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I giovani oggi

Dalla ricerca IPSOS (Nando Pagnoncelli) presentata durante il XIII Convegno di pastorale giovanile a Genova, febbraio 2014.
Conclusioni sintetiche

  • I giovani e le due velocità: camaleonti adattabili dal dinamismo incalzante con le entità dinamiche quanto loro. Ricci che erigono barriere nei confronti delle istituzioni;
  • Disposti ad adattarsi senza rinunciare a sognare. Vogliono una famiglia, un luogo di rifugio e vogliono almeno due figli, se fosse possibile anche di più;
  • Consapevoli che l’Italia sta viaggiando su un binario sbagliato ma per il futuro sono moderatamente ottimisti, uno sforzo per non adattarsi al peggio ma puntare al meglio;
  • La loro felicità è più che altro un’emozione estemporanea, frutto di un compromesso sostenibile;
  • Quali sono le figure che accompagnano i giovani nel loro cammino? Di nuovo entra in gioco la famiglia. La madre e il padre sono le figure in cui i giovani ripongono maggiormente la loro fiducia;
  • La madre è la principale figura di riferimento soprattutto perché è disinteressata e pensa solo al bene del proprio figlio. Poi sa ascoltare senza giudicare, esattamente come sanno fare gli amici;
  • Pochi i giovani che non hanno una figura di riferimento nella vita. Non ce l’hanno perché al momento non l’hanno trovata. Vorrebbero che fosse un amico/a perché anche loro riconoscono in questa figura la capacità di ascoltare senza giudicare;
  • Il parroco, così come le altre figure religiose (es. assistente religioso, prete, suora, educatore, ecc.) ad oggi non sembrano rappresentare un significativo punto di riferimento per i giovani.

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Comunicare in famiglia

Per creare intimità e legami c’è una strada maestra: parlare, parlare e ancora parlare insieme. Le relazioni, soprattutto quelle famigliari, richiedono molto tempo, spesso anni per migliorare, vivono del tempo che ogni giorno dedichiamo a comunicare reciprocamente. Banale, almeno a prima vista.
Forse lo sembrerà ancora di più se queste conversazioni non devono riguardare per forza il senso della vita, la religione, la politica o i massimi sistemi, ma i fatti più semplici di ogni giorno.
«Oggi si stava proprio bene in maniche corte, che bella giornata!», «Il cassiere è stato un gran maleducato e mi ha mandato in un altro negozio a cambiare i soldi», «Oggi ho incontrato Lucia, la mia compagna di banco delle medie».
Godiamoci questi momenti di quotidiana semplicità! Qualcuno forse li considererebbe poco importanti ma come mi posso aspettare che mia moglie o mio figlio mi confidino le cose più importanti, se io non mi interesso agli aspetti ordinari della loro vita.
Se mio figlio non può parlare con me di auto e tennis, perché dovrebbe aspettarsi che io lo ascolti se mi parla del traffico di droga a scuola?
Le famiglie felici sono quelle dove ci sono dei bravi ascoltatori, persone che non aspettano solo che tu taccia perché arrivi il loro turno per prendere la parola. Al contrario, sanno prestare attenzione a chi gli parla e manifestare interesse annuendo, dicendo « continua», chiedendo spiegazioni se non capiscono qualcosa.
Sono quelle persone che non ascoltano solo le parole, ma notano anche la postura del corpo, il tono della voce, l’espressione facciale. Parlare e ascoltare: due facce della stessa medaglia per costruire ogni giorno l’intimità e la confidenza con gli altri in famiglia.
Andrea Lugoboni
dal sito http://www.comunicareinfamiglia.com/

Cos’è la Chiesa

Voglio provare a raccontare cosa è la Chiesa in Italia e cosa è stata ed è per me. Più che un’istituzione (sì, è anche quello) impegnata a rapportarsi con la politica, la Chiesa è un’esperienza da vivere. Inutile raccontare ciò che non si sperimenta.
È assai diverso descrivere ciò che si vede da quello che si tocca con mano. Nella mia vita, fin da quando ero fanciullo nelle fila dell’Azione cattolica, ho avuto la fortuna di incontrare straordinari sacerdoti che mi hanno seguito e accompagnato fino ad oggi.
Preti e vescovi che mi hanno ascoltato, confessato, consigliato e aiutato. Ne sono certissimo: per me hanno sempre avuto un unico pensiero, il mio bene. Ho avuto poi la fortuna di girare tutte le regioni d’Italia. Ovunque ho visto e continuo a vedere esperienze sorprendenti, nella loro normalità.
Gente bella, sorridente, a volte anche affaticata e da consolare, ma mai disperata. Persone liete, contente per quanto la vita offre, nonostante le difficoltà, le incertezze, i limiti e i peccati della condizione umana.
Sono stato in compagnia di ragazzi e ragazze per vivere assieme l’ultimo dell’anno con i barboni alla stazione di Rimini. Poi corremmo in discoteca per andare dietro a un prete che invitava uomini e donne in abito da sera a recitare un “Padre Nostro”.
Ho intervistato donne che dedicano la loro vita a un disabile totale nel quale scorgono il volto di Cristo crocifisso. Ho conosciuto padri e madri di famiglia che hanno aperto le loro case ai bambini down in nome di una fede che non è quell’organizzazione malinconica di cui qualcuno continua a parlare.
La Chiesa è viva oggi più che mai e condivide il pane con chi non ce l’ha. Per vederla bisogna uscire e andare nelle periferie, dove si incontra la realtà.
Francesco Zanotti, Corriere Cesenate, 21 gennaio 2014

Ascoltarsi e conoscersi

Il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso.
Bisogna conoscersi, ascoltarsi e far crescere la conoscenza del mondo che ci circonda. A me capita che dopo un incontro ho voglia di farne un altro perché nascono nuove idee e si scoprono nuovi bisogni.
Questo è importante: conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri.
Il mondo è percorso da strade che avvicinano e allontanano, ma l’importante è che portino verso il Bene. 
Papa Francesco, La Repubblica, martedì 1° ottobre 2013
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