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Gesù e l’adultera


Vi siete mai presi la briga di andare a guardare che cosa dice, l’antica legge, sul caso delle adultere? Dice che vanno lapidate, ma rinvia a un altro passaggio la regolamentazione di come vada eseguita la sentenza di morte. E nel diciassettesimo capitolo del Deuteronomio, Mosè prescrive che a iniziare la lapidazione debbano essere i testimoni del peccato. Almeno due. I due, almeno, testimoni del peccato, sono coloro che hanno la responsabilità e il diritto esclusivo di dare inizio alla lapidazione, poi seguiti da tutto il resto della gente. E Gesù, su questo punto, visto che insistevano, si rialza e gliela ribalta :”Voi avete letto e citato la legge di Mosè solo a metà, e allora Io vi ricordo l’altra parte. Certo! Una donna colta in adulterio andrebbe lapidata, ma la legge continua dicendo che possono iniziare la lapidazione solo i testimoni”.
Ora ci sono due modi di essere presenti a un peccato: o come testimoni o come complici. Solo chi non c’entra niente con la colpa di chi ha davanti è un testimone perché se c’entra un po’ è un complice. E la scrittura non gli dà la facoltà di iniziare la lapidazione
don Alessio Geretti, dal commento a Gv 8, 3-11
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Furto o rapina?

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Tra il titolo dell’articolo e la foto che lo accompagna quale legame c’è?
Se preferite: quale legame c’è tra il 6° e il 7° comandamento?
Forse avrete capito che sto lavorando al numero di marzo della rivista che avrà come tema proprio i 10 comandamenti.
E allora vi voglio fornire un’anticipazione. Si tratta di una storiella ebraica che ho trovato divertente e dalla quale spero comprenderete il titolo di questo articolo.

Un anziano maestro raccontava: “Un giorno un uomo andò a trovare un rabbino e gli disse: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino rispose: “È semplice. Andrai in sinagoga il sabato in cui si leggono i dieci comandamenti e, al momento in cui si arriverà a “tu no ruberai”, guarderai ciascuno dei presenti dritto negli occhi. Quello che arrossirà sarà certamente il ladro del tuo orologio.
L’uomo si recò alla sinagoga il giorno indicato, poi tornò a trovare il rabbino per dirgli che aveva finalmente ritrovato il suo orologio. Quest’ultimo si rallegrò nel vedere che i suoi consigli avevano avuto un buon risultato. Ma l’uomo gli disse: No, non si tratta di questo. Il fatto è che nel momento in cui si leggeva “Tu non commetterai adulterio”, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora Coen”.
Tratto da: Marc-Alain Ouaknin, Le dieci parole, Paoline Editoriale Libri, Milano 2001