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Come manipolare la gente


La gente non vuole la guerra. Perché mai un contadino dovrebbe rischiare la vita in guerra quando il massimo che ne può ottenere è tornare alla sua fattoria tutto intero? […] Ma, dopo tutto, sono i capi della nazione a determinarne la politica, ed è sempre piuttosto semplice trascinare la gente dove si vuole, sia all’interno di una democrazia, sia in una dittatura fascista o in un parlamento o in una dittatura comunista. […] La gente può sempre essere condotta ad ubbidire ai capi. È facile. Si deve solo dirgli che sono attaccati e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e di esporre il Paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in qualunque Paese.
Hermann Göring

L’uomo a una dimensione

Cari  e venerati fratelli cinesi,
Voi certo non vi saprete capacitare come prima di cadere noi non abbiamo messo la scure alla radice dell’ingiustizia sociale.
È stato l’amore dell’ “ordine” che ci ha accecato.
Sulla soglia del disordine estremo mandiamo a voi quest’ultima nostra debole scusa supplicandovi di credere nella nostra inverosimile buona fede (ma se non avete come noi provato a succhiare con latte errori secolari non ci potete capire).
Noi non abbiamo odiato i poveri come la storia dirà di noi.
Abbiamo solo dormito.
Quando ci siamo svegliati era troppo tardi.
I poveri erano già partiti senza di noi.
Invano avremmo bussato alla porta della sala del convito.
don Lorenzo Milani, dicembre 1954
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La società tecnologica non riesce ad imbavagliare tutti i problemi e soprattutto la contraddizione di fondo che la costituisce, quella tra il potenziale possesso dei mezzi atti a soddisfare i bisogni umani e l’indirizzo conservatore di una politica che nega a taluni gruppi l’appagamento dei bisogni primari e stordisce il resto della popolazione con l’appagamento dei bisogni fittizi.
Tale situazione fa sì che il soggetto rivoluzionario non sia più quello individuato dal marxismo classico, cioè la classe operaia, in quanto questa si è completamente integrata nel sistema, bensì quello rappresentato dai gruppi esclusi dalla benestante società, quello che Marcuse in un passo chiave del suo libro (1964) descrive come: “il sostrato dei reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre razze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili”.
Fonte: http://www.filosofico.net/onedimensionman1.htm

La verità nascosta

Il film: The Post racconta lo “svelamento” effettuato dalla stampa americana  delle verità nascoste dalla presidenza USA sulla guerra in Vietnam: un film da vedere.
Dopo la sua visione mi è tornato alla memoria un ricordo personale.
Negli anni sessanta ero abbonato ad Aggiornamenti sociali, una rivista dei gesuiti che viene pubblicata ancora oggi.
Mi ero abbonato perché la leggeva il vice-parroco, responsabile dell’oratorio, e mi aveva incuriosito.
Nel 1966 o ’67, non ricordo bene, uscì un articolo sulla guerra del Vietman che diceva, senza mezzi termini, che l’estensione della guerra al Nord del Paese si basava su un incidente creato ad arte dagli USA.
C’era già da tempo, anche in Italia, un movimento di opposizione alla guerra e decisi, un po’ incautamente, di organizzare per gli adolescenti dell’oratorio un confronto tra favorevoli e contrari, scegliendo i due antagonisti tra i giovani adulti. Sul più bello dell’incontro irruppe il viceparroco che sciolse d’autorità il confronto, accusandomi di comunismo.
Ci rimasi molto male: la mia fonte doveva essere anche la sua, ma evidentemente certe verità non gli piacevano!
Franco Rosada