Archivi tag: bambini

Francesco e i poveri

“Io vorrei un mondo senza poveri. Noi dovremmo lottare per questo. Ma io sono un credente e so che il peccato è sempre dentro di noi. E la cupidigia  umana c’è sempre, la mancanza di solidarietà, l’egoismo che crea i poveri.
Per questo mi sembra un po’ difficile immaginare un mondo senza poveri.
Se Lei pensa ai bambini sfruttati per lavoro schiavo, o ai bambini sfruttati per abuso sessuale. E un’altra forma di sfruttamento: uccidere bambini per togliere gli organi, il  traffico di organi. Uccidere i bambini per togliere gli organi è cupidigia.
Per questo non so se lo faremo questo mondo senza poveri, perché il peccato c’è sempre e ci porta l’egoismo. Ma dobbiamo lottare, sempre, …sempre”.
Papa Francesco, per leggere tutta l’intervista clicca qui!

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Noi liberi e fragili, loro vitali

Guardando le immagini delle torme di bambini che marciano per settimane insieme ai loro genitori nelle condizioni più estreme, mi sono resa visivamente conto della fragilità in cui versa la nostra società che spinge ormai i suoi figli in carrozzina fino quasi alle soglie dell’eta scolare e alla stessa epoca, in sempre più casi, li disabitua all’uso del pannolino.
Sono sempre stata colpita da questo prolungamento della prima infanzia, da questa impossibilità di marcare i tempi e di crescere facendo continuamente procrastinare l’ingresso nell’età adulta. Fin dai primi istanti, i nostri piccoli vivono sotto la costante cappa di controllo degli adulti che tendono a proteggerli in maniera ossessiva da qualsiasi cosa possa turbarli o ferirli. Il frutto di tutto ciò è una generazione di bambini fragili o fin troppo sicuri, bambini già immersi nella foschia della depressione o vittime di una sovraeccitazione difficile da controllare senza l’aiuto dei farmaci.
Di questo disagio, di questo straniamento, nella nostra società prostrata davanti all’altare dell’esasperato narcisismo si parla poco, perché parlarne vorrebbe dire affrontare altri livelli di discorso, prima tra tutti quello della distruzione sistematica di tutti i valori che hanno permesso al nostro Paese – e agli altri Paesi europei – di avere radici profonde e di produrre una cultura ammirata ed esportata in tutto il mondo.
Così quest’esodo biblico – che tanto, e per tante ragioni, ci turba – appare in primo luogo come un’improvvisa e imprevista iniezione di vitalità. Questi bambini che marciano silenziosi sono abituati a sopravvivere, ad affrontare il disagio, la fatica e la morte, trovando sempre comunque la forza di andare avanti, sorretti dai loro genitori.
Susanna Tamaro, Corsera 28 settembre 2015
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Il relativismo pratico

Quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo.
Perciò non dovrebbe meravigliare il fatto che, insieme all’omnipresenza del paradigma tecnocratico e all’adorazione del potere umano senza limiti, si sviluppi nei soggetti questo relativismo, in cui tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati.
Vi è in questo una logica che permette di comprendere come si alimentino a vicenda diversi atteggiamenti che provocano al tempo stesso il degrado ambientale e il degrado sociale.
La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto, obbligandola a lavori forzati, o riducendola in schiavitù a causa di un debito.
È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi.
È anche la logica interna di chi afferma: “lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia, perché i loro effetti sulla società e sulla natura sono danni inevitabili”.
Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione?
Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori?
Papa Francesco, Laudato sì, n. 122-123

Famiglie numerose e famiglie striminzite

Per chi avrà tre o più bambini sicuramente si sarà sentito dire di tutto e di più… Noi ne riceviamo quasi ogni giorno, di frasi “incoraggianti”, del tipo… : Adesso basta però, un bel nodo al pisellino!
A seguire alcune delle frasi dette e ridette, che al inizio ferivano anche un po’… adesso cominciano a farmi pure ridere!
1) Ma non avete la televisione?
Risposta ironica: Signori, questa è vecchia, vi prego di spremersi le meningi e partorire qualche frase migliore…
Risposta pacata: Sì! Ovvio! Dove credi che mettiamo i bambini quando cerchiamo di farne altri?
2) Adesso hai due femmine e un maschio, siamo a posto così, fermatevi!
Risposta ironica: Veramente pensavo di fare qualche ermafrodite…
Risposta pacata: Ehh… Chi lo sa… (notare bene la loro faccia!)
3) Stai attenta che ti mette di nuovo incinta!
Risposta ironica: Ahhhh!! Durante la notte mio marito mi violenta e mi incintisce!
Risposta pacata: Cercherò di dormire con la camicia da notte di mia nonna ed i bigodini!
4) Ma tre sono troppi! Siete sicuri? (da incinta)
Risposta ironica: No aspetta, ci ho ripensato, che faccio? Lo regalo ad una zingara!
Risposta pacata: Eh, a noi piacciono i bambini, non è mai troppo
5) Ma non era meglio un cane?
Risposta ironica: (non posso pensare, sono impegnata a cercare qualcosa per colpire il più forte possibile)
Risposta pacata: … (non merita risposta)
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Bambini e guerra

Bimba siriana

Di solito i bambini sorridono o si nascondono per l’imbarazzo quando vedono una macchina fotografica. Hudea no. Hudea alza le mani in segno di resa, si morde le labbra, gli occhi pieni di terrore.
Ha scambiato l’obiettivo di un fotografo con la canna di un fucile.
Così questa bimba di 4 anni è diventata l’immagine simbolo della terribile guerra siriana e di una generazione perduta per cui è più «normale» che qualcuno punti un’arma che un teleobiettivo.
Monica Perosino, La Stampa, 1° aprile 2015
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Fare figli non fa “figo”

«Sa una cosa, prof? In Francia molti ragazzi fanno figli già a 25, 26 anni. Subito dopo la laurea si sposano e zac, un bimbo. Poi due e magari tre. Ma anche senza sposarsi: li fanno e basta. Mentre qui invece… qui per me la sola idea di fare un figlio fra un anno o due… brrrr… che impressione, non ci penso neanche lontanamente, non mi ci vedo proprio».
«Se cammini in giro per Bologna non incontri quasi mai bambini, e quando li becchi ti sembra una stranezza, ci fai caso perché non sei abituato. A Parigi, invece, vedi bimbi dappertutto: nei negozi, per strada, sulla metro. E sono tutti buonissimi, accidenti. Giocano tranquilli, chiacchierano senza fare casino e non ti rompono le balle, non so perché. Qui invece pare ci siano solo bimbi esagitati e genitori che gli stanno addosso in modo insopportabile, ci ha fatto caso, prof?»
Il tema è di una delicatezza e profondità estrema, eppure in questo dialogo tra uno studente ed il suo professore viene ridotto alla sua essenzialità. Vi consigliamo di leggerlo cliccando qui!

La famiglia è famiglia!

«La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! La famiglia ha una forza in sé» lo ha spiegato Papa Francesco ai partecipanti al Colloquio sulla complementarietà tra uomo e donna organizzato dalla congregazione per la Dottrina della fede.
Per questo, ha proseguito «la famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva».
La complementarietà tra uomo e donna «sta alla base del matrimonio e della famiglia, ma non dobbiamo confondere tale termine con l’idea semplicistica che tutti i ruoli e le relazioni di entrambi i sessi sono rinchiusi in un modello unico e statico. Ogni uomo e ogni donna apporta il proprio contributo personale al matrimonio e all’educazione dei figli. La propria ricchezza personale, il proprio carisma personale, e la complementarietà diviene così di una grande ricchezza. E non solo è un bene, ma è anche bellezza».
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