Archivi tag: aborto

La coscienza del male


A detta della psicanalista francese Catherine Ternynck la rimozione della coscienza del male è una delle cause di maggior sofferenza della psiche contemporanea.
Nell’Uomo di sabbia Ternynck riporta le parole di una sua giovane paziente, in terapia dopo un aborto volontario: «Sono in analisi perché mi sento colpevole, non del mio gesto in sé, ma piuttosto colpevole di sentirmi colpevole: il gesto era legale. Lo desideravo e non lo rimetto in discussione. Da dove viene allora questa cattiva coscienza che non mi abbandona più? Cosa devo fare?».
Molti pazienti, come questa donna, le chiedono di eliminare la coscienza della moralità delle proprie azioni, per questo l’autrice descrive l’uomo contemporaneo come uomo «de-moralizzato», triste perché privo di un pensiero morale, una coscienza del bene e del male: se il «gesto è legale» come è possibile che mi senta in colpa? Se tutti fanno questa cosa perché io ne ho rimorso? L’uomo de-moralizzato vuole una coscienza levigata, senza ferite.
Alessandro D’Avenia, Corsera 20 maggio 2019
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Aborto senza limiti


È passata quasi sotto silenzio nei media italiani – eccezion fatta per Avvenire e poco altro – una notizia agghiacciante: l’approvazione a New York di un testo di legge che permette l’aborto oltre la 24esima settimana, senza limite alcuno di tempo. Personalmente ho fatto fatica a leggere la notizia fino in fondo, perché, da medico, non posso far finta di non sapere ciò che questo significa. A quell’età di sviluppo, infatti, molti bambini sono in grado di sopravvivere se nascono prematuramente, e dunque “aborto” non è più la parola corretta: si
tratta invece di uccidere attivamente il bambino, quando il suo corpo è pienamente formato, quando con tutta certezza i suoi sensi percepiscono in
modo complesso ciò che accade, quando, se non ucciso, saprebbe sopravvivere anche da solo.
Certo, chi difende il diritto alla vita ha sempre affermato che già nelle prime settimane l’embrione è persona; ma la sua dipendenza vitale dalla madre e la sua impossibilità di vivere fuori del corpo di lei, permettevano a molti una sorta di nebulosa incoscienza: si poteva ancora cercare di immaginare il bambino come una parte della madre, quasi un suo organo, sul quale persino accettare, anche se con disagio, che fosse lei ad avere priorità di decisione.
Ora, con questo ultimo passaggio che porta il tema dell’aborto alle sue estreme ma naturali conseguenze, il gioco è per sempre scoperto. Forse proprio per questo la notizia non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato: prenderne coscienza piena, infatti, non potrebbe provocare altro che una sensazione di terribile sgomento, certamente non limitato al mondo cattolico.
Con questo ultimo passo non è più possibile negare l’evidenza: il luogo che tutti abbiamo sempre rappresentato come quello del massimo rifugio e
della massima sicurezza – il ventre della madre – è diventato ormai, nella generale indifferenza, il luogo del massimo terrore, quello di trovarsi esposti del tutto inermi e senza alcuna tutela all’annientamento, per decisione della persona che dovrebbe amarci e proteggerci.
Povera cosa è dunque oggi più che mai un figlio: povera cosa, ridotta ad oggetto, privata di ogni identità personale e di ogni difesa. E povera cosa
diventano le madri, se possono assumere nei confronti dei loro figli questo terribile diritto di vita e di morte, senza essere aiutate a capire in
modo inequivocabile ciò di cui si stanno facendo protagoniste.
Mariolina Ceriotti Migliarese, Avvenire, 30 gennaio 2019

Verità e censura

E’ stata visibile per appena 48 ore la gigantografia fatta affiggere dall’Associazione ProVita in una delle vie di Roma.
E’ stata subito coperta perché il Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale vieta espressamente «Esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali» (1).
Lascio alla vostra sensibilità  valutare l’offensività della gigantografia che, a mio avviso, mostrava solo la verità: come si presenta un feto a 11 settimane dal concepimento. Non insegniamo forse ai nostri figli e nipoti che i bambini vengono dalla pancia della mamma e non li porta la cicogna?
Ma questa gigantografia è risultata per alcuni un pesante attacco alla libertà di scelta delle donne, alla libertà di abortire perché quel manifesto non scuoteva le coscienze, semmai le colpevolizzava (2). Come se abortire fosse una “passeggiata”, che non lascia assolutamente strascichi!
Questa operazione di censura  ci ricorda che “le opinioni minoritarie”, come quella di ricordare che l’aborto spegne una vita nascente, rischiano di “scomparire dalla sfera pubblica, nonostante esistano ancora” (3).
Franco Rosada
(1) Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-anti-aborto-a-roma
(2) Fonte. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/manifesto-provita-roma-cosa-cera-di-grave-in-quel-poster-antiabortista/4276135/
(3) Fonte: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/10/06/la-spirale-del-silenzio/

 

 

 

Sempre solo dalla parte dei figli?

Vorremmo esprimere la nostra solidarietà alla donna che, restata incinta 29 anni fa, a 18 anni a seguito di una violenza, ha scelto di portare a termine la gravidanza e di non riconoscere la bimba che ha messo al mondo: contattata dal Tribunale per i minorenni dopo tanti anni su richiesta della sua nata, ha manifestato la sua volontà di non volerla incontrare avvalendosi di un diritto all’anonimato che lo Stato le aveva garantito per cento anni.
La settimana scorsa, nella trasmissione “Chi la visto”, questa ragazza ha rinnovato pubblicamente la sua richiesta, cui questa donna ha risposto chiedendo ancora una volta in una lettera anonima, rispetto per il suo dolore e la sua solitudine.
Chiediamo ai figli adottivi di comprendere ed accogliere una decisione che ha consentito loro di nascere e di crescere nella loro famiglia adottiva: il desiderio anche profondo, di conoscere chi li ha messi al mondo deve sapersi fermare di fronte a questa decisione e non deve andare a sconvolgere l’esistenza di queste donne e dei loro cari con cui hanno costruito, forse anche faticosamente, una vita serena insieme…
Associazione Nazionale famiglie Adottive e Affidatarie
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P.S. Il parto in anonimato evita l’aborto e permette alla donna di lasciarsi alle spalle una gravidanza indesiderata. Non c’è, infatti, in Italia nessun problema a trovare una famiglia adottiva.
Se le richieste di questi “figli” fossero accolte diminuirebbe drasticamente la scelta del parto in anonimato ed avremmo, come società, sulla coscienza un numero maggiore di aborti.
Scrivo questo a ragion veduta: per chi si occupa di difesa della vita questa è una questione seria.
Franco Rosada

Il Giubileo continua!

“La misericordia non può essere una parentesi nella vita della Chiesa”, perché l’incontro tra Gesù e l’ adultera è l’”icona” non solo dell’Anno Santo straordinario che si è appena concluso, ma dello stile del cristiano.
Il Giubileo finisce, il Giubileo continua: nella Lettera apostolica “Misericordia et misera”, diffusa oggi, Papa Francesco afferma che “questo è il tempo della misericordia”, e auspica una “conversione pastorale” che metta al centro i poveri e l’ascolto della gente.
“Le nostre comunità si aprano a raggiungere quanti vivono nel loro territorio perché a tutti giunga la carezza di Dio attraverso la testimonianza dei credenti”, l’invito di Francesco: la tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera “nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e di condivisione”.
Tra le novità del documento, la facoltà per tutti i sacerdoti, “in forza del loro ministero”, di concedere l’assoluzione dal “procurato peccato di aborto” [non di assolvere sempre e comunque!]; l’estensione dell’assoluzione dai peccati anche ai lefevbriani “fino a nuove disposizioni”; la proroga del servizio dei “Missionari della misericordia”; la proposta di dedicare una domenica alla promozione della Bibbia nelle diocesi e di istituire una Giornata mondiale dei poveri, nella XXXIII domenica del tempo ordinario.
Fonte: SIR, 21 novembre 2016
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Neonati come “ricambi”

In Gran Bretagna c’è carenza di organi per i trapianti? Alcuni medici hanno trovato una soluzione. Si tratta di convincere le donne incinte, i cui feti hanno sviluppato patologie nelle prime fasi della gravidanza, a non abortire, per consentire al Servizio Sanitario Nazionale di estrarre gli organi dei piccoli ed utilizzarli.
Una possibilità che riguarderebbe bambini a cui nel corso della gravidanza è stata diagnosticata una malformazione congenita al cervello chiamata anencefalia. Secondo i medici inglesi, questo problema, che può essere rilevato al feto già dopo 12 settimane, dà pochissime possibilità di sopravvivenza.
Stando alla loro proposta, le madri dovrebbero partorire il figlio affetto da questa patologia e, una volta accertata dai medici la morte del piccolo, si procederebbe con la rimozione degli organi. Va sottolineato che l’espianto di organi può avvenire laddove vi sia una morte soltanto celebrale. In questo caso il donatore, per evitare la cessazione irreversibile delle attività, viene tenuto sotto una ventilazione artificiale.
Lo scorso anno in Gran Bretagna sono state cambiate le linee guida riguardo l’espianto di organi, così da consentire ai chirurghi di prendere gli organi dai neonati con maggior facilità rispetto al passato, previa autorizzazione dei genitori.
Secondo il prof. Trevor Stammers, direttore dell’Università di Bioetica St. Mary, si tratta di un “suggerimento macabro” che può minare la fiducia dell’opinione pubblica nel trapianto, che il professore definisce “uno dei più grandi progressi della medicina”. Ed aggiunge che così si riduce il bambino a “niente più che un mezzo funzionale al fine: una collezione di pezzi di ricambio”.
Zenit, 8 marzo 2016
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PERDONARE L’ABORTO

Mandorlo

In occasione del Giubileo della Misericordia, papa Francesco ha deciso di concedere a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere dal “peccato di aborto”.
È qualcosa di forte ed importante, che può ridare gioia a molte persone.
Lo sappiamo bene noi del Mandorlo, un équipe di psicologhe che dal 2012 si occupa di brevi corsi di elaborazione del lutto per le donne che hanno abortito, sia spontaneamente che volontariamente.
Abbiamo in mente i volti, le parole, le emozioni di molte donne (e uomini), che ci parlano di come hanno vissuto l’aborto. Spesso torna il discorso del perdono sacramentale, a volte visto quasi come un miraggio, e di quello psicologico.
I due aspetti si intersecano, come per esempio per Marta, che racconta come lei si sia confessata, sentendosi però non realmente perdonata.
È stato solo dopo un riconoscimento della propria fatica a perdonarsi, che ha avuto nuovamente voglia di chiedere la confessione, perché i due aspetti viaggiano insieme.
Oppure pensiamo alla storia di Erica, che mai avrebbe pensato alla possibilità di chiedere perdono davanti a Dio per un gesto che la faceva sì soffrire tanto, ma di cui non si dichiarava pentita. Elaborare insieme la sofferenza per i suoi due bambini, mai nati per volontà sua, vedere che in qualche modo li aveva amati e che forse oggi non avrebbe rifatto quelle scelte – riconoscendo la solitudine e la disperazione che l’hanno accompagnata nel momento della decisione – l’ha portata ad accogliere, con i suoi tempi, l’idea di confessarsi.
Abbiamo in mente tanti volti, tante storie e tanta sofferenza sul tema dell’aborto e siamo contente che papa Francesco si sia rivolto a loro con un occhio di riguardo, non per condannare ma per accogliere, per riconoscere il loro dolore e per dare speranza per una nuova vita.
L’esperienza dell’aborto porta infatti con sé cicatrici enormi, che, se non curate, diventano croniche e “invadono” gran parte della vita di una persona, anche dopo lunghi anni dall’esperienza. Occorre quindi “prendersi cura” di questo dolore: riconoscerlo, farlo emergere, curarlo e poi lasciarlo andare, perché ogni uomo ed ogni donna ha comunque il diritto di ricominciare a vivere e di sperimentare ancora l’amore, la gioia, il perdono… la vita!
Info: www.post-aborto.it