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La madre


Quello che avete appena visto è un cortometraggio della RAI: siamo nel 1969 e si intitola “La la madre di Torino” ed è un episodio di cronaca accaduto nella città di Torino in quegli anni tra Corso Peschiera e Corso Francia. Un bambino gioca sul terrazzo di casa, la madre è occupata nelle sue faccende domestiche, Ad un certo punto il bambino si trova catapultato nel vuoto e sono le mani della madre che lo mantengono nella vita, che impediscono che il corpo del bambino precipiti nel vuoto.
Direi di cominciare da qui perché in fondo il primo volto della madre sono le sue mani.
Questa è una riflessione che troviamo anche in Freud che definisce la madre come il primo soccorritore, l’altro materno e l’altro che risponde al grido di aiuto del bambino, al grido della vita inerme della vita che rischia di cadere.
Non è solo una rappresentazione plastica della madre: è qualcosa di più.
Se ci pensate stiamo separando la figura della madre dalla figura biologica della genitrice. Mettere in risalto le mani della madre significa mettere in risalto la sua funzione simbolica e non tanto il suo corpo biologico…
Massimo Recalcati, RAI3, Lessico famigliare
Per vedere l’intera puntata clicca qui!
Su questo blog sono presenti altri tre interventi di Recalcati: usate la funzione”cerca” per leggerli.

 

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Educare all’affettività serve davvero

La notizia per molti sarà sorprendente: nonostante il continuo bombardamento erotico che i ragazzi subiscono quotidianamente, negli Usa – secondo il Rapporto del governativo Center for Desease Control – è calata sensibilmente, rispetto a 25 anni fa, la percentuale degli adolescenti (fascia 15-19 anni) che ha avuto rapporti sessuali.
Nel periodo 2011-13 il 44% delle ragazze e il 47% dei ragazzi ha avuto rapporti: molto meno di quanto ci si aspetterebbe e, rispetto al 1988, in calo del 14% per le femmine e del 22% per i maschi. In questa fascia di età sono perciò anche diminuite le gravidanze, e non per l’uso della contraccezione, che resta molto elevato e, secondo il rapporto, sostanzialmente invariato.
Del resto, dati francesi di pochi giorni fa confermano quanto altre volte documentato da vari studi in diversi Paesi: l’aumento della contraccezione non fa diminuire gli aborti, anzi, a volte, li accresce: in Francia gli aborti nel 2013 sono stati 229mila, 10mila in più rispetto al 2012, nonostante l’uso massiccio di contraccettivi.
I dati americani suggeriscono, dunque, che è falso ciò che sentiamo spesso ripetere: «È inutile educare all’affettività, perché i ragazzi non sono in grado di padroneggiarsi e fanno sesso sempre più presto. L’unica cosa da fare è insegnare tecniche contraccettive». È invece possibile cercare di educare a un visione integrale della persona, dell’affettività e della sessualità, dove quest’ultima sia posticipata al momento giusto ed esercitata nella logica del vero amore.
Concetti molto diversi da quelli dei corsi di “educazione” sessuale che dilagano in certe nostre scuole, intesi spesso a incoraggiare un’attività sessuale sempre più precoce, e in tutte le sue varianti (quelle contemplate dalla cosiddetta “ideologia gender”), purché “sicura”.
Non si insegna abbastanza che l’amore è progettualità, donazione, responsabilità, fedeltà, talvolta rinuncia per il bene proprio e altrui.
Giacomo Samek Lodovici, Avvenire, 31 luglio 2015
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Famiglia, gender e dintorni

E’ in corso di ultimazione il numero di settembre della rivista che affronterà il tema del gender. Uscirà sotto forma di sussidio e si presenterà come un libretto molto denso di 52 pagine a colori.
Questo è l’indice dei temi trattati:
1. Perché questo sussidio pag. 4
2. Cosa significa gender pag. 5
3. Le origini storiche della questione omosessuale pag. 6
4. La questione omosessuale oggi pag. 8
4.1. L’omosessualità è un dato naturale o culturale? pag. 8
4.2. L’omosessualità si può curare? pag. 10
4.3. L’omosessualità tra piacere e affetto pag. 10
4.4. Bisessualità e transessualità pag. 11
5. Le origini e lo sviluppo delle tematiche femministe pag. 13
5.1. La lotta per rivendicare la parità pag. 13
5.2. Dalla parità alla rivendicazione della differenza pag. 14
5.2.1. I “women studies” e i “gender studies” pag. 15
5.3. Oltre il gender: la categoria queer pag. 16
5.4. Postgender e postqueer: il transumanesimo pag. 18
6. L’ideologia gender pag. 19
7. Le conseguenze dell’ideologia gender pag. 20
7.1. Le Nazioni Unite pag. 20
7.2. L’Europa e l’Organizzazione Mondiale della Sanità pag. 22
8. Le ricadute in Italia dell’ideologia gender pag. 23
8.1. Il “matrimonio” gay pag. 23
8.2. Il reato di omofobia pag. 24
8.3. L’educazione di “genere” nelle scuole pag. 26
9. L’influenza sul linguaggio pag. 29
10. Le verità non dette della questione gender pag. 31
10.1. Money e i gemelli Bruce e David pag. 31
10.2. Le diversità tra cervello maschile e femminile pag. 32
11. Il potere economico e il gender pag. 34
12. Le prospettive di periodo pag. 36
13. Possibili risposte pag. 38
13.1. Una proposta di metodo pag. 38
13.2. La questione omosessuale pag. 40
13.2.1. Il concetto di natura pag. 40
13.2.2. L’omosessualità e la Chiesa pag. 41
13.3. Proposte operative e formative pag. 41
13.3.1. L’educazione alla sessualità e all’affettività pag. 42
13.3.2. Il recupero dell’opzione fondamentale pag. 43
13.4. Due concetti da valorizzare pag. 45
13.4.1. Il “bene dei coniugi” pag. 45
13.4.2. Il “genio femminile” pag. 46
14. Per concludere pag. 47
Contiamo di mandarlo in stampa per fine agosto. Il sussidio sarà inviato solo a coloro che sostengono la rivista.
Se volete essere sicuri di riceverlo inviate un contributo entro inizio settembre.
Cliccate qui per sapere come fare.
Franco Rosada

A metà del cammino sinodale

Il mondo attuale sembra valorizzare una affettività senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. Di fatto, la questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole che non aiuta sempre i soggetti a raggiungere una maggiore maturità. In questo contesto, le coppie sono talvolta incerte, esitanti e faticano a trovare i modi per crescere. Molti sono quelli che tendono a restare negli stadi primari della vita emozionale e sessuale. La crisi della coppia destabilizza la famiglia e può arrivare attraverso le separazioni e i divorzi a produrre serie conseguenze sugli adulti, i figli e la società, indebolendo l’individuo e i legami sociali. Anche il calo demografico non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.
In questo contesto la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di speranza e di senso. Occorre muovere dalla convinzione che l’uomo viene da Dio e che, pertanto, una riflessione capace di riproporre le grandi domande sul significato dell’essere uomini, possa trovare un terreno fertile nelle attese più profonde dell’umanità. I grandi valori del matrimonio e della famiglia cristiana corrispondono alla ricerca che attraversa l’esistenza umana anche in un tempo segnato dall’individualismo e dall’edonismo. Occorre accogliere le persone con la loro esistenza concreta, saperne sostenere la ricerca, incoraggiare il desiderio di Dio e la volontà di sentirsi pienamente parte della Chiesa anche di chi ha sperimentato il fallimento o si trova nelle situazioni più disparate. Questo esige che la dottrina della fede, da far conoscere sempre di più nei suoi contenuti fondamentali, vada proposta insieme alla misericordia.
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Sessualità e affettività

La formazione all’affettività dovrebbe iniziare in tenerissima età come educazione ai sentimenti, alla “maturazione dell’idea di legame in cui la sessualità non è disgiunta dall’affettività, ma spesso la famiglia non ne è in grado. Per questo bisogna agire laddove è possibile, anche lanciando salvagenti nel mare in tempesta”.
Il problema “è offrire strumenti di comprensione, cosa non semplice in un sistema nel quale si fronteggiano una cultura dominante e una minoritaria, ma noi cattolici, cultura di minoranza, non possiamo farci divorare dalla prima né accontentarci di sopravvivere come in una riserva indiana.
Nostro compito è trovare parole e linguaggi nuovi, sia per interagire con la cultura preminente, sia per consegnare ai giovani strumenti e orizzonti di senso contro ogni tentativo di omologarli al “pensiero unico”.
Paola Ricci Sindoni, presidente di “Scienza & vita”
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Il “sesso” all’asilo

Si inizia a discutere in questo mesi su un documento dell’OMS intitolato: “Standard per l’educazione sessuale in Europa”.
Lo scopo del documento è promuovere: «un approccio olistico, basato sul concetto di sessualità come un’area del potenziale umano, perché aiuta a far maturare in bambine/i e ragazze/i quelle competenze che li renderanno capaci di determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo».
Quali sono queste competenze?
Da 0 a 4 anni, l’OMS prescrive l’apprendimento del “godimento e piacere quando giochiamo con il nostro corpo: la masturbazione della prima infanzia”. Da 0 a 4 anni è l’età ideale per “la scoperta del corpo e dei genitali”.
A 4 anni, l’OMS afferma che i nostri figli sono in grado di “esprimere i bisogni, i desideri e i limiti, ad esempio nel gioco del dottore”.
Da 4 a 6 anni è l’età ideale, secondo l’OMS, per “parlare di questioni sessuali”, esplorare “le relazioni omosessuali” e “consolidare l’identità di genere”
Da 9 a 15 , è bene che ricevano informazioni su dove trovare un contraccettivo e dove ottenere un aborto.
L’essere maschi e femmine è solo una questione culturale?
L’aborto è solo un diritto o è soprattutto una tragedia?
L’affettività c’entra con la sessualità o è solo un “optional”?
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