Archivi tag: coniuge

Femminicidi


Nel 2005 la parola femminicidio non era ancora molto usata, ma gli omicidi in famiglia  erano già ricorrenti.
Riprendo dal numero di marzo di quell’anno della rivista Gruppi Famiglia questa lettera e parte della risposta.
——————————————————————————————–
Si stanno verificando, con una impressionante frequenza, omicidi che hanno per vittima il coniuge che vuole separarsi o si è già separato.
Perché? È mai possibile che si preferisca vedere morta la persona che si è amata che vederla rifarsi una vita? Senza poi pensare di lasciare soli i figli, visto che l’omicida sarà arrestato.
È patologia mentale, secondo voi, o un assurdo senso del possesso, per cui l’altro è mio e non ha diritto a vivere se esce dalla mia proprietà?
Maria G.
Questa attenzione dei mass media verso fatti di sangue che si consumano dentro le pareti domestiche può far nascere qualche sospetto circa il reale scopo che essi – col diffondere tali notizie spesso in modo allarmante e talvolta in modo continuo nell’arco di un breve periodo di tempo – si propongono (p.e. qualche estate fa c’erano bambini nei cassonetti ogni giorno, l’anno dopo bambine violentate un giorno sì e un giorno no, ecc., poi più nulla!).
Non si tratta certamente né di generalizzare né tanto meno di insinuare.
Ma rimane il dubbio che taluni mezzi di comunicazione, al di là dei doveri di cronaca, abbiano anche il recondito obiettivo di colpevolizzare la famiglia, come l’unica causa di certi misfatti.
Non è finita l’onda lunga di certe analisi sociologiche del secolo scorso che volevano la morte della famiglia o quanto meno il superamento della
famiglia tradizionale a vantaggio di nuove forme di famiglie.
Nell’apprendere queste notizie occorre quindi non tirare la infondata
conseguenza che la famiglia non sia una struttura relazionale da continuare
a stimare e proteggere. Occorre anche una giusta dose di spirito
critico che, senza minimizzare questi gravissimi drammi, non ci faccia
restare prigionieri di operazioni medianiche dubbie.
Mons. Gianfranco Grandis
Per visionare quel numero clicca qui!

Annunci

Vivere la Quaresima

Ognuno di noi ha dei limiti ma questi «vanno coinvolti nella nostra vocazione, dialogare con essi ponendoci la domanda: cosa posso fare io con questo limite, come portarlo addosso?».
«La domanda ci può spaventare perché ci sono tanti limiti, tante circostanze che ci tirano giù», ma non bisogna «avere paura». Inoltre, il dialogo coi propri limiti è necessario perché «anche se i peccati vanno perdonati – il sacramento della Confessione serve a questo – non finisce tutto lì. Il tuo peccato nasce da una radice, da un peccato capitale, da un atteggiamento… e questo è un limite, si deve discernere. È una strada diversa dal chiedere perdono per il peccato.
Dopo la Confessione tu devi dialogare con quella tendenza che ti ha portato ad un peccato di superbia, di vanità, di gelosia, di chiacchiere. Cosa mi porta a quello? Dialogare con il limite e discernere».
E questo dialogo «per essere ecclesiale» deve essere fatto «davanti a un testimone, a qualcuno che mi aiuti a discernere».
Papa Francesco, 15 febbraio 2018
Per leggere tutto l’articolo clicca qui!
——————————————————————————————
Con chi dialogare? Con chi ti è più vicino, con tuo marito, con tua moglie, altrimenti che vi siete sposati a fare?
Don Davide Pavanello

Accogliere il dono

All’origine dell’esperienza di coppie e di famiglia sta l’accoglienza di un dono: l’amore, che ci viene incontro nel volto del coniuge come in quello del figlio. Un dono: non qualcosa che dipende da noi, ma qualcosa che ci raggiunge immeritatamente, nel segno della gratuità.
Voi, carissimi, insegnate anche a me vescovo che l’unica misura dell’amore è andare oltre misura, l’unico calcolo possibile nelle relazioni familiari è di non farne!
Il Bambino che nasce a Natale viene come dono dall’alto. A sua madre, la Vergine Maria, e a Giuseppe è annunciato come frutto dello Spirito Santo: il loro amore sponsale, pur così grande, può solamente accoglierlo, non è ciò che lo origina.
Del resto, chi tra voi ha stretto tra le mani una creatura appena nata non ha forse sentito di accogliere il medesimo mistero che va infinitamente oltre se stesso?
È la vita, dono primo e fondamentale, che nessuno può darsi da se stesso e che è frutto dell’amore, quello di Dio Creatore e Padre e quello dei genitori resi da lui partecipi e responsabili della nascita di un figlio. Guardandolo in volto, cari genitori, voi potete ripetere le parole dell’Apostolo Giovanni: “In questo sta l’amore, non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi” (1 Gv 4,10).
Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
Lettera di Natale 2012