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Nati da donna

Si svolgerà a Roma, il 27-28 maggio prossimo, presso il centro Congressi di Via Aurelia 796, il convegno nazionale annuale di Scienza&Vita.
In questa XIV ediizione, che ha per titolo “NATI DA DONNA. FEMMINILITA’ E BELLEZZA”, si parlerà di donna, riscoprendo gli aspetti essenziali del suo essere e mettendoli in relazione con le dinamiche della società contemporanea. Una donna “matura”, quindi, che porta con sé la consapevolezza dell’emancipazione femminile e che valorizza la bellezza della sua natura: una specificità che la rende feconda verso il mondo intorno a sé.
L’evento nasce in sinergia con il  Piano Nazionale per la Fertilità, promosso dal Ministero della Salute
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Scienza e Vita

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La verità del nonno

Mia nipote più piccola, Margherita, quattro anni, è sempre “messa sotto” dai fratellini più grandi. Allora viene da me e mi chiede: “nonno, insegnami qualcosa di difficile, che gli altri non sanno”. Ed io: “sai che cos’è la bellezza? E’ lo splendore della verità” (Aristotele). Allora lei parte e trova mio genero impegnato in lavoretti di casa e gli chiede: “sai cos’è la bellezza?”. Lui non lo sa ma per rifarsi le chiede: “E tu sai che cos’è la verità?”. E lei pronta: “Quello che dice il nonno!”.
Stefano Zamagni

I doni dello Spirito

La “carne” ha ormai le sue vetrine ovunque, ci assedia dentro e fuori casa. Non bastano più le piccole difese, occorrono mezzi grandi, “risolutivi”. Io vedo indicato uno di questi mezzi risolutivi nelle parole dell’Apostolo: “O non sapete che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito” (1 Cor 6, 16-17).
C’è una segreta forza in quest’ultima frase. Non la si ripete mai dentro di sé nei momenti di difficoltà senza sperimentarne l’efficacia. Dio ha disposto per la nostra proclività verso la materia e i corpi, un rimedio degno della sua sapienza: il corpo risorto del Signore. Esso è il luogo dove è stata definitivamente superata la tensione tra carne e spirito, dove il corpo ha già raggiunto quella “liberazione dalla schiavitù della corruzione”, cui l’intera creazione anela.
Esso è come un’ancora di salvezza, gettata oltre il campo di battaglia. E tuttavia è un vero corpo, anche se “spirituale”; con esso possiamo unirci, intenzionalmente, con la fede e, realmente, nell’Eucaristia. Egli ci comunica la sua stessa purezza. Gli ebrei, morsi nel deserto dai serpenti, guarivano guardando il serpente di bronzo; noi guariamo dai morsi della sensualità correndo a guardare colui che, proprio a questo scopo, fu elevato per noi sulla croce (cf. Gv 3, 14-15).
Per questa via non c’è bisogno di disprezzare la bellezza dei corpi o avvilire la sessualità umana, perché la via è piuttosto “dalla bellezza alla Bellezza”. Diceva un antico Padre: “Sappia l’uomo che il suo cuore è giunto alla purezza, quando vede ogni bellezza e nulla gli appare più impuro”. Una risoluzione pratica che si potrebbe prendere, dopo aver meditato sul dono dell’intelletto, è quello di consacrare la nostra mente al Paraclito. Consacrare significa affidare, cedere, riservare. Decidere di non voler usare, d’ora in poi, la nostra mente se non per la conoscenza del vero e per la gloria di Dio. Nonostante tutto, essa resta quello che abbiamo di migliore e di più nobile, il riflesso più vicino dell’intelligenza divina, la cosa a cui Dio tiene di più al mondo.
È utile ripetere questa consacrazione di primo mattino. Un antico Padre diceva che la nostra mente è come un mulino: il primo grano che vi viene messo dentro al mattino, è quello che continuerà a macinare per tutto il giorno. Bisogna affrettarsi a mettervi subito il buon grano di Dio -pensieri buoni, parole di Dio-, altrimenti il demonio vi metterà la sua zizzania. A me piace farlo ripetendo la prima strofa del Veni creator: “Veni, creator Spiritus, mentes tuorum visita; imple superna gratia quae tu creasti pectora”: Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti; riempi di grazia celeste i cuori che hai creato”.
P. Raniero Cantalamessa

La bellezza dei figli

Adolescenti ammutoliti dalla vergogna che non raccontano l’incubo della loro prigionia in un corpo inaccettabile, mentre inseguono la bellezza inaccessibile.
I genitori possono mitigare il danno arrecato ai loro figli da ideali crudeli di bellezza, di magrezza, di virilità, di successo sociale. Possono facilitare la scoperta della bellezza autentica, valorizzando le possibilità di successo sociale e sentimentale dei figli, ottenuto grazie alla bravura e alla competenza.
I ragazzi in crisi sanno che, nonostante tutto, è importante essere intelligenti, buoni e bravi nel proprio lavoro, ma devono fare i conti con il contesto socioculturale che li influenza istigandoli a inseguire ideali estetici in un contesto generale di catastrofe dei valori etici.
Gustavo Pietropolli Charmet,Corriere della sera, 17.11.13

Lui e Lei: desideri contrapposti

Lui desidera: Lei desidera:
Soddisfazione sessuale Affetto
Compagnia ricreativa Conversare
Una compagna attraente Sincerità e apertura
Sostegno domestico Supporto finanziario
Ammirazione Dedizione alla famiglia

Nella coppia le necessità di Lui e di Lei sono diverse: conoscerle è il primo passo per migliorare la relazione di coppia.
Pasquale Ionata (Città nuova, n.15/16 2012)

Bellezza e teologia spirituale

In un recente dizionario di teologia ho scoperto con un certo stupore che l’autore di due lemmi, bellezza e teologia spirituale, era lo stesso.
Che corrispondenza possono avere due termini apparentemente così lontani?
Mi è venuta allora in mente una citazione che ripeteva spesso una mia professoressa di italiano alle superiori: “kalos kai agathos”, bello dentro, bello fuori. Per lei la bellezza non era tanto quella esteriore – oggi così venerata – ma quella interiore, una luce che fa risplendere tutta la persona.
Coltivare la spiritualità non è tanto praticare forme devozionali (anche) ma è soprattutto lasciarsi inabitare dallo Spirito, lo Spirito di Dio, lo Spirito di Cristo, Lo Spirito Santo. Solo così si diventa persone “spirituali”.
Scriveva von Balthasar: “l’uomo del XXI secolo o sarà un uomo spirituale o non sarà”.
Franco Rosada