Archivi tag: consapevolezza

Preferisco di no


Preferisco di no” è un’obiezione ferma e concisa, gentile ma irriducibile, per esprimere il proprio dissenso contro l’opacità dei tempi.
Un nodo al fazzoletto per ricordarsi che l’essere umano non è solo ciò che fa, ma anche ciò che sceglie di non fare, di non accettare, di non legittimare.
Un rifiuto che non nasce da ostilità o indifferenza, ma da uno scrupolo interiore che impone di proteggere l’umanità, in se stessi e negli altri, anche quando il prezzo è alto.
Dice “preferisco di no” chi crede che il dolore di un altro essere umano non sia diverso dal proprio, e davanti alle violazioni di dignità e diritti reagisce come limatura di ferro davanti a un magnete: non resta dov’è, perché la sostanza stessa di cui è fatto gli impone di ridurre la distanza,di prendere parte. Ma dice “preferisco di no” anche chi sa rimanere al suo posto, perché in alcuni casi il “no” può essere una zavorra preziosa, provvidenziale, che trattiene dall’accodarsi al gregge o dal mettersi a ringhiare con il branco.
È il più minuto tra gli avverbi, il “no”, eppure crepita di vita: è capace di destabilizzare il moto abituale delle cose, di scompaginare idee e posizioni debordando dagli schemi e sfidando gli idoli della neutralità e dell’equivalenza, che vorrebbero mettere tutto sullo stesso piano.
“Preferisco di no”. Un soprassalto di consapevolezza che pressioni, recinti e conformismo non riescono a contenere, che mentre nega allo stesso tempo afferma. Che cosa? Che qualcosa di incalpestabile esiste, e bisogna sottrarlo alla morsa del mondo.
Armando Buonaiuto
Curatore di Torino Spiritualità

Annunci

Il matrimonio come punto d’arrivo

Oggi il matrimonio sembra visto come un punto di arrivo anziché come un punto di partenza. Non a caso l’età media degli uomini che contraggono matrimonio è salita a 34 anni e quella delle donne è a 31 anni. Questo ha poi delle ricadute sulla decisione di avere figli e quindi genera altre implicazioni demografiche come il calo della natalità…
Per quanto riguarda i matrimoni civili sono molto più diffusi al nord, nonostante un ‘recupero’ delle regioni meridionali.
Si è più volte affermato che il nord del Paese è più secolarizzato. Io osserverei, piuttosto, che al sud sono ancora discretamente presenti forme tradizionali di socialità e di ritualità che nelle regioni settentrionali stanno progressivamente venendo meno. Per quel che so, il matrimonio al Sud è ancora una grande festa che coinvolge la famiglia allargata, gli amici e la comunità locale, e ha come perno la celebrazione religiosa”.
Sulla diffusione dei matrimoni civili, si può dare una doppia lettura.
Anzitutto si può pensare a una certa perdita di rilevanza sociale della religione. Ma ritengo che si debba inoltre sottolineare un elemento di maturazione soggettiva, che va apprezzato. Nel senso che c’è anche chi decide, controcorrente, di sposarsi, e sposarsi in chiesa e sempre più una scelta ponderata e voluta. Il matrimonio appare sempre meno come una scelta ‘trascinata’, indotta dall’ambiente, dal contesto socio-culturale in cui si vive. C’è, se vogliamo, una nuova consapevolezza: decido, un po’ fuori dal coro, di sposarmi, lo faccio con convinzione. A maggior ragione quando si tratta di un matrimonio religioso tra giovani istruiti residenti al nord.
Maurizio Ambrosini, sociologo, docente all’Università degli Studi di Milano
Tratto dall’agenzia SIR

Perché la TV vince

Radio, stampa e Internet si avvalgono, prevalentemente, della parola, e la parola non ha lo stesso impatto dell’immagine. E le immagini che passano in televisione oggi sono vincenti sugli altri strumenti di comunicazione per l’uso stesso che noi tutti facciamo del mezzo televisivo.
Una ricerca infatti ci ricorda che ben il 76 per cento degli utenti accende la televisione con il desiderio di rilassarsi. Cosa significa questo? Che scegliamo il dispositivo che ci assorbe senza richiedere da parte nostra particolari sforzi.
È probabilmente questo che rende il mezzo televisivo vincente rispetto agli altri media: la passività.
Ed è per questo che, nella maggior parte dei casi, le trasmissioni televisive, telegiornali compresi, sono sempre più costruiti in modo da non suscitare troppi problemi, omogeneizzando notizie e opinioni, deviando piuttosto verso l’effimero o i casi di cronaca nera (circoscritti ed eccezionali, nella loro brutalità).
Se l’utente si rende privo di pensiero critico davanti al mezzo tivù, ecco allora che questo può essere sfruttato allo scopo di lanciare messaggi senza però esplicitarli, come può essere per esempio il modello di uomo, di donna o di società vincente.
Tutto ciò ci deve far riflettere, specie come genitori ed educatori, su quanto la televisione sia un medium con un “peso” senza eguali, e che dobbiamo educarci a scegliere ciò che vogliamo guardare: questo ci permetterà un uso più critico e consapevole del mezzo.
Ai bambini e ai ragazzi serve il nostro esempio, decidere con loro ciò che guardano e il costante interesse per ciò che hanno visto!
Maria Rosa Pagliari (Città nuova, 15/16 2012)