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Lavori domestici

Un mio amico viene da me a prendere il caffè,
ci sediamo e chiacchieriamo, parlando della vita…
“Vado un attimo a lavare i piatti rimasti nel lavabo”, gli dico. 
Lui mi guarda come se gli avessi detto che sto per costruire un’astronave.
Mi dice ammirandomi, ma anche un po’ perplesso:
“Buon per te che aiuti tua moglie, quando lo faccio io, mia moglie non lo apprezza.
Ho lavato in terra l’altra settimana, neanche un grazie.”
Sono tornato a sedermi con lui e gli ho spiegato che io non aiuto mia moglie.
Come regola, mia moglie non ha bisogno di aiuto, ha bisogno di un socio.

Io sono un socio in casa e per via di questa società vengono divise le mansioni ma di certo non si tratta di un supporto nella casa.
Io non aiuto mia moglie a pulire casa, perché ci abito anch’io e bisogna che pulisca anch’io.
Io non aiuto mia moglie a cucinare, perché anch’io voglio mangiare, e bisogna che cucini anch’io.
Io non aiuto mia moglie a lavare i piatti dopo cena, perché ho usato questi piatti anch’io.
Io non aiuto mia moglie con i figli, perché sono anche figli miei ed è il mio ruolo essere padre e genitore.
Io non aiuto mia moglie a stendere o piegare i panni, perché sono anche vestiti miei e dei miei figli.
Io non sono un aiuto in casa, sono parte della casa.
http://www.panecirco.com/marito-aiuta-in-casa/

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Metto su casa e poi vedo


Oggi il matrimonio è una scommessa di relazione in cui la procreazione non è automaticamente ricompresa, visto il contesto sfavorevole che si protrae e permane. In Italia fare figli è una questione che resta privata e che non gode di sostegno pubblico.
Non basta aumentare gli asili nido e introdurre il bonus bebè. Serve un disegno ampio. Le politiche sociali possono essere definite familiari solo a condizione che esprimano il fare famiglia, e non si limitino solo a perseguire un generico benessere nell’ ambito di pur strutturati programmi di welfare a sostegno di occupazione, pari opportunità, lotta alla povertà, inclusione.
L’ approdo ideale sarebbe una tassazione che consideri l’ intera famiglia come soggetto tributario, tenendo presente numero dei figli ed eventuali altri familiari a carico. È da qui che si deve partire.
Dall’intervista di Pierpaolo Donati a Giovanni Rossi per il quotidiano La nazione.
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Pastori o tosatori?

“Nel Vangelo è bello quel brano che ci parla del pastore che, quando torna, si accorge che manca una e lascia le 99 e va a cercare una. Ma, fratelli e sorelle, abbiamo una: ci mancano 99! Dobbiamo uscire, dobbiamo uscire da loro! Ma, in questa cultura, diciamoci la verità: in questa cultura ne abbiamo soltanto una, siamo minoranza, e noi sentiamo il fervore, lo zelo apostolico di andare e uscire e trovare le altre 99? Eh, quella è una responsabilità grande, e dobbiamo chiedere al Signore la grazia della generosità e il coraggio e la pazienza per uscire, per uscire ad annunziare il Vangelo”. Lo ha detto ieri sera Papa Francesco aprendo, nell’Aula Paolo VI, il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma sul tema “Cristo, tu ci sei necessario!”. Per il Santo Padre, “è più facile restare a casa, con quella unica pecorella, eh? È più facile! Eh, con quella pecorella, pettinarla, carezzarla… ma a noi preti, anche a voi cristiani, tutti, il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecorelle: pastori!”.
Papa Francesco
Agenzia SIR, 18 giugno 2013