L’investimento per il futuro


La priorità alla quale dovremmo dedicare il massimo degli sforzi e delle risorse sono i bambini, i giovani e le loro famiglie, il loro benessere la loro educazione, la formazione delle loro capacità di viaggiare il mondo e la storia. Sono loro la nostra infrastruttura più importante.
Uno studio appena pubblicato dall’Università di Harvard emerge è che le politiche più efficaci risultano essere quelle rivolte ai beneficiari più giovani: i bambini, i ragazzi e le famiglie con figli piccoli. Gli interventi per combattere il disagio, l’isolamento sociale, la ghettizzazione, la mancanza di occasioni di socializzazione e la povertà educativa dei giovani e delle loro famiglie hanno un effetto diretto sul cosiddetto capitale umano non-cognitivo.
Mentre il capitale umano cognitivo è dato dalle competenze e dalle conoscenze che si possono acquisire durante un percorso scolastico, il capitale non-cognitivo ha a che fare con il “carattere”, con la perseveranza, la capacità di pianificazione, la determinazione a resistere alle gratificazioni immediate e con la capacità di auto-controllo. Questi sono quei fattori che ci servono ad imparare. A parità di percorso scolastico, infatti, una dotazione più elevata di capitale umano non-cognitivo, porta a risultati migliori.
La questione cruciale diventa, allora, come e soprattutto quando si acquisisce tale capitale. Si acquisisce attraverso la socializzazione, la possibilità di esercitare autocontrollo e di “formarsi il carattere”, si sarebbe detto un tempo. Ma la vera questione è il quando. Tutti gli studi concordano nel sostenere che buona parte di queste capacità si sviluppano molto precocemente, nei primi anni di età, prima di entrare a scuola. Questo significa che, in presenza di dotazioni differenti di capitale umano non-cognitivo, la scuola non fa altro che esacerbare le differenze rispetto alle condizioni di partenza: i fortunati diventano sempre più bravi, gli sfortunati, quelli che si portano dietro la zavorra dello svantaggio iniziale, invece perdono sempre più terreno.
Vittorio Pelligra
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Per approfondire: Educare da 0 a sei anni

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