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Adozioni: il sangue non è sempre un legame d’amore


Mi chiamo Jessica, ho 20 anni, e sono esattamente 13 anni che la mia vita è cambiata, in meglio. Sono nata a Bogotà, in Colombia, i miei genitori non li ricordo bene, per il semplice fatto che mi hanno messa presto in una casa famiglia. Sono ultima di 8 figli nati da due genitori instabili sia economicamente sia mentalmente, soprattutto mia madre.
All’età di 6 anni sono stata portata nella casa famiglia dove ho trascorso ben due anni della mia vita, è stato mio padre, che aveva perso il lavoro, a portarmici. È l’unico ricordo di cui ho una visione limpida: il rumore dei passi, il vento, le mie lacrime. Per la prima volta gridai con tutto il cuore, facendo sentire a tutti la mia voce, facendo sentire a tutti il mio dolore.
Mi trovavo bene in quella casa famiglia, ma sapevo che quella non era la mia casa. Il 2007 è stato l’anno del cambiamento, è successo tutto in un doposcuola. Quello divenne un giorno bellissimo: ci dissero che saremmo state adottate, io e mia sorella. A luglio 2007 eravamo a Roma, con quelli che già erano a tutti gli effetti i nostri nuovi genitori.
L’adozione non è un modo per riempire vuoti che ci sono all’interno delle coppie, l’adozione non è obbligo, non è qualcosa che si fa senza sentirlo al cento per cento, l’adozione è un vero e pieno gesto d’amore, è un modo per generare una famiglia, dandola a qualcuno che magari – come me – fino a quel momento l’ha solo sognata.
Capisco chi prova ad avere figli a ogni costo con la scienza, provandoci e riprovandoci. Ma io ho sperimentato che non esiste sangue o distanza che tengano, e che si può essere famiglia con persone geneticamente del tutto diverse eppure uguali e vicine per sentimenti e spirito. Ho imparato che il sangue non è sempre un legame d’amore.
Jessica Yuranny Cellini
Fonte: http://www.scienzaevita.org/wp-content/uploads/2020/01/26-M.-Tarquinio-Avvenire.pdf

Allontanamento zero?

Il disegno di legge della Regione Piemonte sugli affidamenti familiari («Allontanamento zero») sta suscitando molte contestazioni nel mondo degli operatori sociali che temono la criminalizzazione dell’istituto dell’affido.
Il magistrato Emma Avezzù, Procuratore dei Minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, per la prima volta interviene sull’argomento.
Dall’intervista a cura di Marina Lomunno per La voce e il tempo riportiamo due passaggi:
I limiti veri, su cui occorrerebbe che la politica si concentrasse, sono le carenze di personale e di mezzi. Accade a Torino che, anche con il consenso dei genitori all’allontanamento temporaneo di un minore o alla sua presa in carico da parte di un servizio specialistico, le liste d’attesa siano talmente lunghe che si arriva all’assurdità; e che cioè i servizi sociali chiedono a noi, autorità giudiziaria, un provvedimento d’urgenza così la pratica va avanti e il minore viene ospitato in comunità, o viene preso in carico, ad esempio dal Servizio psicologico. Diversamente si può attendere mesi…
Su fronte della prevenzione si fa già moltissimo… Ma anche qui ci vogliono più risorse, altro che «costo zero» come prevede il Disegno di legge pensando di limitare i costi dell’affidamento.
Anche per questo credo che sugli allontanamenti su iniziativa dell’autorità amministrativa per mezzo dei servizi sociali il disegno di legge non faccia i conti con la realtà: io sono qui da ottobre e registro che il 50 per cento dei provvedimenti non vengono messi in atto dai servizi (che spesso non sono a conoscenza della situazione di fragilità) ma vengono attivati dalle Forze dell’ordine, dagli ospedali o dalle scuole. Cioè non sono le assistenti sociali «cattive» che portano via i bambini: accade che, quando un bambino o la mamma vengono picchiati vanno in ospedale, oppure viene fatta una segnalazione alle Forze dell’ordine dai vicini di casa o talvolta dagli stessi ragazzini che, assistendo alle violenze, chiedono aiuto alla Polizia o ai Carabinieri…
Per leggere tutta l’intervista clicca qui!

L’affido familiare


L’affido è un atto di pura generosità. Anche più dell’adozione, perché è temporaneo.
Questo tipo di comportamento sociale, di mutuo sostegno, è il fondamento di ogni comunità, di ogni società civile. E in una società civile è il male a destare sospetto, non il bene.
Ma noi stiamo invertendo il paradigma. La solidarietà, l’accoglienza hanno cominciato ad essere considerate illecite, riprovevoli.
Di fronte ad un comportamento virtuoso le nostre antenne vibrano, cercando malizia.
Chi fa qualcosa per gli altri senza ricevere niente in cambio non è più pregiudizialmente buono, ma pregiudizialmente sospetto. Per quale ragione lo fa, se a lui non ne viene vantaggio?
Stiamo procedendo spediti sulla strada aperta dalle fake news. Siamo nella seconda fase, quella in cui si inverte la polarità etica. E questo è molto pericoloso.
Elena Stancanelli, La Stampa, mercoledì 24 luglio.
Per saperne di più sull’affido clicca qui!

#donati per l’adozione e l’affido


In occasione della campagna nazionale sull’adozione e l’affido familiare organizzato dal Forum Nazionale della Famiglie la nostra associazione vi propone un’agile sussidio sul tema.
Lo potere richiedere gratuitamente a formazionefamiglia@libero.it oppure lo potete scaricare all’indirizzo https://www.gruppifamiglia.it/Sussidi/Adozione_e_affidamento_ADA.pdf

I bambini alla ricerca di Dio

A partire dal terzo o quarto anno di vita i bambini pongono due domande importanti, alle quali desiderano ottenere risposte che li prendano sul serio e li apprezzino nelle loro competenze: da dove vengo? Dov’ero prima di essere qui con voi, prima di venire in questo mondo? E: io morirò? Voi morirete? Sono domande filosofiche sull’inizio e sulla fine, sull’origine e sull’evoluzione. Chi mi da sostegno, protezione e sicurezza affettiva quando mi metto in cammino, quando mi allontano dal luogo familiare e sicuro? Dietro queste domande si nasconde il desiderio di essere accettati e in buone mani, di disporre di legami sicuri con persone fidate.
Ogni bambino, ogni giovane ha bisogno di essere legato in modo irrazionale, emozionale, una persona della quale potersi fidare incondizionatamente. Nella ricerca di protezione, sostegno e sicurezza affettiva è insita anche la ricerca di Dio: Dio Padre e Dio Madre, al quali potersi abbandonare perché altrimenti si sarebbe abbandonati e non si avrebbe il coraggio di uscire nel mondo per diventare una persona autonoma.
Tratto da: Grün A. , Rogge J.-U., Le domande dei bambini su Dio. Come l’educazione spirituale rafforza la famiglia, Lindau, Torino 2012
http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1333