Verità e censura

E’ stata visibile per appena 48 ore la gigantografia fatta affiggere dall’Associazione ProVita in una delle vie di Roma.
E’ stata subito coperta perché il Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale vieta espressamente «Esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali» (1).
Lascio alla vostra sensibilità  valutare l’offensività della gigantografia che, a mio avviso, mostrava solo la verità: come si presenta un feto a 11 settimane dal concepimento. Non insegniamo forse ai nostri figli e nipoti che i bambini vengono dalla pancia della mamma e non li porta la cicogna?
Ma questa gigantografia è risultata per alcuni un pesante attacco alla libertà di scelta delle donne, alla libertà di abortire perché quel manifesto non scuoteva le coscienze, semmai le colpevolizzava (2). Come se abortire fosse una “passeggiata”, che non lascia assolutamente strascichi!
Questa operazione di censura  ci ricorda che “le opinioni minoritarie”, come quella di ricordare che l’aborto spegne una vita nascente, rischiano di “scomparire dalla sfera pubblica, nonostante esistano ancora” (3).
Franco Rosada
(1) Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/manifesto-anti-aborto-a-roma
(2) Fonte. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/manifesto-provita-roma-cosa-cera-di-grave-in-quel-poster-antiabortista/4276135/
(3) Fonte: https://gruppifamiglia.wordpress.com/2014/10/06/la-spirale-del-silenzio/

 

 

 

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