2019: la speranza di ogni inizio


L’uomo vive in un’originale e feconda tensione: sa di essere ma sa anche che il suo essere è precario, perché alla fine c’è l’abisso della morte.
Esser nati non basta, la vita non è compiuta ma è da fare. Per questo il dna di ogni nostra fibra è la speranza, parola la cui radice indica appunto «tendere».
Abbiamo bisogno che il nostro io sia confermato nel suo essere qui, che qualcuno gli dica sempre «è bello che tu ci sia»: questo cerca la speranza, tensione tra la gioia di essere emersi dal nulla e la paura di precipitare nel nulla.
Il Capodanno ritualizza questa umanissima speranza. Eliminare il male e rinnovare lo slancio verso il futuro rappresentano la tensione feconda del desiderio umano.
La speranza cerca ciò che rende la vita nuova, perché il nuovo rende vivibile la vita quotidiana. Chi ha sperimentato felicità nelle relazioni e nel lavoro  sa che non è il progresso di per sé a rinnovare la vita, ma l’amore che mettiamo e riceviamo nell’incontro reale con gli altri e il mondo. Il progresso di ciascuno di noi non è fuori, ma nel compimento della vita, nostra e altrui.
Alessandro D’Avenia
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