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Tutti a tavola! E la preghiera?

Oggi siamo abituati ai 4 salti in padella, per dire: “non perdete tempo a cucinare, dimezzate i minuti, ottimizzate i tempi, fate in fretta”.
Non di rado si assiste che in quella mezz’ora dedicata alla cena la Tv sia l’unica parola, che l’attenzione sia tutta rivolta a lei, che qualcuno si alzi prima che il pasto sia concluso per ritirarsi in camera ad ascoltare musica, che il telefono squilli tra una portata e l’altra e che il cellulare di tutti regni incontrastato sulla tavola e lampeggi continuamente.
Invece la cena dovrebbe essere un momento d’incontro, di scambio, d’ascolto. Potrebbe diventare un momento in cui anche il nostro cuore, i nostri rapporti, possano ricevere nutrimento. Radunarsi intorno all’altare domestico insieme, senza quella fretta che caratterizza ormai le nostre giornate, sarebbe fondamentale e potrebbe diventare una preziosa opportunità per pregare insieme.
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Non tirarsi indietro

Quante volte, alla fine del week-end, ci sentiamo più stanchi del venerdì sera? A noi capita quasi tutte le domeniche. Il sabato mattina la scuola dei bambini ha organizzato l’incontro con le famiglie, la vendemmia, il giorno della caldarrosta o la recita di Natale; il sabato pomeriggio ci sono le feste di compleanno di qualcuno dei compagnetti di classe dei nostri tre bimbi o di qualche cuginetto e il concomitante impegno settimanale in parrocchia; a seguire, se ci stiamo con i tempi, la santa messa, che altrimenti seguiremo l’indomani mattina, quando i bambini sono ancora “freschi” e meno irrequieti. La cena del sabato è l’occasione per incontrarsi con gli amici che spesso trascuriamo; così, escluso il momento della celebrazione eucaristica, anche la domenica è dedicata agli “obblighi sociali”. Vediamo i nonni, incontriamo gli amici che hanno avuto dei bimbi, facciamo le visite di condoglianza, siamo a pranzo o a cena da questo o quell’amico che non vediamo da molto. Da qualche tempo si è aggiunta la necessità di condividere il dolore e la solitudine di un crescente numero di amici che sta patendo la sofferenza della separazione coniugale. La sera del giorno del Signore arriva senza che abbiamo avuto il tempo di concederci il tanto agognato riposo fisico.
Ci domandiamo spesso se questo sia giusto o se, forse, sarebbe meglio chiudersi in casa, staccare il telefono, spegnere il computer e goderci casa e bimbi (oltre che riposare). Ma, ogni volta che ci interroghiamo sul punto, giungiamo sempre alla medesima conclusione: ci sembra giusto fare ciò che facciamo.
Come esempio abbiamo Maria: Lei non si è tirata indietro…
Dorotea e Alberto Pistone