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L’Islam velato


Porto lo hijab per molte ragioni. Per me la più importante è che mi permette, al lavoro, per strada, ovunque io sia, di essere considerata (e giudicata) per la mia personalità, per la mia spiritualità, per la mia mente, e non per la mia apparenza fisica.
Un altro motivo è che la bellezza che Dio mi ha dato come donna è un dono che non voglio condividere con chiunque, ma solo con chi ho scelto io. Secondo l’Islam, quando prego, devo essere coperta, anche se sono sola nella mia stanza e non ci sono uomini intorno. Questo è il modo con cui Dio mi ama e io amo Dio.
Una terza ragione per l’hijab è che aiuta la famiglia: cosa succede se un uomo per strada vede un’altra donna molto più bella della moglie? Quanta forza deve avere un uomo per rimanere con sua moglie? Con l’hijab noi aiutiamo la stabilità della famiglia, che altrimenti può essere distrutta.
Per me essere sposata ha significato avere molte opportunità nella vita, avendo accanto a me un uomo che condivide i miei ideali e mi incoraggia negli studi.
Mohammad, mio marito, è sempre stato il più forte sostenitore dei miei studi, della mia realizzazione professionale, della mia partecipazione alla vita della società, anche quando dovevo magari trascurare per qualche giorno i figli e la famiglia. Facciamo tantissime cose e le facciamo insieme.
Mahnaz Heydarpoor
Fonte: Dossier Alleanza uomo-donna, Città Nuova Editrice, Roma 2018

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Ero straniero…

Controcorrente e al di fuori di ogni convenienza politica, la campagna “Ero straniero” è una proposta di legge popolare per cambiare, in senso inclusivo, le politiche dell’immigrazione in Italia.
L’obiettivo è quello di raggiungere 50 mila firme entro 6 mesi dal 1° maggio da parte dei promotori: Centro Astalli, Radicali italiani, Casa della carità Milano, Acli, Arci, Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), Cnca (Coordinamento nazionale comunità accoglienza), A buon diritto, Cild (Coalizione italiana libertà e diritti civili).
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno pubblico di papa Francesco oltre a molti sindaci e organizzazioni come Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.
L’obiettivo politico esplicito è quello di superare la legge Bossi Fini sull’immigrazione.
Abbiamo chiesto a Donatella Parisi del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei gesuiti per i rifugiati, una presentazione della proposta rimandando per approfondimenti ai siti web dei promotori e alla pagina Facebook della campagna.
«Promuovere questa campagna è l’occasione per ribadire che accompagnare i rifugiati non significa solo essere testimoni della vita di tante persone che incontriamo e del loro carico di sofferenza e speranza, ma vuol dire soprattutto essere promotori di una nuova umanità, quell’umanità che fa bene e fa il bene. È per noi la declinazione di un impegno quotidiano nel creare percorsi di inclusione e coesione sociale a vantaggio di tutti. Questa proposta è frutto di un cammino che stanno compiendo insieme personalità e organizzazioni molto diverse tra loro, accomunate dalla necessità di un ribaltamento culturale. La paura del diverso va affrontata, il racconto dell’immigrazione va cambiato, le buone prassi che ci sono vanno fatte conoscere, affinché si diffondano e diventino strutturali. Riteniamo sia importante che il cambiamento culturale vada a stimolare anche un cambiamento legislativo. Ecco perché mettersi insieme per un’iniziativa di legge popolare».
La proposta di legge dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, si compone di 8 articoli che prevedono:
• l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione e attività d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari;
• la reintroduzione del sistema dello sponsor;
• la regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”;
• nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure per l’inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo;
• il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati;
• l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri;
• l’effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo;
• l’abolizione del reato di clandestinità».
Fonte: Città Nuova, agosto 2017

Falsi miti sui vaccini

Il vaccino antimorbillo può causare l’autismo.
Non c’è legame tra vaccini e autismo, se non una coincidenza temporale: i disturbi dello spettro autistico si presentano nell’epoca in cui è prevista la vaccinazione contro il morbillo. Questa falsa informazione origina con gli studi pubblicati da Andrew Wakefield su Lancet nel 1998. Questo lavoro non provava una vera correlazione tra autismo e vaccino antimorbillo. Tantissimi studi epidemiologici hanno in seguito smentito questa pubblicazione.
Gli immigrati fanno abbassare le soglie vaccinali.
Gli immigrati si vaccinano, quando vengono loro offerte correttamente le vaccinazioni.
Nei vaccini sono presenti metalli pesanti pericolosi.
Il mercurio non è più contenuto nei vaccini in uso nel nostro Paese.
L’alluminio è usato in quantità bassissime, inferiori a quelle con cui entriamo in contatto attraverso l’acqua. Le nano particelle sono presenti ovunque, uno dei maggiori contenitori di nano particelle con cui veniamo in contatto è l’acqua.
Somministrare più vaccini insieme aumenta gli effetti collaterali.
I vaccini combinati non danno maggiori effetti collaterali dei vaccini somministrati singolarmente (p.e. l’esavalente non dà più effetti collaterali rispetto a 6 eventuali somministrazioni distinte).
La co-somministrazione di 2 vaccini distinti può aumentare la probabilità di una reattogenicità (p.e. esavalente e meningococco B), ma che l’intensità degli effetti collaterali si sommi è difficile dimostrarlo.
Con la vaccinazione si può essere contagiosi.
Ciò è escluso per i virus che si propagano con l’aria. Nei casi in cui il vaccino contro la varicella dà luogo ad un esantema, invece, il virus potrebbe essere presente nelle vescicole e il contatto con queste potrebbe presentare un piccolo rischio di contagio.
La vaccinazione di massa è un favore alle case farmaceutiche.
Le multinazionali che producono vaccini guadagnerebbero di più se la gente si ammalasse; il guadagno sui vaccini è ridotto rispetto a quello sugli altri farmaci.
Elisabetta Franco, Professore Ordinario di Igiene, Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
Articolo tratto da Città Nuova, luglio 2017

OGE, organismi geneticamente editati

Nel 2012 Jennifer Doudna, ricercatrice dell’università della California a Berkeley, ha cominciato a dormire male. Le è successo dopo aver scoperto il meccanismo con cui le cellule riparano il proprio patrimonio genetico, quando si danneggia. Il processo, chiamato Crispr, è talmente semplice e preciso che qualunque ricercatore con un minimo di conoscenze di biologia lo può riprodurre in laboratorio.
Grazie a Crispr si possono modificare i semi di tutti gli alimenti in commercio, migliorandone le proprietà. Con una importante novità: queste manipolazioni non verranno classificate come Ogm, organismi geneticamente modificati ma come Oge, organismi geneticamente editati, perché non c’è inserimento di geni estranei alla cellula stessa.
Un metodo rapido, economico e facile da usare come Crispr non poteva trascurare l’uomo. Quindi, a quando la nascita del primo “bambino ingegnerizzato Crispr”? Quante coppie chiederanno di autorizzare la modifica del genoma dei loro figli, prima della nascita, per renderlo più “perfetto” e meno a rischio di malattie genetiche rare come la distrofia muscolare? E se una persona può modificare la propria dotazione genetica, ha ancora senso parlare di doping o è meglio abolire Olimpiadi e campionati?
Giulio Meazzini, Città Nuova, agosto 2016
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Sesso, gender e queer

Susy Zanardo è donna, mamma, docente di antropologia filosofìca e filosofia morale all’ Università Europea di Roma. Recentemente ha pubblicato su Aggiornamenti sociali un saggio che fa il punto sul dibattito m corso su Gender e differenza sessuale.
L’ha scritto perché «c’è molta letteratura in giro su questo tema, ma di solito è poco serena, poco rigorosa, fatta più di contrapposizione  ideologica che di comprensione reciproca».
Il motivo è che «la discussione è spesso condotta a livello emozionale, con reazioni anche violente, in quanto coinvolge la parte più intima e vulnerabile della nostra identità e relazionalità».
Per questo la intervistiamo, per provare a capire, con rigore ma serenamente, un tema che divide.
Per leggere tutto l’articolo, tratto da Città Nuova, n.17 2014, clicca qui!

Il “sesso” all’asilo

Si inizia a discutere in questo mesi su un documento dell’OMS intitolato: “Standard per l’educazione sessuale in Europa”.
Lo scopo del documento è promuovere: «un approccio olistico, basato sul concetto di sessualità come un’area del potenziale umano, perché aiuta a far maturare in bambine/i e ragazze/i quelle competenze che li renderanno capaci di determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo».
Quali sono queste competenze?
Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”.
A 4 anni, l’OMS afferma che i nostri figli sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”.
Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’OMS, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”
Da 9 a 15 , è bene che ricevano informazioni su dove trovare un contraccettivo e dove ottenere un aborto.
L’essere maschi e femmine è solo una questione culturale?
L’aborto è solo un diritto o è soprattutto una tragedia?
L’affettività c’entra con la sessualità o è solo un “optional”?
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