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20 giugno 2015: Family day?

Il corteo di domani da Piazza della Repubblica a Roma è in difesa dei bambini, del matrimonio e della vita. Sfileranno contro la legge Cirinnà sui matrimoni gay, contro la fecondazione artificiale e gli uteri in affitto, contro la legge Fedeli che educa a scuola ai gender e alla transessualità.
Ma è bene che sia soprattutto una manifestazione pro, a favore della famiglia come è sempre stata, nella storia e nella natura, quella da cui proveniamo, fatta di vecchi e di bambini, di padri e di madri, connessa alla vita e al suo fluire, di generazione in generazione. La famiglia ci insegna soprattutto una cosa: la vita non cominciò con noi né finirà con noi.
Abbiamo bisogno come il pane di un ambito in cui ci sentiamo veramente a casa, tra chi amiamo di più, anima e corpo, e parla il nostro linguaggio primario. La famiglia è un destino prima che una gabbia. Ho conosciuto dal vivo la famiglia vera e non accetterò mai di dire che è la causa principale dei delitti e dei mali presenti.
Marcello Veneziani

Coloro che domani si ritroveranno in piazza… vogliono incidere sull’azione parlamentare come se non ci fosse la carta di Nizza…
Chi imbastisce una operazione come questa è disposto a certificare l’impotenza del cattolicesimo davanti al dovere morale della mediazione democratica… Nulla che abbia a che fare con la«bellezza della diversità» che monsignor Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, invoca per dire la differenza fra l’amore dell’uomo e della donna e quello di due persone dello stesso sesso.
Nulla di quel «dialogo con chi la pensa diversamente» che perfino Comunione e liberazione ha invocato per spiegare la sua dissociazione dalla manifestazione. Un gioco politico, dunque.
Che però ha anche un lato di vita interna alla Chiesa: ché vuol anche aggredire il Papa e i suoi uomini, accusati di non tener viva la polemica sulle questioni etiche, per dedicarsi a questioni per loro secondarie come misericordia, povertà, pace, perdono.
Monsignor Galantino, qualche mese fa, disse che «un cristiano che si mette contro qualcosa o qualcuno già sbaglia». Sembrava un ammonimento generico, invece vedeva lungo.
Alberto Melloni
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Chiesa e voto di scambio

«Spero di non essere costretto, e soprattutto spero che non siano costretti i nostri fedeli, ad assistere al mortificante spettacolo di vecchi e sospetti collateralismi con candidati, con partiti o movimenti politici».
Lo ha detto il vescovo di Cassano allo Jonio e segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, in vista della prossima tornata elettorale che interesserà, oltre al Parlamento Europeo, anche alcune amministrazioni comunali della diocesi calabresi.
«È bene che sappiamo, una volta per tutte ­ ha aggiunto Galantino ­ che chiunque vede il vescovo o un sacerdote impegnarsi nell’orientare o influenzare il voto, ipotizza una sola cosa: l’ interesse personale o la ricerca di favoritismi di varia natura. Preferisco che non si realizzino opere ex novo o che non si sistemino strutture se questa deve essere la contropartita diretta o indiretta di un impegno diretto di noi sacerdoti durante le elezioni, a favore di Tizio o di Caio. Noi cristiani, sacerdoti e laici ­ ha detto ancora il presule dobbiamo dare un forte contributo per evitare gli eccessi, le divisioni, i rancori nelle nostre comunità e tra le famiglie. È triste e crea scandalo dover registrare prese di posizioni pubbliche che contribuiscono a separare piuttosto che ad unire».
«Aiutiamo e formiamo i nostri laici ­ ha concluso Galantino ­ a considerare la politica come la forma più alta di carità. Aiutiamoli e formiamoli a maturare nel bene comune, come ci chiede la Dottrina sociale della Chiesa. Incoraggiamoli a competere e a spendersi per creare condizioni di vivibilità nel nostro territorio, avendo a cuore il rispetto della persona, della legalità e dell’ educazione alla ‘vita buona del Vangelo’».
06/05/2014 Avvenire