Eutanasia o hospice?


Prendersi cura del malato che soffre e sa di non poter guarire vuol dire farsi carico di tutta la persona custodendone e accompagnandone la vita, nella sua sacralità e inviolabilità, fino al suo compimento naturale.
Vuol dire fare i conti con la nostra fragilità e l’umanità che accomuna tutti noi. Vuol dire offrire una risposta competente e amorevole alle paure e al senso di solitudine e angoscia di chi sente avvicinarsi la morte.
Ed è proprio questa la mission degli hospice cattolici: 22 nel nostro Paese – 17 al Nord, 3 al centro e 2 al Sud. Realtà che costituiscono il 10% dei circa 200 hospice presenti in tutta Italia, ma concentrati soprattutto al Nord, centri specialistici per le cure palliative introdotte con la legge n. 38 del 15 marzo 2010.
Non è casuale che il primo di tutta la rete sia stato fondato a Brescia nel 1987 dalle Ancelle della Carità.
“Mai come in prossimità della morte occorre celebrare la vita che deve essere pienamente rispettata, protetta e assistita anche in chi ne vive il naturale concludersi”.
“Una presenza competente e amorevole è la prima cura accanto al morente”.
Un prezioso aiuto per “non subire la morte e per trovare speranza nella possibilità di vivere fino all’ultimo istante”.
Per saperne di più clicca qui!
Vedi anche: http://www.gruppifamiglia.it/anno2013/80_giugno_2013.html#9

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