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Corridoi umanitari


Gufran è in quinta e le maestre sono entusiaste di lei. La bambina che, appena arrivata dal campo profughi di Tel Abbas in Libano, diceva «Da grande voglio fare l’avvocato per i diritti umani», sta dimostrando tutta la sua determinazione. È autorevole anche per i suoi fratelli grandi. È entrata negli scout e ti parla delle uscite al Truc Bandiera di Rivalta, al Castello di Rivoli, in Val Susa. Degli scout è entusiasta Ahmed, 9 anni, che gioca a calcio nella polisportiva come Abderrazzak, che di anni ne ha 13. Bayan, 7 anni, dice di sé che a scuola è una delle più brave.
Un anno dopo l’arrivo in Italia attraverso il corridoio umanitario gestito dalla Comunità di Sant’Egidio e Tavola Valdese con Operazione Colomba, ogni componente della famiglia di Ali Al Abdallah, marmista di Aleppo con nove figli, ha la sua storia italiana da raccontare. E insieme ai volontari dell’Unità Pastorale 9 – San Donato e Sant’Alfonso – che hanno creduto nel progetto di sostenere per due anni l’inserimento di questa famiglia, racconta una storia di impegno, riconoscenza, serietà, dove tante persone hanno davvero «fatto rete». «Siamo arrivati a 170 famiglie che ogni mese mettono dai 20 ai 100 euro per aiutare questi genitori e i loro figli. La famiglia Al Abdallah ce la sta mettendo tutta», dice Tommaso Panero, che coordina gli interventi, tiene sotto controllo le pratiche burocratiche…
Maria Teresa Martinengo, La Stampa, 23 aprile 2018
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Corridoi umanitari: cosa possiamo fare noi?

“In Italia recentemente ci sono state alcune polemiche sul soccorso in mare alle persone che fuggono dalla guerra. Questo programma dei corridoi umanitari è fuori da ogni polemica, non accetta alcun tipo di polemica, è un programma di pace, di bene, di convivenza e di integrazione. Benvenuti in Italia e siate sicuri che tutto il popolo italiano è felice di accogliervi e di darvi un futuro”.
Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha accolto questa mattina all’aeroporto di Fiumicino altri 68 profughi siriani giunti in Italia dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia e Tavola valdese.
Domani sono previsti altri 57 arrivi per un totale di 125 persone, per lo più nuclei familiari, tra cui 48 minori. Il più piccolo si chiama Hikmat: ha tre mesi ed è il quinto figlio di una famiglia di Homs.
Con gli arrivi di oggi, il progetto ecumenico dei Corridoi umanitari ha raggiunto la cifra di quasi 800 profughi arrivati in sicurezza e legalmente in Italia, dal febbraio 2016, in accordo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno.
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Ti interessa saperne di più? Cliccando qui potrai conoscere l’iniziativa dell’UP9 di Torino che ha aderito a questo progetto!
Vedi anche La Stampa del 30 aprile 2017!