Il “senso” della croce


Ovunque si guardi, nel nostro monastero, si vede una croce. Quando ero una giovane suora, pensavo che avrei preferito dei segni più emozionanti: pensavo che la croce fosse un po’ fuori moda. Dopotutto, dobbiamo tenere i nostri occhi sui momenti luminosi della vita e diffidare dei volti più oscuri della religione.
E penso ancora che questo sia vero. Fino a un certo punto.
La questione è, infatti, che con l’andare degli anni diventa sempre più evidente che la croce non è un aspetto oscuro della religione. È, al contrario, l’unica speranza che la nostra vita possa arrivare al trionfo passando attraverso la prova.
La croce dice che possiamo risollevarci solo se riusciamo a sopportare. Ora, questo non è ciò che imparo dalla cultura che mi circonda.
Al giorno d’oggi, ci si aspetta che ogni cosa abbia una durata istantanea: niente deve essere sopportato. Ci viene insegnato che non dobbiamo tollerare un raffreddore né un mal di schiena né una cattiva digestione. Vogliamo avere le cose quando ne abbiamo bisogno. Cambiamo scuola, lavoro e casa con la stessa indifferenza con cui cambiamo i vestiti.
La vita, per noi, è molto, molto personale e molto, molto mobile. Così mobile e così privata, infatti, che la solitudine, la frammentazione e l’egoismo sono endemiche alla nostra cultura. Ci “facciamo gli affari nostri” mentre la gente intorno a noi imbroglia, mente e muore.
Fonte: https://editrice.effata.it/libro/9788874025060/fermati-e-ascolta-il-tuo-cuore/

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