Archivi tag: coppie

Sempre meno famiglia

C’è molta meno famiglia, oggi in Italia, dove siamo entrati nell’inverno demografico stabile. Tra gli altri, lo ha spiegato anche un articolo sull’Osservatore Romano nel dicembre 2015, il demografo Roberto Volpi. Secondo Volpi, infatti, «non c’è stata affatto una compensazione dei matrimoni grazie a convivenze e coppie di fatto, né compensazione dei figli, come si lascia credere. Negli ultimi due-tre decenni a vincere, aumentando in misura quasi esponenziale, sono state soltanto le famiglie unipersonali, ovvero quelle composte da una sola persona, ovvero ancora le non famiglie, arrivate alla cifra di 7,7 milioni due anni fa, oggi probabilmente attorno agli otto milioni. E questo mentre le coppie, comprensive di quelle non unite in matrimonio, sono appena 13,7 milioni in una popolazione di sessantuno milioni, delle quali ben cinque milioni senza figli».
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Metodi naturali e infertilità

II vertiginoso aumento dell’infertilità di coppia rilancia la necessità di conoscere i ritmi del corpo. E rende indispensabile approfondire la via etica alla natalità sostenuta da Paolo VI nella Humanae vitae
La medicalizzazione della procreazione e i pretesi nuovi diritti procreativi, dal diritto a non avere figli al diritto al figlio, producono spesso nuove e profonde sofferenze personali e sociali.
I coniugi John e Evelyn Billings raccolsero l’appello rivolto da Paolo VI agli uomini di scienza nell’enciclica Humanae vitae (n.24), affinché offrissero «una base sufficientemente sicura a una regolazione delle nascite fondata sull’osservanza dei ritmi naturali»: missione difficile, soprattutto per l’humus culturale fortemente avverso.
Eppure, questo lavoro, anche se poco valorizzato, ha consentito di diffondere una conoscenza preziosa per il mondo scientifico e per la vita di numerose coppie, rappresentando un valido supporto nella ricerca di una gravidanza da parte di coppie – sempre più numerose – con difficoltà a concepire.
Inoltre rappresenta un argine culturale, educativo, etico e psicosociale alle delicate questioni che coinvolgono la sessualità, la famiglia e la vita, tra le quali la “decostruzione” della struttura sessuata dell’essere maschile e femminile prodotta dall’ideologia del gender, l’oscuramento dei diritti del concepito conseguente all’aborto e alla procreazione eterologa (che oltre a negare la vita a molti embrioni moltiplica le figure genitoriali dei “sopravvissuti”), e infine le soluzioni giurisprudenziali assunte come “scorciatoie” normative.
Angela Maria Cosentino, Avvenire 20 novembre 2014
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A metà del cammino sinodale

Il mondo attuale sembra valorizzare una affettività senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. Di fatto, la questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole che non aiuta sempre i soggetti a raggiungere una maggiore maturità. In questo contesto, le coppie sono talvolta incerte, esitanti e faticano a trovare i modi per crescere. Molti sono quelli che tendono a restare negli stadi primari della vita emozionale e sessuale. La crisi della coppia destabilizza la famiglia e può arrivare attraverso le separazioni e i divorzi a produrre serie conseguenze sugli adulti, i figli e la società, indebolendo l’individuo e i legami sociali. Anche il calo demografico non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.
In questo contesto la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di speranza e di senso. Occorre muovere dalla convinzione che l’uomo viene da Dio e che, pertanto, una riflessione capace di riproporre le grandi domande sul significato dell’essere uomini, possa trovare un terreno fertile nelle attese più profonde dell’umanità. I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana anche in un tempo segnato dall’individualismo e dall’edonismo. Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche di chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più disparate. Questo esige che la dottrina della fede, da far conoscere sempre di più nei suoi contenuti fondamentali, vada proposta insieme alla misericordia.
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L’amore nella coppia è amore che salva

La croce, il sacrificio, il negativo nella vita di coppia e di genitori può o distruggere o potenziare la vita di coppia. Certe coppie, in condizioni di fatica, con molti problemi, si trovano addosso una cappa di piombo che impedisce loro di vivere con serenità. Può avvenire però anche il contrario, se le difficoltà vengono vissute come qualcosa che permette di esprimere più amore. La sofferenza ripetuta, prolungata può infiacchire, ma se si punta lo sguardo su colui o colei per cui si vive quella situazione di fatica, si scopre la radice di amore che è presente in quel sacrificio. Allora non si vive più quella situazione in modo frustrato, stanco, avvilito, ma pur nella croce, nel limite della sofferenza, si tiene vivo e si fa crescere l’amore.
Molte volte si spiega il sacrificio con l’espressione “bisogna, mi tocca” e allora si fa fatica ad andare avanti: non siamo più noi allora che viviamo la vita, ma è la vita che vive noi, e ne perdiamo la ricchezza. L ‘amore nel sacrificio, l’amore fino a dare la vita, è invece dar senso ad essa fino a “perdere la propria vita” per amore.
L’amore nella coppia è amore che salva.
Gesù, amandoci fino a morire, ha preso su di sé i nostri peccati e li ha amati fino a portarli sulla croce con sé per salvarci. L’amore degli sposi è un amore che redime, che salva, prendendo su di sé i difetti di lui, di lei, consumandoli nell’amore.
Questa è una cosa difficilissima. Generalmente il difetto di lui o di lei è un’occasione per distinguersi: “ma io non sono così”. I difetti mettono tra i due un velo di incomunicabilità, diventano spesso occasione di autogiustificazione per amare meno o in modo diverso: voglio l’altro così. Gesù, salvandoci, ha amato anche il nostro negativo. Spesso, invece, si rischia di sposare il positivo di lui o di lei, e quando si scopre il negativo si conclude: non sei la persona che amo. Per verificare se si mettono le “vele” nella posizione giusta, bisogna vedere se si è capaci di amare anche i difetti della moglie o del marito.
Amarli vuoi dire guardarli in modo diverso. Un papà e una mamma guardano i difetti dei figli sostanzialmente come propri: è naturale. Questo è l’amore che si deve avere anche come marito e moglie, perché solo considerandone i difetti come propri si è nella condizione di usare il modo giusto per aiutare la persona, amata con quel difetto, a correggersi e a crescere, per quello che può. Altrimenti ci si rinfaccia reciprocamente i difetti e ci si sfoga soltanto, anche se si dice la verità, ma ciò non serve. La verità detta da Gesù è detta per salvare.
L’amore che ama fino a dare la vita l’uno all’altro produce la gioia, la gioia dell’unità. E questa gioia si deve vedere, segno di un amore che sta crescendo nella maturità, secondo la grazia ricevuta dal Signore.
Mons. Renzo Bonetti

Cambiare ogni tanto fa bene

Oggi abbiamo cambiato “parrocchia”. Le coppie di un Gruppo Famiglia ci hanno invitato nella loro comunità per la festa in preparazione al Natale. Abbiamo pranzato con loro e abbiamo conosciuto due nuove coppie, che ci hanno regalato qualche “pezzo” della loro vita. Poi abbiamo riflettuto, partendo dal’ultimo numero della rivista, tutti insieme sulla sobrietà.
E’ stata una bella giornata: vale la pena ogni tanto uscire dal proprio guscio, cambiare “parrocchia”. E’ questo il bello dei GF!
Noris e Franco

 

Equipes Notre Dame

Le Equipes Notre Dame (END) non sono nate da un progetto pianificato a tavolino, né dalla risposta ad una necessità pastorale: sono sorte per l’iniziativa e per l’esigenza maturata da coppie di sposi.
Sono nate [nel 1947] perché rispondevano ad un bisogno ormai diffuso nel laicato più sensibile, che aveva preso coscienza di come il repentino e cospicuo allungarsi della vita media aprisse al cammino di coppia un itinerario più lungo e complesso di quello racchiuso nella funzione riproduttiva; che comprendeva come la vita di coppia fosse un itinerario vocazionale e salvifico non subalterno; che voleva confrontare il significato del sacramento del matrimonio con il vissuto della propria esperienza; che cominciava a prendere consapevolezza del proprio ruolo all’interno della comunità ecclesiale.
Il fatto che il Movimento sia nato per rispondere all’esigenza delle coppie, gli ha lasciato impresso uno stile: È per questo che le END si sentono impegnate in una riflessione permanente su come armonizzare il carisma ispiratore con la lettura dei segni dei tempi che interrogano la coppia in ogni stagione della storia, e tendono a valorizzare la propria esperienza alla luce della Parola di Dio.
Tratto dal sito: http://www.equipes-notre-dame.it/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=67&lang=it