sicurezza, il lavoro, il futuro della comunità.
Il grande assente, in gran parte del Sud del Paese, è lo Stato: un convitato di pietra sostituito simbolicamente da una capra che pascola indisturbata all’interno di un campetto sportivo, mandando chiaro il messaggio alle giovani generazioni – casomai avessero qualche velleità rivoluzionaria – su chi comanda in quei luoghi, e chi non verrà mai a fermarlo”.
Franco Rosada
P.S. Dimenticavo: il protagonista del film è un parroco.

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Il relativismo pratico

Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo.
Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’omnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati.
Vi è in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.
La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito.
È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi.
È anche la logica interna di chi afferma: “lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia, perché i loro effetti sulla società e sulla natura sono danni inevitabili”.
Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione?
Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori?
Papa Francesco, Laudato sì, n. 122-123