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“Femministe” musulmane

«Essere una musulmana non è facile. Essere una musulmana italiana è ancora più difficile, tutti ti guardano con sospetto. Prova tu a presentarti a un colloquio di lavoro con il velo, pur avendo un nome e un cognome italianissimo. Ma credo che tutte queste difficoltà fortifichino la fede»…
«E’ uno stereotipo pensare che le donne si convertano per volontà di un uomo. Nell’Islam trovano piuttosto valori diversi, si sentono maggiormente protette, non sono oggetto di mercificazione e ritrovano una dignità perduta»…
«l’Islam ti regala un nuovo nome, nuove regole di vita quotidiana, e lo fa in un momento di grande crisi economica e sociale»…
«Fino ad un certo punto il velo è stato considerato un simbolo di sottomissione. Tuttavia oggi questo stesso simbolo si trasforma in uno strumento identitario»…
Si parla di femminismo islamico anche nelle comunità di convertite italiane. Non ci si concentra più sui concetti di obbedienza e di poligamia. Ma si mette in luce come nel Corano sia sancito il diritto delle donne al divorzio, al proprio patrimonio e alla propria individualità… A questo si somma il profondo senso di ingiustizia che si prova come madri di fronte a una comunità percepita come perseguitata e come donne di fronte agli abusi di una società che usa il corpo di una donna come merce».
Marta Serafini, Corsera,  13 ottobre 2015
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