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L’amore coniugale


L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione.
Invece l’amore è il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
Troppo poco si è fatto in campo educativo per svelare questa differenza e così si sono creati disagi nelle persone e nelle coppie. Non si è mai detto sufficientemente che l’amore non è tanto sentire delle emozioni, ma è promuovere sé stessi e l’altro, che è una realtà da costruire e da far crescere nell’ascolto, nel confronto, nell’analisi dei propri atteggiamenti, nella pulizia dei propri affetti.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Una santità concreta


Pierluigi Proietti, che con la moglie Gabriella costituisce la coppia di sposi collaboratori dell’Ufficio Cei, ci invita a “stare con i piedi per terra” e a contrapporre alla “cultura del provvisorio e alla fragilità dei legami l’audacia di un progetto di vita”.
La moglie Gabriella spiega che in famiglia occorre prendersi cura l’uno dell’altro, “essere disposti nella coppia a crescere e a far crescere l’altro; con i figli a dare la libertà e il permesso di essere se stessi e di fiorire secondo i propri talenti e le proprie vocazioni”.
Ma occorre inoltre “vivere il matrimonio da alleati contro un comune nemico: la discomunione sempre in agguato, complici nel bene, e non in competizione l’uno con l’altro”. E ancora, farsi carico dell’altro, “soprattutto delle sue fragilità, accogliendole e zappettandole amorevolmente giorno per giorno, senza essere passivi nel subire né frettolosi e pretenziosi nell’esigere”.
Infine “mollare l’osso: chiedere perdono e perdonarsi ogni giorno settanta volte sette”.
Dunque la comunione familiare può essere “un cammino di santificazione”? Sì, rispondono i coniugi Proietti, a condizione che sia “un cammino verso la piena umanizzazione” nel quale santità non è sinonimo di masochismo ma di beatitudine, ossia di felicità.
Una “santità della porta accanto, dell’ordinario”, che “non fa notizia come quella straordinaria dei grandi santi, ma può spostare ugualmente le montagne e sgretolare la ‘durezza del cuore’ che tutti abbiamo”. E se la famiglia è “in continua conversione e lavoro su di sé, in un vero cammino di santificazione, cioè di progresso quotidiano verso una maggiore pienezza e felicità di tutti i suoi membri, nella consapevolezza che non si arriva mai alla perfezione ma, all’interno dei limiti di tutti, si può crescere”, finisce per essere attrattiva, assicura ancora Gabriella. “Quando le nostre coppie rifioriscono – racconta -, altre coppie si avvicinano e chiedono ‘ma cosa è successo? Siete cambiati…come avete fatto?… Possiamo venire anche noi?’”. “Quella fioritura – conclude – è il loro cammino di santificazione, è il Vangelo del matrimonio che sparge semi di evangelizzazione”.
Fonte: https://agensir.it/chiesa/2019/04/24/famiglia-don-gentili-cei-accogliere-la-rivoluzione-della-tenerezza-e-allenare-il-cuore-al-perdono/

Per tutta la vita


Oggi non siamo più abituati a qualcosa che realmente dura per tutta la vita. Se ho un lavoro, so che potrei perderlo contro la mia volontà o che potrei dover scegliere una carriera diversa. È difficile persino star dietro al mondo, in quanto tutto intorno a noi cambia, le persone vanno e vengono nelle nostre vite, le promesse vengono fatte ma spesso sono infrante o lasciate incompiute.
L’attuale contesto rende tutti prigionieri della cultura del provvisorio, dell’effimero, una cultura che aggredisce le radici stesse dei nostri processi di maturazione, della nostra crescita nella speranza e nell’amore.
Ma nell’amore non c’è il provvisorio – questo si chiama entusiasmo, incantamento – ma l’amore è definitivo, è la metà dell’arancia, tu sei la mia metà, tutto per tutta la vita.
Papa Francesco, sabato 25 agosto 2018
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Vino nuovo in otri nuovi

Pierluigi e Gabriella Proietti sono sposati dal 2000 e hanno entrambi alle spalle l’esperienza dolorosa di un fallimento matrimoniale e di una lunga e difficile causa per ottenerne il riconoscimento di nullità.
Pierluigi ha un figlio, Gabriella una figlia.
Hanno rispettivamente 61 e 63 anni e sono la coppia che collabora con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei.
Saranno loro a guidare i laboratori di consulenza al nuovo corso di alta formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale “La forza dell’amore: vino nuovo in otri nuovi”.
I quattro laboratori prevedono esercizi curiosi: sposogramma, geniogramma, viziogramma, dominiogramma.
In estrema sintesi, il primo laboratorio dedicato alla comunicazione nella coppia, “sposogramma” ha come riferimento biblico l’inno di Adamo in Genesi quando vede Eva e la definisce “Issha” che in ebraico significa sposa ma anche amica, sorella, amante (stessi significati di “Ish” al maschile). L’esercizio intende analizzarne lo status nella coppia per migliorare/integrare queste quattro dimensioni della vita matrimoniale.
In Genesi 3 si dice “lascerà suo padre e sua madre”: con “geniogramma” proponiamo una sorta di albero genealogico nel quale annotare aggettivi positivi e negativi di nonni, genitori, se stessi e coniuge per individuare con l’aiuto del conduttore del gruppo condizionamenti e ferite psico-affettive ricevute e prendere consapevolezza che tutti siamo stati in qualche modo feriti ma siamo anche tutti feritori.
“Viziogramma” parte dall’esame dei vizi capitali nella vita di coppia e di famiglia. Ne abbiamo individuato 11, ognuno con la mappa dei comportamenti quotidiani che ne derivano, e invitiamo gli sposi a prendere coscienza dei propri e di quelli del coniuge. Il passo successivo è imparare a farsi da specchio l’uno con l’altro e acquisire strumenti per sostenere l’impegno al cambiamento.
L’ultimo laboratorio è dedicato al problema del potere nella coppia all’interno della quale c’è spesso una lotta per il predominio, nemico della comunione. “Dominiogramma” aiuta a prenderne coscienza e ad imparare a confrontarsi in modo costruttivo con il coniuge come davanti a uno specchio.
Fonte: SIR, 31 maggio 2018

Una storia d’amore


Come sarà la nostra vita insieme? Cosa ne sarà dei nostri progetti?
Sapremo superare le delusioni della vita?
Provate a guardare questo breve filmato in coppia cliccando qui e poi ragionateci su…

 

Discernimento per coppie dal futuro incerto

Un’esperimento, realizzato in un Tribunale negli Stati Uniti con l’accordo degli avvocati divorzisti locali, alle coppie che chiedevano di portare in tribunale la pratica di divorzio è stato proposto di partecipare ad un percorso di “discernimento”, che prevedeva colloqui con terapeuti per capire meglio se davvero il divorzio era ciò che si desiderava (da uno a cinque incontri), ed eventualmente proseguire con il divorzio, oppure avviare un percorso di terapia familiare, o un periodo di prova di sei mesi, in cui entrambi i partner decidono di verificare davvero se il legame di coppia e il matrimonio fossero davvero finiti.
I risultati sono stati stimolanti: circa il 40% delle coppie ha deciso di NON separarsi.
Per le coppie in crisi la soluzione potrebbe essere: non rendere i divorzi più difficili, ma rendere migliori i matrimoni.
Francesco Belletti, Famiglia cristiana
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Incontri con i fidanzati: cosa servono?

…Gli incontri devono stimolare alla verifica della nostra e della loro coerenza, non ad alcune norme, ma al messaggio di Cristo: egli è morto per noi, e noi siamo capaci di dare la nostra vita per l’altro? Siamo capaci di rinunciare a qualcosa di noi per andare verso l’altro, per far sì che la nostra coppia cresca? Questo passaggio ci costerà fatica (passione e morte), ma saremo ricompensati con una maggiore solidità di coppia, una gioia più grande (la resurrezione).
Dovremo essere capaci di testimoniare la gioia del nostro credere (Paolo VI diceva che ci vogliono più testimoni che maestri), non con parole teologiche, ma con esempi credibili di vita.
Occorre invitarli a non chiudersi all’interno della loro coppia: la società e la chiesa hanno bisogno di teste pensanti, di occhi intelligenti e di cuori attenti, di tante piccole note per comporre la sinfonia di una nuova umanità. Vivere la gioia e dare speranza dovrebbero essere l’humus dal quale far emergere la presenza di Dio. A questo dovremmo aggiungere anche lo stupore: di essere amati, malgrado i nostri limiti, di vivere in un mondo creato per noi, di camminare verso un futuro più roseo. Lui/lei è una persona meravigliosa per me ed è lì per me, insieme il futuro non ci fa paura, potremo superare difficoltà, potremo sostenerci, sorridere, gioire, dare speranza, costruire una famiglia, un mondo più a misura d’uomo…
CPM Italia
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