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Festa della mamma

Celebrazione della messa in carcere la domenica, festa della Mamma. Al momento della preghiera dei fedeli, le intenzioni spontanee rivelano spontaneamente quanto il detto «Mamma ce n’è una sola» regga necessariamente l’interrogativo.
«Per la madre che mi ha generato e poi abbandonato. Dio faccia per lei quello che io non sono ancora riuscito a fare: perdonarla».
«Per la mia zia Carla, che ho imparato a chiamare mamma. Mi ha tirato su insieme ai suoi tre figli già grandi e, benché io sia stato il più disgraziato, fa ancora sacrifici per venirmi a trovare».
«Per la madre dei miei figli, che si vergogna di me e non vuole portarmeli a colloquio».
«Per la mia Giusy, che tutte le sere racconta al nostro piccolo Mimmo una storia dove io sono lontano per aiutare altri bambini».
«Per le mamme dei miei figli. Non facciano loro quello che hanno fatto a me: abbandonarli».
«Per tutte le donne che sono diventate mamme in seguito a violenza e per tutte quelle che subiscono violenza e vengono umiliate perché la natura ha impedito loro di diventare mamme».
«Per la mia mamma, che è malata e io non posso fare niente per assisterla».
Il ricordo si fa corale. Mentre si susseguono ricordi affettuosi, nostalgici, pentiti, orgogliosi… mi ritrovo col pensiero a Salvatore. Aveva riguadagnato da poco la libertà, ma, al momento, era il suo unico guadagno. Stava accompagnando la sua compagna ad abortire, perché pensavano di non poter mantenere quel figlio. Un brutto incidente li fa arrivare in ospedale su un’ambulanza, in condizioni molto gravi. Sono salvi tutti e tre: è un mezzo miracolo. L’assicurazione riconosce loro un indennizzo provvidenziale. Decidono di tenere quel figlio, che ora è la ragione della loro vita.
«Ascoltaci, Signore». E passo lo sguardo su Giovanni, fuggevole per non imbarazzarlo. Indovino i pensieri che lasciano i lividi nella sua mente dietro quegli occhi bassi. Si trova qui perché lui la vita l’ha tolta a chi gliela aveva data. E non ha più trovato pace.
Marcello Matté, Settimana, n.19 2015

Liberi “dentro”

In quest’anno vi sono stati tanti momenti giubilari per le più diverse categorie ma il giubileo dei carcerati, celebrato domenica 6 novembre, mi ha particolarmente colpito.
Sarà stato il fatto che il giorno prima eravamo andati a visitare il primo negozio italiano che vende esclusivamente prodotti realizzati dai detenuti e dai nomi “spiritosi”: dolci evasioni, la terra promessa, carta manolibera, brutti e buoni, sprigioniamo sapori, banda biscotti, extraliberi (vedi http://www.myfreedhome.it/).
Sarà stato il fatto che la domenica sera mi sono imbattuto, facendo zapping, in una puntata di Soul su TV2000 in cui era ospite don Marco Pozza, cappellano del carcere di massima sicurezza Due Palazzi di Padova, e non sono più riuscito a cambiare canale finché non è finito (vedi http://www.tv2000.it/soul/video/soul-monica-mondo-intervista-don-marco-pozza/).
E così ho ripensato al numero 90 della nostra rivista Gruppi Famiglia e all’opera di misericordia visitare i carcerati e al fatto che qualcuno (i Durante) avessero scritto, con mia grande sorpresa, una testimonianza su quest’opera così impegnativa (vedi http://www.gruppifamiglia.it/anno2016/90_giugno_2016.htm#13).
Franco Rosada

Dio va verso tutti i peccatori

Nel messaggio di Francesco che detta le linee maestre di quell’evento che la Chiesa cattolica celebrerà a partire dal dicembre prossimo la Misericordia vi appare nella sua vera essenza – che spesso noi stessi cristiani non comprendiamo appieno – come esperienza che manifesta in pienezza la verità di Dio, l’essenza del nostro Signore.
Misericordia non è una bella parola di cui riempirsi la bocca, non è un buon sentimento nel quale cullarsi, non è riducibile a qualche nobile gesto. Misericordia è la sostanza di Dio che si comunica ai suoi figli perché possano diventare segno e immagine di Lui. “A immagine di Dio li creò”, affinché manifestino nella storia l’amore di Dio che non è mai vinto dal peccato dell’uomo.
Misericordia è l’amore di Dio all’uomo che trasforma l’uomo in amore che si dona. E come l’amore/misericordia di Dio è “diffusivum sui”, così l’amore/misericordia della Chiesa si diffonde sugli uomini peccatori.
Questo è, nelle parole del Papa, il significato, la natura, lo scopo dell’Anno Santo che ci apprestiamo a celebrare. Un Giubileo che segna molte novità: non solo il Giubileo che chiama gli uomini verso Dio, ma il Giubileo che segna il cammino di Dio verso gli uomini. È l’anno Santo del “pellegrinaggio di Dio” verso i peccatori, nel quale la Misericordia del Signore non tanto li aspetta nelle grandi basiliche, ma va a cercarli nelle loro case, nei luoghi della loro sofferenza, nelle carceri in cui scontano la pena dei loro errori. Per questo l’indulgenza giubilare la potranno ricevere in pienezza malati e sofferenti impossibilitati a farsi pellegrini, i carcerati costretti nei luoghi della detenzione; la potranno ottenere quelli che, non potendo recarsi nelle “sedi” del perdono, si dedicheranno alle opere di Misericordia corporali e spirituali. Anche i morti potranno ottenerla attraverso il bene compiuto dai loro cari.
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