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Pro ana: una terribile parolina

Sto iniziando ad impaginare il numero di dicembre della rivista e, in un articolo di Patrizio Righero, ho trovato questa parola.
Probabilmente chi è a contatto quotidiano con i giovani la conosce ma io sono “caduto dal pero”. Pro ana sono dei siti (meglio blog) a favore dell’anoressia. Si presentano sotto forma di consigli per mantenere o acquisire la “linea” ma in realtà mirano ad altro.
Ecco un esempio: “I tuoi genitori ti vogliono bene e a loro importi, ma questo è il loro ruolo, e sono obbligati a svolgerlo. Ora ti rivelerò un segreto: nel loro io più profondo, sono delusi da te. La loro figlia, quella con tante potenzialità, si è trasformata in una ragazza grassa, pigra e immeritevole. Ma sono qui per cambiare tutto questo… Ti spronerò al limite. Dovrai accettarlo, perchè non puoi sfidarmi!”.
Peer saperne di più attivate un motore di ricerca con questa parolina…
Franco Rosada

 

 

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Voglia di morire

Nell’ultimo numero del 2004 della rivista Gruppi Famiglia un articolo intitolato “il dramma dell’eutanasia”  riportava in un riquadro questa frase: “La domanda: ‘fatemi morire’ spesso si può tradurre con: ‘Alleviate il mio dolore e ascoltatemi’ “.
Mi è tornata in mente in questi giorni. Mio padre, quasi centenario, è incappato in una brutta polmonite. Dopo otto giorni di antibiotici vi sono stati solo lievi miglioramenti a da tre giorni ha praticamente smesso di mangiare.
Soffrirà di mal di stomaco (con tutte le medicine che prende)! Ha problemi con la dentiera (il ponte inferiore è ballerino)! Noris gli ha preparato solo per lui delle pappe, niente da fare! Allora ecco l’intuizione, tutta femminile: “proviamo ad imboccarlo”. Sorpresa! Ha ripreso a mangiare: aveva bisogno di affetto, non solo di cure.
Franco
http://digilander.libero.it/formazionefamiglia/anno2004/49_dicembre_2004.pdf

Adolescenti e anoressia

Scrive Marco Pozzi, regista di “Maledimiele”, un film sull’anoressia adolescenziale: “Chi si ammala di anoressia è schiavo di un tiranno senza volto che esige sottomissione incondizionata. Mentre si scarnifica, un’anoressica si fa bella corteggiando la morte. I sintomi dell’anoressia costituiscono un linguaggio del corpo che reclama ascolto, ma nella fretta del quotidiano non c’è tempo per vedere il dolore dell’altro. Nella società dell’abbondanza un’anoressica si lascia morire di fame: forse il troppo di tutto si sta trasformando in troppo di niente”.
Tratto da Settimana, 13 maggio 2013