Una fede all’altezza dei tempi


La trasmissione della fede oggi non avviene più per procreazione, ma per convinzione.
I tempi della pressione dell’ambiente circostante e del controllo sociale in materia di fede sono finiti; è diventato quindi più faticoso giustificare il perché si è appartiene ancora alla Chiesa anziché scegliere di abbandonarla.
Gli effetti si sentono anche nei sistemi familiari: nonostante una comune biografia d’origine, i figli prendono strade molto diverse. Alcuni se ne vanno, altri vivono con distanza, pochi trovano una casa nella Chiesa.
Le proprie esperienze sono decisive per queste decisioni. Per la maggior parte delle persone quello che conta è la forza degli argomenti. In una società di opzioni, la Chiesa deve essere in grado di argomentare in modo tale poter essere scelta come riferimento. Non per ragioni di spirito del tempo, ma per ragioni di rilevanza. Il mero riferimento alla tradizione non è sufficiente.
Nel XIX secolo la Chiesa, definendo la dottrina dell’infallibilità papale, ha sottolineato l’obbedienza fino al giuramento modernista dei suoi ministri. In tal modo ha distrutto la natura metaforica del suo stesso linguaggio di fede.
Ma la fede è più che la somma delle verità di fede (fides quae), la fede è un radicamento esistenziale in qualcosa di più grande di me (fides qua).
Quello che la maggior parte della gente non ricorda è che ai tempi del Concilio di Nicea (di cui celebreremo presto il 1700° anniversario) ci fu una disputa sulla somiglianza o sull’essere immagine di Dio di Gesù (homoi-ousios o homo-ousios – la famosa disputa sullo iota), e su di essa si discuteva addirittura dal parrucchiere o a casa intorno alla mensa in famiglia. È così che dovremmo tornare a discutere: coinvolti esistenzialmente e informati intellettualmente.
Erich Garhammer
Fonte: Settimana news, 8 aprile 2021

Una risposta a “Una fede all’altezza dei tempi

  1. giorgiochiossi@msn.com

    Trovo l’articolo naturalmente meritevole di approfondimenti anche se piuttosto difficile da comprendere senza una preparazione teologica. Verissima la prima parte, mi trova però nel dispiacere per le scelte-non scelte dei miei figli.

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