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I poveri che non vediamo


La povertà è intorno a noi, ci circonda ma non la vediamo. Non abitiamo nei posti “giusti” e non abbiamo nessuna viglia di andarla a cercare.
Poi andiamo al cinema, a vedere un film libanese, e ci ritroviamo immersi fino al collo in questa povertà.
Ci possiamo illudere che sia così solo in Libano ma sappiamo che non è vero.
La storia che ci propone Nadine Labaki è universale: si è poveri perché profughi, perché immigrati clandestini, perché nati in una famiglia povera, perché semplicemente si è disgraziati (per colpa nostra o di altri).
Andate a vedere Cafarnao al cinema, e poi ne riparliamo.
Franco Rosada

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Bare galleggianti

L’attore Johnny Depp ha cercato di far entrare, illegalmente, in Australia i suoi due cani, aggirando la quarantena per gli animali domestici. Il governo ha reagito «o li porti via o li abbattiamo», la star di Hollywood ha noleggiato un aereo e salvato i cuccioli. Se la sono cavata meglio di migliaia di migranti che provano a sfuggire alla miseria dall’Asia e che la tolleranza zero dell’Australia contro i clandestini costringe all’Odissea nel Pacifico. Sulla rivista The New Republic la commentatrice australiana Chloe Angyal nota il paradosso, un Paese che si vanta nell’inno nazionale di «aprire la terra a chi viene dal mare». E invece, con il premier Tony Abbott, allontana i disperati dal Bangladesh e Myanmar dopo 2800 chilometri di terribile navigazione nell’Oceano Pacifico. Le carrette rispedite indietro dalle cannoniere affondano, chi non muore langue in campi di raccolta, tra stupri, sevizie, malattie, racket.
È questo il «modello Australia», linea dura sull’emigrazione, che la leader populista francese Marine Le Pen introdurrà se eletta all’Eliseo. Ieri il premier britannico David Cameron ha pagato il pegno della rielezione, attaccando l’emigrazione clandestina, lamentando l’aumento degli ingressi nel Regno Unito del 52%, tra il 2013-2014 318.000 emigranti, e assicurando che taglierà le quote anche per «i cervelli» specializzati a meno di 20.700 l’anno.
Indonesia e Malesia imitano l’Australia e chiudono ai «dannati della terra» di Bangladesh e Myanmar, soprattutto i poverissimi della minoranza Rohingya. L’Onu ottiene una tregua di 12 mesi per soccorrere i naufraghi, dalle navi sbarcano scheletri. Ad Auschwitz liberata 70 anni fa il grido «Mai più», guardate invece i blog dal Pacifico…
Gianni Riotta, la Stampa, 22 maggio 2015
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