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L’amore coniugale


L’innamoramento è sicuramente un’esperienza positiva e necessaria, è la grande spinta che porta l’io a uscire da sé per incontrare l’altro.
Quando si è innamorati sembra di essere arrivati, sembra che non ci sia bisogno di altra evoluzione o costruzione.
Invece l’amore è il passaggio dalla fusione alla relazione. Questo passaggio è possibile quando si discioglie parzialmente o totalmente l’innamoramento, o quel tipo di innamoramento. Solo così può nascere l’amore. Molti vedono questo scioglimento come la fine dell’amore, e invece può esserne l’inizio.
Troppo poco si è fatto in campo educativo per svelare questa differenza e così si sono creati disagi nelle persone e nelle coppie. Non si è mai detto sufficientemente che l’amore non è tanto sentire delle emozioni, ma è promuovere sé stessi e l’altro, che è una realtà da costruire e da far crescere nell’ascolto, nel confronto, nell’analisi dei propri atteggiamenti, nella pulizia dei propri affetti.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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La vera attrazione

La magia autentica tra due persone è scritta in una lettura emotiva di cuori che collassano ed entrano in armonia, che si comprendono. È quel tipo di attrazione da cui non ci si libera nemmeno chiudendo gli occhi.
Si sa che per la scienza è molto complesso isolare le variabili e stabilire delle correlazioni per capire meglio l’amore, l’affetto o l’attrazione. Tuttavia, lo studio più recente sembra fare chiarezza: il segreto dell’attrazione potrebbe trovarsi nella comprensione reciproca tra due persone.
L’attrazione fisica non dura; è intensa, vuota e fugace, ma l’attrazione per la mente e per il mondo emotivo che batte allo stesso ritmo della nostra musica interiore ci trasforma nei migliori partner nel ballo dell’amore.
“Voglio solo qualcuno che mi capisca”. Questa è senza dubbio una delle frasi più comuni che pronunciamo disperatamente quando una relazione affettiva fallisce. Non chiediamo l’impossibile: la nostra richiesta è giusta e logica. Perché nessun amore potrà essere autentico se non esiste quell’empatia basata sull’intuito delle necessità e della corrispondenza dell’affetto.
Vi invitiamo a rifletterci su.
Fonte: http://lamenteemeravigliosa.it/attrazione-oltre-fisico-carattere

Individualismo e convivenze

Se tutti pretendono di essere assolutamente liberi, come si fa a stare insieme, a fare famiglia? Questo è il dramma dei ragazzi d’oggi. Non si sposano perché sono cattivi, ma perché se uno non si può fidare nemmeno di se stesso, perché sa bene che non si lascerà scappare nessuna opportunità che gli si presenti, come si può fidare dell’altro? Di conseguenza, si applica la strategia di riduzione del danno: procediamo lentamente nella nostra relazione affettiva, ci metteremo forse 25 anni, ma allora, invece di fare le nozze d’argento, ci sposeremo.
Questo perché il concetto di patto per la vita è estraneo alla cultura individualista, alla cultura del capitalismo tecno-nichilista. Così i ragazzi, che hanno un mucchio di problemi legati all’instabilità del lavoro ma sono persone intelligenti, cercano di adottare la strategia di riduzione del danno.
Il fidanzamento (che contiene la parola fiducia, fede, ecc.), cioè la costruzione di una fiducia reciproca, si protrae per 10, 15 anni. Si deve prima convivere, fare tutta una serie di verifiche per essere ragionevolmente sicuri che si sta bene insieme. Poi ci si separa lo stesso, ma almeno uno ci ha provato.
Mauro Magatti

Famiglia, gender e dintorni

E’ in corso di ultimazione il numero di settembre della rivista che affronterà il tema del gender. Uscirà sotto forma di sussidio e si presenterà come un libretto molto denso di 52 pagine a colori.
Questo è l’indice dei temi trattati:
1. Perché questo sussidio pag. 4
2. Cosa significa gender pag. 5
3. Le origini storiche della questione omosessuale pag. 6
4. La questione omosessuale oggi pag. 8
4.1. L’omosessualità è un dato naturale o culturale? pag. 8
4.2. L’omosessualità si può curare? pag. 10
4.3. L’omosessualità tra piacere e affetto pag. 10
4.4. Bisessualità e transessualità pag. 11
5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe pag. 13
5.1. La lotta per rivendicare la parità pag. 13
5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza pag. 14
5.2.1. I “women studies” e i “gender studies” pag. 15
5.3. Oltre il gender: la categoria queer pag. 16
5.4. Postgender e postqueer: il transumanesimo pag. 18
6. L’ideologia gender pag. 19
7. Le conseguenze dell’ideologia gender pag. 20
7.1. Le Nazioni Unite pag. 20
7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità pag. 22
8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender pag. 23
8.1. Il “matrimonio” gay pag. 23
8.2. Il reato di omofobia pag. 24
8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole pag. 26
9. L’influenza sul linguaggio pag. 29
10. Le verità non dette della questione gender pag. 31
10.1. Money e i gemelli Bruce e David pag. 31
10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile pag. 32
11. Il potere economico e il gender pag. 34
12. Le prospettive di periodo pag. 36
13. Possibili risposte pag. 38
13.1. Una proposta di metodo pag. 38
13.2. La questione omosessuale pag. 40
13.2.1. Il concetto di natura pag. 40
13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa pag. 41
13.3. Proposte operative e formative pag. 41
13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività pag. 42
13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale pag. 43
13.4. Due concetti da valorizzare pag. 45
13.4.1. Il “bene dei coniugi” pag. 45
13.4.2. Il “genio femminile” pag. 46
14. Per concludere pag. 47
Contiamo di mandarlo in stampa per fine agosto. Il sussidio sarà inviato solo a coloro che sostengono la rivista.
Se volete essere sicuri di riceverlo inviate un contributo entro inizio settembre.
Cliccate qui per sapere come fare.
Franco Rosada

UN MATRIMONIO

“Sono sposato da 49 anni, e sempre con la stessa moglie!”. Risponde così con una battuta fulminante il regista, sceneggiatore e romanziere Pupi Avati, a chi gli chiede le ragioni dietro lo sceneggiato da lui realizzato e intitolato “Un matrimonio”, che Rai Uno sta trasmettendo fino a lunedì 21 gennaio.
“Oggi lo scandalo non è la separazione, ma il matrimonio che resiste”, afferma in una intervista a “Credere” (19 gennaio) Pupi Avati che all’attivo ha più di quaranta film tra i quali Una gita scolastica, Festa di laurea, Magnificat, La via degli angeli, Il papà di Giovanna fino all’ultimo Il ragazzo d’oro con Sharon Stone.
“Lo sceneggiato – ha spiegato ancora – è il frutto anche del mio vissuto, che comprende tutte le fasi della vita coniugale, a partire dai momenti iniziali dominati da passione, attrazione, innamoramento fisico per poi transitare lentamente verso uno stato in cui cresce l’affetto, la necessità l’uno dell’altro, una conoscenza profondissima reciproca che poi diventa il nuovo collante”.
“A questo punto della mia vita – prosegue Avati – non posso immaginare che la mia esistenza prescinda dall’esistenza di mia moglie. Lei trattiene dentro di sé la memoria di tutto quello che io sono stato, da quel ragazzino un po’ fanfarone che cominciò a girarle attorno 52 anni fa, all’uomo pesante, maturo, un po’ insofferente che si trova ad avere accanto oggi”.
“Siamo in qualche modo i custodi l’uno dell’altra”, conclude.

Nonni e nipoti

I nonni, a differenza delle nonne, generalmente scoprono di essere capaci di una semplicità e di un affetto impensati per loro stessi; offrono ai nipoti appoggio, forza e vera sicurezza.
Essi però hanno spesso il bisogno di presentarsi nei confronti dei nipoti avendo un ruolo preciso e riconosciuto (anche abilità manuali, cose da fare, oppure conoscenze tecniche o scientifiche).
Un impegno sociale e un volontariato che dia loro anche un’immagine sociale fa migliore la loro presenza con i nipoti.
È mia convinzione che tutti, nonni e nonne, non debbano, come regola, essere impegnati soltanto nel compito di nonni; un impegno di volontariato nell’ambito religioso o sociale è apertura al mondo e fonte di equilibrio anche per loro e li fa nonni “migliori”.
Giuseppe Anfossi, tratto da: Settimna, n. 40 2013

Volersi bene

Avevo fornito ad alcuni giovani un questionario, che mi sarebbe servito per preparare l’incontro con loro. Domande precise sul loro rapporto con i genitori. Una delle domande che ponevo loro era questa: “Descrivi qualcosa di quello che dicono o fanno i tuoi genitori che ti è utile”.
Le risposte alla domanda erano state tutto sommato prevedibili.
Una risposta però mi ha colpito particolarmente, forse perché era la prima volta che la leggevo da quando – e sono molti mesi – faccio fare questo genere di questionario. L’aveva scritta una ragazza ed era questa: volersi bene, scherzare, essere affettuosi l’uno con l’altro.
Volersi bene. E’ la cosa più importante, forse l’unica, che un padre e una madre possano fare perchè i loro figli siano felici. E perchè guardino alla vita con quel realismo che, se manca, li può condurre a fuggire da una realtà troppo dura e a chiudersi in un mondo virtuale dove è più facile illudersi di realizzare i propri sogni.
Volersi bene. Cari genitori, non è poi così difficile rendere felici i vostri figli, che vi osservano in continuazione. E che imparano molto più da quello che vi vedono fare, prima ancora che dalle parole che dite loro.
Tratto dal sito: www.lasfidaeducativa.it