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Minoranza creativa


Nel suo viaggio di ritorno dalla visita nella Repubblica Ceca, papa Benedetto XVI definì le comunità cristiane di quel paese “minoranze creative”. Questa fu la sua risposta ad un giornalista, nel corso della consueta intervista aerea: «Normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace» (26 settembre 2009). È una geniale indicazione per tutte le comunità cristiane del mondo. Non siamo chiamati a diventare una “minoranza aggressiva”, quasi fossimo circondati da nemici e dovessimo difenderci aggredendo: a volte si ha l’impressione che alcune frange del cattolicesimo cadano in un atteggiamento anti-evangelico, assumendo come paradigma l’arroganza, così diffusa nel dibattito pubblico e nelle relazioni quotidiane. Ma non siamo chiamati nemmeno, all’inverso, ad essere una “minoranza remissiva”,
nascondendo la fede e la visione del mondo e dell’uomo che ne deriva: infatti papa Benedetto non dice di scomparire, ma richiama la presenza ecclesiale nel dibattito pubblico, per la libertà e la pace.
Erio Castellucci, vescovo di Carpi
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Una società rabbiosa

La tragedia del ponte Morandi è Genova a ferragosto ha segnato, a livello di comunicazione, il culmine di una lunga campagna accusatoria nei confronti dei precedenti responsabili della cosa pubblica.
Scrive Enzo Bianchi: “Da una decina d’anni nella nostra società assistiamo a varie manifestazioni di un grande rancore, forti risentimenti, respinte di rabbia…”.
Non stupisce dunque che, sempre nel mese di agosto, anche papa Francesco è stato oggetto di un pesante atto di accusa – con uno stile simile a quello che attraversa il nostro “dibattito” sociale – da parte di ambienti cattolici nord-americani.
Forse di tutto ciò abbiamo colto la parola “pedofilia” ma l’attacco è ben più grave. Il vero obiettivo è colpire il Papa come se fosse un pericolo pubblico per la Chiesa intera.
Francesco ha scelto il silenzio e la preghiera. Siamogli vicini.
Franco Rosada
Fonte: La voce e il tempo, 9 settembre 2018, p.11

 

Un “regalo” del colonialismo

Quando la Cina e la Chiesa cattolica si avvicinano, non tutti la prendono bene. Per questo la lunga e sofferta storia dei rapporti tra la Cina e il Papato, già prima della Rivoluzione maoista, è costellata di false partenze e fallimenti, ma anche di sabotaggi orchestrati dall’esterno.
http://www.lastampa.it/2016/08/30/vaticaninsider/ita/nel-mondo/pechino-il-papa-e-quei-sabotaggi-occidentali-DPew9bq5wfkBkOjoYW4BcO/pagina.html

I risultati del Sinodo 4

Terminato il Sinodo, cosa ci si potrà attendere ora? Naturalmente molto dipenderà dal documento con cui papa Francesco sigillerà i lavori del Sinodo, ma se, com’è prevedibile, anch’egli insisterà sul discernimento, il risultato da qui a qualche anno potrebbe essere quello di una Chiesa cattolica abbastanza diversa quanto a disciplina dei sacramenti a seconda delle zone geografiche: rigorista nei Paesi dove prevale il primato della “verità”, tollerante in altri dove prevale il primato della misericordia. Anzi la divisione potrebbe riprodursi anche all’interno di uno stesso Paese, persino delle stesse città. Sarà questa frammentazione il prezzo da pagare al discernimento, unico compromesso oggi realizzabile alla luce delle grandi differenze nella Chiesa cattolica? Oppure il documento di papa Francesco sarà tale da imporre a tutti il primato della misericordia e delle persone concrete rispetto ai sabati di ogni epoca?
Vito Mancuso, La Repubblica, 27 ottobre 2015
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A mezzo secolo dall’istituzione, il Sinodo dei vescovi ha mostrato poi la sua crescita e le sue potenzialità, che consistono soprattutto nel metodo, messo a punto negli anni e rinnovato negli ultimi tempi dalle decisioni di Benedetto XVI e di Francesco. Con l’aiuto, in questi mesi dimostratosi molto efficace, della segreteria generale con i suoi collaboratori: insomma, nonostante polemiche pretestuose, il metodo nuovo funziona ed è trasparente, come si è visto nei giorni appena trascorsi…
Le questioni dogmatiche non sono state toccate — ha ribadito con fermezza il successore dell’apostolo Pietro, che è il garante della comunione e dell’unità cattolica — ma nelle voci levatesi dai vari continenti di nuovo si è constatata la necessità dell’inculturazione, insita nella tradizione cristiana.
Gianmaria Vian, L’Osservatore romano, 26-27 ottobre 2015

I risultati del Sinodo 3

Con questo sinodo papa Francesco ha saputo chiedere e iniziare a imprimere alla chiesa cattolica un volto sinodale, una modalità di essere comunità dei discepoli del Signore che si è rivelata capace di creare concordia e unità. Questo dato è ancor più importante rispetto alle stesse conclusioni sul tema della “famiglia oggi” cui i vescovi sono giunti con un consenso di ampiezza forse da molti inattesa…
Il discorso di papa Francesco all’assemblea sinodale costituisce una precisazione dottrinale puntuale, che non permetterà più letture minimaliste e riduttive, soltanto “collegiali” del sinodo. Non solo il sinodo è valorizzato da Francesco, ma è indicato come luogo di ascolto, di confronto reciproco e di formazione di un consenso, secondo il principio caro alla chiesa del primo millennio (ma da secoli mai più ascoltato dalla bocca di un papa): “ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere discusso”. Però, si noti bene, non secondo principi mutuati dall’assetto politico democratico, ma secondo un’economia cristiana per la quale la comunione si costruisce non con criteri di maggioranza, ma in un ordine che prevede il peso dei diversi carismi e delle diverse funzioni all’interno della chiesa. La sinodalità non è opzionale, ha ricordato Francesco, ma è “costituzione” della chiesa, secondo l’intenzione dei padri, come Giovanni Crisostomo: “Chiesa e sinodo sono sinonimi”.
Enzo Bianchi
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Divorziati risposati e comunione

…Nel suo libro, Giovanni Cereti esamina la questione dell’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati a partire da un’analisi storica della prassi in uso presso la Chiesa delle origini, che andrebbe oggi ripresa e sviluppata: predicare la monogamia assoluta come ideale cristiano e assolvere, cioè riammettere all’eucaristia dopo la penitenza pubblica, coloro che hanno fallito il loro precedente matrimonio e poi sono entrati in una seconda unione. Un principio sancito esplicitamente, racconta Cereti, dal canone 8 del Concilio di Nicea, che imponeva ai novaziani (i seguaci del prete Novaziano, che contese inutilmente il papato a Cipriano, nel III sec. d. C., e le cui tesi furono successivamente giudicate eretiche) di riammettere alla comunione i cosiddetti lapsi, cioè gli apostati nella persecuzione, e gli adulteri, intesi allora nel senso evangelico, cioè di coloro che avevano ripudiato il proprio coniuge per sposarne un altro.
Per rientrare nella Chiesa i novaziani dovevano mettere per iscritto la loro volontà di riammettere all’eucaristia – se avessero ottenuto la riconciliazione con la Chiesa attraverso la penitenza – gli apostati e i divorziati risposati. Questa indicazione, racconta Cereti, pur essendo sempre stata riconosciuta dalla Chiesa, è stato però successivamente interpretata come se si riferisse ai vedovi risposati, mentre in realtà parlava proprio degli adulteri, cioè dei divorziati risposati. E infatti la prassi di riammetterli alla comunione dopo un periodo di penitenza si è conservata nella Chiesa ortodossa ma non in quella cattolica.
Per leggere tutto l’articolo http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=53413
Atri autori italiani che si sono occupati del tema:
Basilio Petrà http://www.ucipem.it/sito/attach/00421.pdf andare alla voce: Sinodo dei vescovi
Andrea Grillo http://grilloroma.blogspot.it/2014/06/dibattito-sui-divorziati-risposati-un.html

Paolo VI: nuovo beato

Appena la polvere si posa lo spettacolo che gli si presenta davanti è quello di una moltitudine di campesinos avvolta neiponcho e nelle ruana...
Paolo VI passa in mezzo a loro a lungo, stando in piedi su una jeep bianca…
A questa umanità Paolo VI propone un filo rosso decisamente forte. Perché nel suo discorso pone l’Eucaristia – ciò che il Congresso di Bogotà sta celebrando – in relazione diretta con la loro condizione. «Voi siete un segno, voi un’immagine, voi un mistero della presenza di Cristo – dice Montini ai campesinos -. Il sacramento dell’Eucaristia ci offre la sua nascosta presenza viva e reale; mai voi pure siete un sacramento, cioè un’immagine sacra del Signore fra noi, come un riflesso rappresentativo, ma non nascosto, della sua faccia umana e divina. (..) Voi – aggiunge ancora – siete Cristo per noi. Noi vi amiamo con un’affezione preferenziale; e con noi vi ama, ricordatelo bene, ricordatelo sempre, la santa Chiesa cattolica».
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