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Quale lavoro?


Oggi rischiamo di veder prevalere la dimensione quantitativa del lavoro (disoccupazione), perdendo di vista un secondo ma altrettanto fondamentale aspetto: la dimensione qualitativa. Come oggi le persone vivono il proprio rapporto con il lavoro? È un’esperienza liberante o opprimente? I lavoratori
hanno possibilità di sviluppare nuove forme di partecipazione nei luoghi di lavoro o sono costretti a moderne schiavitù? Come e quanto incide nell’organizzazione della vita personale e familiare? Senza una seria riflessione su questi termini si corre il rischio di perdere di vista la dimensione soggettiva e i valori che il mondo del lavoro produce per la persona umana.
Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Diritti e doveri

Torino è riconosciuta, e giustamente, come la città dei diritti in tanti ambiti del vissuto personale e collettivo. Sarebbe bene però far crescere anche la città dei doveri, che spesso restano inevasi e ignorati da tanti cittadini e realtà sociali, economiche e politiche. Ad ogni diritto deve corrispondere un dovere.
Penso al diritto al lavoro, a cui di fatto non corrisponde il dovere da parte dello Stato e degli Enti preposti, sia politici che economici e sociali, di far sì che tutti i cittadini abbiano assicurato un lavoro, fonte prima di dignità della persona e della sua libertà e promozione integrale. La perdita del lavoro nel nostro territorio, sia per gli adulti che lo avevano, sia per i giovani che non lo trovano, rappresenta la criticità più pesante a cui far fronte ed è dunque il primo dovere di ogni istituzione pubblica o privata.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Il fascino dei nuovi media

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Attraverso i telefonini e internet, in modo particolare le applicazioni, la rete passa un “mondo nuovo” che rischia di sfuggirci; un mondo che i ragazzi conoscono meglio dei loro educatori e che sanno usare con scaltrezza e grande abilità, ma che li conduce su vie assai rischiose e “drogate” da messaggi devastanti per la loro crescita umana ed etica.
Oltre il 60% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni possiede un telefonino; ben oltre il 90% dei giovani tra i 16 e i 24 anni. La media dei messaggi inviati si aggira sui 30 al giorno. Si parla di oltre un 22% dei ragazzi del tutto dipendente dall’uso del computer, su cui trascorre molte ore di giorno e di notte.
I media dovrebbero reagire a questo, sollecitando le famiglie e le scuole a intervenire sul piano educativo e culturale, denunciando con forza chi sfrutta questo mercato a scapito dei minori e richiamando la necessità di salvaguardare la persona e la libertà interiore dei ragazzi, per promuoverne un orientamento sano ed eticamente sensibile.
Il Papa, nei suoi recenti interventi sui media, e ancora nell’udienza al Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (22 settembre 2016), ha posto in evidenza tali problematiche. Francesco, in particolare, ha sottolineato come questi nuovi percorsi del comunicare entrino ormai prepotentemente dentro la questione antropologica e tendano a sostenere quel nuovo assetto di uomo, che si sta delineando mediante la scienza e la cultura.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Fatti “alternativi”

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Viene meno, nella cultura debole e veloce del nostro tempo, l’impegno a verificare le fonti delle notizie e a garantirsi dalla menzogna o da una non piena verità, con quella capacità critica propria dell’uomo adulto maturo.
Spesso ci si trova impotenti di fronte al diffondersi di notizie e servizi, che accentuano in modo unilaterale scampoli di opinioni, che vengono assunti come assoluti e propagandati come dogmi.
Per non parlare delle campagne orchestrate ad arte, per cui ci sono filoni di articoli e di messaggi, che, in vario modo, vengono offerti da tutti i mass media e che insistono a lungo per confer-mare tesi precostituite.
E poco importa se si rivelano fasulle o non del tutto vere: ormai sono diventate di dominio comune e non si può più facilmente modificarle o smentirle. È qui che ci serve un’etica forte e condivisa: per non limitarsi all’opinione prevalente, ai dati dei sondaggi. E per ancorarsi a un quadro di valori condivisi, che minimali non sono: il senso dello Stato, del servizio pubblico, delle istituzioni.
Districarsi dentro un mondo del genere non è facile per chi, da cristiano, desideri rimanere fedele al detto di Gesù: «Il vostro parlare (scrivere, filmare e trasmettere) sia “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37).
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Prepariamoci al Natale 2

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Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
Cari sposi e genitori, sperimentate nelle vostre case la gioia di questa realtà profondamente umana e spirituale, partecipando alla Messa insieme, come famiglia, per partecipare uniti alla mensa del Signore: è un regalo importante che vi fate reciprocamente, una testimonianza di comunione anche per i figli. Poi, giunti a casa, compite un gesto semplice e familiare: quello della preghiera di benedizione della mensa. Rendete grazie a Dio per il cibo che è suo dono e frutto del vostro lavoro e ringraziate anche per il dono dei figli, degli anziani e di quanti partecipano al pasto familiare. Ogni domenica potete ripetere questo gesto nelle vostre case: ogni domenica si rinnoverà così la gioia del Natale e della Pasqua del Signore che vive con voi.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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Prepariamoci al Natale 1

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Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui e cenerò con lui (Ap 3,20).
In ogni casa non manchi l’occasione, nel periodo d’Avvento, per rileggere alcuni brani del Vangelo di Luca che ci permettono di accompagnare il cammino delle feste natalizie. Farlo insieme, genitori e figli, è un modo per ascoltare il Signore, ma anche per ascoltarci reciprocamente e, forse, riprendere un dialogo interrotto dalle troppe attività e servizi e poco attento ai problemi ed esigenze interiori di ciascuno. Occorre riappropriarsi del tempo che si passa in casa, per non disperdere la ricchezza dell’incontro interiore e profondo tra le persone. Altrimenti il vortice delle attività e la voce forte e suadente dei mass-media diventano un’impellente necessità a cui non si riesce alla lunga a rinunciare. La lettura della Bibbia e del vangelo, insieme alla preghiera familiare, sono uno spazio di libertà per se stessi e per imparare ad ascoltare e rispondere, in famiglia, alle necessità e richieste e attese più vere di chi ci sta accanto.
+ Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino
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