Archivi categoria: Frammenti

La comunicazione politica


Il mondo è impregnato di metafore, anche se non se ne ha sempre piena consapevolezza.
Il linguaggio è metaforico e può essere utilizzato nella comunicazione politica in modo positivo o negativo.
In quest’ultimo caso, si hanno manipolazione e inquinamento del consenso. L’effetto manipolatorio e inquinante delle metafore non si combatte negandolo, perché in questo modo lo si rafforza.
L’alternativa è costruire metafore diverse, in grado di evocare cornici interiori, i cosiddetti frame, e indicare diversi quadri di riferimento ideali.
I frame infatti sono cornici mentali che determinano la visione del mondo e di conseguenza obiettivi, progetti, azioni e i loro risultati (negativi o positivi). Costituiscono quello che gli scienziati chiamano «inconscio cognitivo», cioè quelle cornici mentali che non si percepiscono mediante una riflessione cosciente, ma tramite gli effetti che causano.
Il linguaggio è l’indicatore delle cornici mentali inconsce, ogni parola ne attiva una. I frame sono attivati anche dalla loro negazione e più li si nega, più li si rafforza. La conseguenza nel discorso politico è evidente: se si discute con un esponente del partito politico opposto usando il suo linguaggio, si mettono in azione i frame di quel partito, rendendoli più forti a discapito di quelli del proprio orientamento politico.
Trato da: George Lakoff, Non pensare all’elefante! Come riprendersi il discorso politico. Chiarelettere, pp. 268, euro 14

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Culle vuote


Culle vuote e migrazioni mal gestite sono una bomba a orologeria per il Vecchio Continente. L’Europa ha bisogno disperatamente di più bambini e di più persone al lavoro che possano sostenere gli anziani a riposo o bisognosi di cure. Crudamente, ha bisogno di far venire alla luce nuove risorse e di attrarne di già disponibili. Spendere e investire per favorire le nascite purtroppo è una scelta che non piace ai governi in virtù di un banale calcolo statistico, considerato che proprio la tendenza demografica declinante richiede sempre maggiori risorse a favore della parte elettoralmente più rilevante della popolazione. Ma la tentazione della rendita è di per sé un indicatore evidente di declino e sconfitta.
Massimo Calvi
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Reddito di cittadinanza


Il 28% dei lavoratori in Italia guadagna meno di quanto previsto dal reddito di cittadinanza. Infatti, se consideriamo che il reddito di cittadinanza consente di arrivare a 780 euro al mese, per un anno si raggiungono i 9.360 euro netti, che corrispondono a un importo lordo di poco superiore ai 10mila euro.
Forse, più che il reddito di cittadinanza, sarebbe meglio alzare il livello del salario minimo!
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L’amore coniugale secondo Dio


Nel matrimonio c’è la presenza di Dio – ciò che Dio ha congiunto – ma ci sono anche le le tracce, profonde ed ambigua, della presenza, e dunque del peccato, degli uomini.
Il peccato è origine di quella durezza di cuore che Gesù denuncia (Cfr Mt 19,8a) e che ci impedisce di vedere la presenza di una realtà divina nella congiunzione del maschio/uomo con la femmina/donna; nel non vedervi una realtà che viene dall’archetipo e quindi da Dio stesso, che li ha tratti dal proprio principio, fino a pervenire a ritenere tale realtà come qualcosa che l’uomo e la donna intendono gestire da soli e a proprio piacere, sganciati da quell’archetipo che li sostiene.
La durezza del cuore umano, non vede o non vuole vedere la bontà originaria della congiunzione uomo-donna né la considera partecipativa della vita e della realtà di Dio stesso. Non conosce e non ammette la bontà della relazione: né tra uomo e donna né tra loro e Dio.
Tratto da Gruppi Famiglia, n.101
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Solo cose belle: da vedere!


Raccontare la paura del “diverso”, del disabile, dell’immigrato, ma anche le risorse che possono scaturire dal superamento di timori e pregiudizi: è questa la sfida di Kristian Gianfreda, regista di Solo cose belle, il film in uscita nelle sale di tutta Italia il prossimo 9 maggio. Presentato in anteprima come visione straordinaria davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 7 dicembre, la pellicola si appresta ora al battesimo del grande pubblico. «Il film – spiega il regista – è un manifesto dedicato al valore delle differenze, alla lotta contro l’emarginazione e alla bellezza racchiusa nel superare la paura della diversità, specialmente in un momento storico e politico come quello che stiamo vivendo». Questioni cruciali del nostro tempo, dunque, raccontate attraverso una commedia corale e brillante che prende le mosse dall’incontro-scontro di due mondi solo apparentemente lontani. Da una parte, infatti, c’è un paesino dell’entroterra romagnolo alle prese con le prossime elezioni comunali; dall’altra c’è una casa famiglia in cui si muovono personaggi differenti: una mamma e un papà, un richiedente asilo appena sbarcato, un’ex-prostituta, un giovanissimo ex carcerato e due ragazzi con gravi disabilità.
Per il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=f93Y_So8QDI

 

Spegni il motore!


Di sostenibilità ambientale si paria sempre di più, se ne occupano le istituzioni internazionali, la giurisprudenza, i manager, la scienza, perfino i politici. Certo, tante (e parole, ancora pochi i fatti, ma ho l’impressione che ora l’anello debole siano i cittadini, distratti e convinti che ad ogni problema sempre più complesso che affligge il nostro mondo debba essere qualcuno di superiore a loro a dover trovare soluzione.
Cosi un giorno d’autunno mi trovavo al distributore di latte fresco in una cascina nei dintorni di Torino, Arriva un Suv, guidato da una donna, che scende con le sue bottiglie e lascia il motore acceso. Gentilmente faccio notare che ha dimenticato l’auto in moto e che a nulla servono i grandi accordi internazionali sul clima se poi noi per primi siamo indifferenti anche verso gesti assolutamente banali come quello di girare la chiave nel cruscotto. Mi lancia un occhiata feroce e sibila indispettita: «Ma tanto vado via subito», come se il gasolio che bruciava inutilmente nel suo mezzo non producesse C02. Ho pensato, ma se non si riesce neppure a vincere la pigrizia di un atteggiamento assolutamente inutile (non procura alcun vantaggio) e addirittura costoso (sia pur per pochi centesimi di euro di carburante ogni minuto), figuriamoci se si chiedesse a quella persona qualche rinuncia più gravosa in favore dell’ambiente!
Moltissime persone non mettono l’ambiente tra le loro priorità, e non valutano le conseguenze delle loro azioni (quel grammo di CO2 in più della mia macchina sarà una tempesta più violenta sui miei figli). Sono indifferenti e pigre, e diventano aggressive quando qualcuno fa loro notare questi che sembrano dettagli, ma sono sintomi gravissimi dell’incapacità degli individui a cambiare per un mondo più pulito.
Luca Mercalli, Consumatori, dicembre 2018

La coscienza del male


A detta della psicanalista francese Catherine Ternynck la rimozione della coscienza del male è una delle cause di maggior sofferenza della psiche contemporanea.
Nell’Uomo di sabbia Ternynck riporta le parole di una sua giovane paziente, in terapia dopo un aborto volontario: «Sono in analisi perché mi sento colpevole, non del mio gesto in sé, ma piuttosto colpevole di sentirmi colpevole: il gesto era legale. Lo desideravo e non lo rimetto in discussione. Da dove viene allora questa cattiva coscienza che non mi abbandona più? Cosa devo fare?».
Molti pazienti, come questa donna, le chiedono di eliminare la coscienza della moralità delle proprie azioni, per questo l’autrice descrive l’uomo contemporaneo come uomo «de-moralizzato», triste perché privo di un pensiero morale, una coscienza del bene e del male: se il «gesto è legale» come è possibile che mi senta in colpa? Se tutti fanno questa cosa perché io ne ho rimorso? L’uomo de-moralizzato vuole una coscienza levigata, senza ferite.
Alessandro D’Avenia, Corsera 20 maggio 2019
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