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La corsa digitale degli infanti

Lo smartphone (o il tablet) trasformato in baby sitter digitale per bambini dai sei mesi in su è un trend mondiale.
Una volta che il piccolo ha messo le mani sul dispositivo farglielo mollare è complicato. Capricci e proteste anche violente sono all’ordine del giorno. Questione di chimica: studi dimostrano come l’uso delle app pensate per i più giovani stimoli il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che ha diverse funzioni, tra cui quelle associate al piacere. Un effetto non dissimile da quello che negli adulti producono il sesso, il buon cibo o le droghe.
Prima dell’avvento delle interfacce touch, l’approccio agli strumenti elettronici doveva essere mediato dagli adulti: usare un mouse, una tastiera o un joypad è un’attività pressoché off limits nell’età prescolare, per motivi di manualità e di alfabetizzazione.
Smartphone e tablet, e prima ancora la Nintendo Wii hanno stabilito nuovi paradigmi di accesso, con un’interazione più naturale, intuitiva anche per chi non sa leggere. E in più c’è l’effetto imitazione: come può un figlio non essere interessato a quello strano oggetto che mamma e papà hanno in mano e toccano per decine di minuti al giorno?
Una calamita di attenzione che gli adulti, sempre più spesso, sono ben contenti di concedere (magari in versione tablet da poche decine di euro) alla prole. Una perfetta arma di distrazione di massa. Il 73% dei genitori piazza il pupo davanti al tablet quando è alle prese con le faccende domestiche, il 65% per calmarlo, il 60% mentre fa commissioni e quasi un terzo per farlo addormentare.
Paolo Ottolina, Corsera, 10 novembre 2015
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