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Il bene non si commenta, si racconta

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Il bene non si commenta, si racconta. C’è questa giovane operaia di Marostica con una bimba di sei anni colpita da una malattia degenerativa. Per accudirla servono tanti soldi e tanto tempo. L’operaia esaurisce prima i soldi e poi il tempo: tutto il monte ferie accumulato. Ricorre al congedo previsto dalla legge 104, ma domani scadrebbe anche quello e non le resta che rinunciare allo stipendio, mettendosi in aspettativa. Si trascina dal capo del personale a comunicargli la sua scelta obbligata, ma si sente rispondere che può tornare tranquillamente al capezzale della figlia.
I colleghi hanno raccolto 198 giorni di ferie e li hanno infiocchettati per lei. Sotto l’albero le faranno trovare quanto possiedono di più prezioso: il loro tempo. Quand’ero piccolo mia nonna diceva che gli unici regali che valgono sono quelli in cui il donatore rinuncia a qualcosa di suo. Mi sembrava una predica da vecchi. Ora non più, forse sto diventando vecchio anch’io.
Ciascuno ha contribuito alla colletta in base alle proprie possibilità: i neoassunti regalando qualche ora, i più anziani addirittura una settimana. L’aspetto più straordinario di una storia già così poco ordinaria di suo è che l’azienda in cui lavora quell’operaia è piuttosto grande e molti di coloro che hanno rinunciato alle ferie conoscevano la beneficiata soltanto di sfuggita. Alcuni non la conoscevano proprio. Perché lo hanno fatto, allora? Il bene non si commenta, si racconta. Almeno ogni tanto, per ricordarsi che c’è.
Massimo Gramellini, La Stampa 14 dicembre 2016
http://www.lastampa.it/2016/12/14/cultura/opinioni/buongiorno/colleghi-di-natale-tv6dyMeSr2duqRnEmTboPM/pagina.html

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Adamo, dove sei?

Uomo, chi sei? Non ti riconosco più.
Chi sei, uomo? Chi sei diventato?
Di quale orrore sei stato capace?
Che cosa ti ha fatto cadere così in basso?
Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani.
Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona (cfr Gen 2,7).
No, questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato?
Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male?
Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio  a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: “Adamo, dove sei?”.
papa Francesco, visita al memoriale di Yad Vashem
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I salmi imprecatori

La scelta operata, con la riforma liturgica scaturita dal Vaticano II, di togliere i salmi imprecatori dalla preghiera liturgica, fino a quel momento recitati in latino, era dettata «dal desiderio di superare le difficoltà della loro lettura per un credente che non fosse ancora giunto alla piena maturità della fede» (*). Come era possibile restare fedeli alla legge dell’amore di Gesù e, allo stesso tempo, pregare invocando il male e chiedendo la distruzione dei nemici?
Quella scelta non aiutava a comprendere pienamente il significato di quei testi, trascurava di sottolineare che in quelle parole risuona il grido dei “violentati” della storia, degli oppressi le stesse grida che risuonano nei conflitti armati odierni, ma che non vengono sufficientemente raccolte dalla nostra indifferenza e assuefazione.
La lotta tra il bene e il male, tra la violenza subita e il desiderio di farsi giustizia, abita da sempre l’umanità e quindi è presente anche nel corpo vivo dei credenti che devono lottare contro il “diavolo”: i salmi imprecatori «fanno entrare nella nostra preghiera questa lotta e ci rivelano che essa è costitutiva della vita cristiana, segnata dalla lotta contro il seduttore di tutta la terra» (*)…
Le invettive rappresentano uno strumento di preghiera dei poveri, dei giusti perseguitati e degli oppressi che, con le loro grida, chiedono a Dio di intervenire per fare giustizia e castigare il malvagio: nell’universo sociale e religioso di chi ha raccolto quei testi la maledizione era l’unica arma da opporre ad una giustizia corrotta e agli abusi dei potenti.
Nei salmi c’è l’uomo nella sua essenza e i suoi sentimenti, quindi anche la sofferenza di chi prega. Essi sanciscono il principio in base al quale il credente non cede alla  tentazione di farsi giustizia e di rispondere al male con il male, ma lascia fare alla giustizia di Dio e rimette a lui ogni iniziativa.
Luciano Grandi, Settimana, n.12 2014
* Enzo Bianchi; La violenza e Dio, ed. Vita & Pensiero, Milano 2013, pp. 108, e 12,00.

 

 

Bene e male

«Ma lei davvero crede ancora nell’esistenza del bene e del male?» mi chiese un giornalista, una quindicina di anni fa. La domanda mi sconvolse, perché fino a quel momento avevo sempre considerato l’esistenza di questi due poli come un lapalissiano fondamento della realtà. Invece improvvisamente scoprivo che non era così, che quello che io credevo fondamento, non era altro che il residuo di una credenza arcaica. Nel mondo esaltato dai media, infatti, il bene e il male non hanno più alcun senso di esistere. Il «mi piace» e il «non mi piace» sono diventati il confine etico del mondo. Ma l’essere umano trova veramente la sua realizzazione nel «mi piace» o «non mi piace»? O si tratta piuttosto di una pietosa anestesia per impedire di alzare lo sguardo e correre il rischio di farsi domande più grandi?
Aver cancellato la linea di demarcazione tra il bene e il male, trasformando quest’imprescindibile scelta in qualcosa di voluttuosamente relativo, ha contribuito fortemente a trascinare le giovani generazioni in questo stato di desolante degrado, privo di orizzonti. L’essere umano, per diventare veramente tale, ha bisogno di sfide. E la prima sfida è quella di sapere cos’è il giusto e cos’è l’ingiusto, per poter poi scegliere da che parte schierarsi.
Susanna Tamaro
Tratto da Corsera, 14 febbraio 2014

Il Dio delle donne

Ad ascoltare le donne che parlano di Dio, si scopre una sorta di potenza di visione, che permette loro di guardare il mondo del quotidiano come abitato dalla Trascendenza, vivificato dall’energia che da essa promana, e per ciò stesso luogo santo in cui immergersi…
In tutte loro pare aver preso corpo la certezza che Dio non abita i luoghi che gli uomini si ostinano a dedicargli, poiché Egli è sempre la stessa divinità zingara e nomade che rifiutò a Davide il tempio per continuare ad abitare la tenda lungo le piste nel deserto (2Sam 7,5-7).
In loro si fa strada la convinzione che tutto è grazia, che ogni frammento di vita, ogni dolore, ogni fallimento, ogni fatica, diviene locus theologicus entro cui il suo amore prende dimora. Per questo Etty dalla baracca di Westerbork, proromperà nell’inaudita affermazione: Io non ho mai la sensazione che devo volgere qualcosa in bene. Tutto è sempre e completamente un bene così com’è.
Chiara Saletti, Coordinamento Teologhe Italiane

Insegnanti e studenti

Un libro li definisce «sdraiati». I ragazzi di oggi. Una generazione che non sa tenere la schiena dritta, ma spalma sulla vita la propria spina dorsale liquida.
Gli sdraiati invece li vedo tendersi quando offri loro qualcosa di cui non possono fare a meno e che abbiamo sostituito con surrogati tecnologici, assenza di «no» e limiti, ma soprattutto di mete non autoreferenziali e narcisistiche.
Raddrizzano la schiena quando al moralismo sostituisci la morale: facendo loro toccare cosa è bene e cosa è male, non a parole; quando alla nostalgia del tempo andato sostituisci la nostalgia del futuro, sudando lo stesso loro sudore, non metaforico; quando al paternalismo sostituisci la paternità, difendendoli dalle paure ma sfidando le loro risorse migliori, dedicando loro tempo al di fuori di quello stabilito.
La spina dorsale cresce dritta a chi è teso verso la luce, come quelle piante a cui mia nonna metteva accanto un bastone fissato con uno spago…
Alessandro D’Avenia, La Stampa 6 dicembre 2013
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Ascoltarsi e conoscersi

Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso.
Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni.
Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri.
Il mondo è percorso da strade che avvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene. 
Papa Francesco, La Repubblica, martedì 1° ottobre 2013
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