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Lectio divina

Non è semplice individuare le origini della Lectio divina. Si dovrebbe, comunque, partire addirittura dalla sacra Scrittura: classica per esempio è la scena dell’assemblea riportata nell’ottavo capitolo di Neemia. Vi troviamo praticamente tutti gli elementi tipici della lectio divina che facciamo noi oggi: dall’intronizzazione della Parola alla lettura per brani, dalla spiegazione in piccoli gruppi alla reazione del pentimento, dalla gioia che consola alla solidarietà con i bisognosi. Ma anche Gesù, in certi episodi evangelici, offre delle indicazioni di metodo: sia nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,18ss), sia con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), che nelle varie apparizioni postpasquali, quando commenta le Scritture per mostrare la loro convergenza ermeneutica attorno al destino dell’inviato di Dio Padre. Lo stesso si può dire delle prime prediche di Pietro subito dopo la Pentecoste o per certe splendide pagine di Paolo (penso per es. a Rm 9-11).
Storicamente il primo grande maestro – anzi perfino l’inventore della espressione classica: in greco theia anagnosis, tradotta poi da Ambrogio in latino lectio divina – è Origene (+253), che aveva l’abitudine di commentare le Scritture con la gente, per aiutarla a scoprire, nella pluralità delle Scritture, la “legge spirituale” ovunque, e per questo ricorre alla chiave allegorica con ricche applicazioni…
Padre Bruno Secondin, Setttimana news
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Festa della trasfigurazione

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte…
Che cosa è probabilmente successo? Che Gesù si è preso una giornata di ritiro con i suoi amici più cari, se ne è andato sul monte e si è messo a leggere la Bibbia, cioè Mosé ed Elia. Gesù legge la Bibbia – questo significa parlare con Mosé ed Elia- , ed in questa riflessione sulla Scrittura Gesù prende coscienza piena di essere il Messia e, per intervento divino, questa consapevolezza viene capita anche dai tre ai discepoli che sono con lui.
Non vogliamo negare a Dio la possibilità di trasfigurarsi, di diventare bianco splendente con tutti i raggi intorno, ma è molto più vicino a noi pensare che quando riusciamo a trovare mezza giornata per ritirarci su un monte per leggere la Scrittura, in quei momenti Dio parla a noi e ci trasfigura, si rivela a noi, ci dice che siamo suoi figli, ci fa capire la nostra missione, ci dà coraggio per portare avanti la nostra vita.
Carlo Miglietta
P.S. La parola greca per trasfigurazione è metamorfosi (NdR)

Bibbia e telefonino

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“Durante i quaranta giorni della Quaresima, come cristiani siamo invitati a seguire le orme di Gesù e affrontare il combattimento spirituale contro il Maligno con la forza della Parola di Dio. Non con la nostra parola, non serve. La Parola di Dio: quella ha la forza per sconfiggere Satana. Per questo bisogna prendere confidenza con la Bibbia: leggerla spesso, meditarla, assimilarla. La Bibbia contiene la Parola di Dio, che è sempre attuale ed efficace. Qualcuno ha detto: cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe? Se tornassimo indietro quando la dimentichiamo: tu ti dimentichi il telefono cellulare – oh!, non ce l’ho, torno indietro a cercarlo; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino, cosa succederebbe?Chiaramente il paragone è paradossale, ma fa riflettere. In effetti, se avessimo la Parola di Dio sempre nel cuore, nessuna tentazione potrebbe allontanarci da Dio e nessun ostacolo ci potrebbe far deviare dalla strada del bene; sapremmo vincere le quotidiane suggestioni del male che è in noi e fuori di noi; ci troveremmo più capaci di vivere una vita risuscitata secondo lo Spirito, accogliendo e amando i nostri fratelli, specialmente quelli più deboli e bisognosi, e anche i nostri nemici.
La Vergine Maria, icona perfetta dell’obbedienza a Dio e della fiducia incondizionata al suo volere, ci sostenga nel cammino quaresimale, affinché ci poniamo in docile ascolto della Parola di Dio per realizzare una vera conversione del cuore”.
Papa Francesco, Angelus del 5 marzo 2017
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Leggete la Bibbia!

La Bibbia è un libro estremamente pericoloso, così rischioso che in certi Paesi chi possiede una Bibbia viene trattato come se nascondesse nell’armadio bombe a mano!
Mahatma Gandhi, che non era cristiano, una volta disse: «A voi cristiani è affidato un testo che ha in sé una quantità di dinamite sufficiente per far esplodere in mille pezzi la civiltà tutta intera, per mettere sottosopra il mondo e portare la pace in un pianeta devastato dalla guerra. Lo trattate però come se fosse semplicemente un’opera letteraria, niente di più».
Che cosa tenete allora in mano? Qualcosa di divino: un libro come fuoco, un libro nel quale Dio parla.
Voglio confidarvi come leggo la mia vecchia Bibbia: spesso la prendo, la leggo per un po’, poi la metto in disparte e mi lascio guardare dal Signore. Non sono io a guardare Lui, ma Lui guarda me: Dio è davvero lì, presente. Così mi lascio osservare da Lui e sento — e non è certo sentimentalismo —, percepisco nel più profondo ciò che il Signore mi dice.
A volte non parla: e allora non sento niente, solo vuoto, vuoto, vuoto… Ma, paziente, rimango là e lo attendo così, leggendo e pregando. Prego seduto, perché mi fa male stare in ginocchio. Talvolta, pregando, persino mi addormento, ma non fa niente: sono come un figlio vicino a suo padre, e questo è ciò che conta.Volete farmi felice? Leggete la Bibbia.
Papa Francesco
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Lectio divina


152. Esiste una modalità concreta per ascoltare quello che il Signore vuole dirci nella sua Parola e per lasciarci trasformare dal suo Spirito. È ciò che chiamiamo “lectio divina”. Consiste nella lettura della Parola di Dio all’interno di un momento di preghiera per permetterle di illuminarci e rinnovarci.
Questa lettura orante della Bibbia non è separata dallo studio che il predicatore compie per individuare il messaggio centrale del testo; al contrario, deve partire da lì, per cercare di scoprire che cosa dice quello stesso messaggio alla sua vita. La lettura spirituale di un testo deve partire dal suo significato letterale. Altrimenti si farà facilmente dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali.
Questo, in definitiva, sarebbe utilizzare qualcosa di sacro a proprio vantaggio e trasferire tale confusione al Popolo di Dio. Non bisogna mai dimenticare che a volte «anche Satana si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14).
153. Alla presenza di Dio, in una lettura calma del testo, è bene domandare, per esempio: «Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? Perché questo non mi interessa?», oppure: «Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perché mi attrae?».
Quando si cerca di ascoltare il Signore è normale avere tentazioni. Una di esse è semplicemente sentirsi infastidito o oppresso, e chiudersi; altra tentazione molto comune è iniziare a pensare quello che il testo dice agli altri, per evitare di applicarlo alla propria vita. Accade anche che uno inizia a cercare scuse che gli permettano di annacquare il messaggio specifico di un testo.
Altre volte riteniamo che Dio esiga da noi una decisione troppo grande, che non siamo ancora in condizione di prendere. Questo porta molte persone a perdere la gioia dell’incontro con la Parola, ma questo vorrebbe dire dimenticare che nessuno è più paziente di Dio Padre, che nessuno comprende e sa aspettare come Lui.
Egli invita sempre a fare un passo in più, ma non esige una risposta completa se ancora non abbiamo percorso il cammino che la rende possibile. Semplicemente desidera che guardiamo con sincerità alla nostra esistenza e la presentiamo senza finzioni ai suoi occhi, che siamo disposti a continuare a crescere, e che domandiamo a Lui ciò che ancora non riusciamo ad ottenere.
Papa Francesco, Evangelii gaudium

Piacere e morale

Una lunga tradizione culturale e morale ha scisso il nesso positivo che lega le creature al creatore, così che il godimento delle creature è stato ritenuto un tabù.
Per accostarsi al testo biblico alla ricerca del significato che esso dà al piacere, occorre perciò aver chiaro cosa noi lettori moderni intendiamo per «piacere», poi cosa intendevano gli autori biblici, influenzati dal loro contesto storico-culturale, e infine qual è il messaggio biblico genuino, cioè cosa ha voluto trasmetterci al riguardo Dio, l’autore principale della Bibbia.
Per quanto ci riguarda, prima la filosofia greca, poi la morale cristiana da essa influenzata, hanno impresso un’accezione negativa al concetto di piacere. Anzitutto, si è detto che il piacere è soltanto dell’uomo in quanto è caratterizzato dalla materia, dai sensi, dal divenire, deve generare, ha passività, affettività, sofferenza, emozioni. Mentre la divinità è eterna, immutabile, impassibile.
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Silvano Fausti

Se n’è andato in silenzio, a 75 anni, dopo circa 18 mesi di una malattia invincibile il gesuita p. Silvano Fausti.
Grande teologo e filosofo poliglotta, spesso missionario in Africa, correndo qualche volta anche rischi per la sua vita; era inviato anche per delicate questioni nel mondo, come in Cina.
Dalla sua ordinazione nel 1968, si è impegnato a Milano dove è stato il fondatore e l’animatore di una comunità a Villa Pizzone, aperta notte e giorno per i più poveri e disperati, come lo era il suo cuore. Era la sua “casa”, dove tornava sempre dopo i suoi impegni nel mondo: lì, come desiderava, si è spento il 24 giugno, solennità di san Giovanni Battista.
Silvano Fausti, fu davvero un padre e un maestro del pensiero; serenamente immune dal rischio di atteggiarsi a venerata auctoritas, grazie ad una letizia evangelica profonda e contagiosa, tenacemente custodita nel corso degli anni come il bene più prezioso, senza perdere tempo nelle pastoie della polemica.
In molti hanno sentito il bisogno di esprimere tutta la loro gratitudine per i libri, tra i più noti la serie Una comunità legge sui quattro Vangeli e, ultimamente, gli Atti degli apostoli delle edizioni dehoniane; una sorta di guida spirituale, sistematicamente usata da preti e laici, a partire dalla lectio divina sulle sante Scritture.
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